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Altre notizie | lunedì 20 marzo 2017, 09:00

La Francia, assieme con la Spagna e la Danimarca, detiene il record nel consumo delle droghe leggere

Si “spinella” di più, dunque, sulla Promenade des Anglais che non fra le maree della Normandia

La Francia, assieme con la Spagna e la Danimarca, detiene il record nel consumo delle droghe leggere: oltre il 30% della popolazione ne ha fatto uso o ne fa regolarmente uso.

Così quello della legalizzazione della cannabis è diventato uno degli argomenti di discussione in questa campagna elettorale per le Presidenziali: con milioni di elettori direttamente interessati al problema ed una legislazione tra le più dure in Europa, l’argomento non può rimanere sotto traccia.

Gli undici candidati alla corsa per la Presidenza della Repubblica si stanno dividendo sull’argomento: favorevoli ad una legislazione possibilista con l’intervento dello Stato per abbattere la presenza della criminalità a sinistra, in posizione più defilata tra una certa apertura e l’indurimento delle pene per chi spaccia il candidato centrista Macron, su posizioni di netta chiusura a destra.

Differente, invece, la situazione, come sempre, quando i sondaggi danno la parola ai cittadini, in larga parte, soprattutto se si escludono le fasce più anziane di popolazione, schierati per una soluzione possibilista e pragmatica che consenta di rimettere sotto controllo una situazione che altrimenti rischia di sfuggire di mano.

Interessante la mappa sull’utilizzo delle droghe leggere in  Francia da parte dei giovani di età intorno ai 17 anni.

La media nazionale è del 9,2%: la Corsica è la regione più virtuosa con il suo 6%, sempre sotto media le regioni del Nord, dalla Normandia all’Alsazia.

Perfettamente in media quelle della parte centrale della nazione, dalla Loira alla Borgogna al Rhône Alpes.

Fortemente sopra la media il Sud Est, dal Midi Pyrénées al PACA che si assesta sul 12%.

Si “spinella” di più, dunque, sulla Promenade des Anglais che non fra le maree della Normandia: la campagna elettorale, per tutto il mese di aprile, si occuperà anche di questo.

Anche qui con il Paese reale che è su posizioni molto più chiare rispetto alla classe politica, timorosa nel decidere e determinata all’unica scelta “conveniente”, quella del rinvio.

Beppe Tassone

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