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Altre notizie | sabato 15 luglio 2017, 07:25

Alle 22,42, l’ora “maledetta” 86 fasci di luce illuminano il cielo, inghiottono la sedia blu posta sul Quai des Etats Unis e si uniscono in alto, nel cielo: le stelle stanno a guardare, ancora più in alto, una città che proprio in quel momento rinasce

La mezzanotte, il 15 luglio, il giorno dopo, giungono così: con la gente che passeggia, con tante persone che pregano, con il clochard che legge sulla “sua panchina”, con i lumini che illuminano i luoghi dove si consumò il dramma .

Nizza, la sera del 14 luglio 2017, gli 86 fasci di luce

 

Ancora lacrime, quelle del cantante Calogero, chiamato a chiudere il concerto lungo la Promenade du Paillon proponendo la sua struggente canzone “Le Feux d’artifices”, ma non ce la fa, la commozione ha la meglio, deve smettere di cantare e il pubblico, tantissima gente, una vera marea, si unisce a lui.

Poi i palloncini volano verso il cielo e, alle 22,42, l’ora “maledetta” fasci di luce, 86 tanti quanti le vittime, illuminano il cielo, inghiottono la sedia blu posta sul Quai des Etats Unis e si uniscono in alto, nel cielo.

Le stelle stanno a guardare, ancora più in alto, una città che proprio in quel momento rinasce.

Tante persone come raramente è toccato vedere, che fotografano i fasci di luce, che posano lumini a terra, ancora qualche lacrima. Ma Nizza è tornata quella solita: città di vacanze e di culture che s’incontrano, città delle amicizie, ma anche dell’unicità delle persone.

Lo testimonia il clochard che, con i suoi libri, da tempo immemorabile occupa la penultima panchina prima di giungere a Rauba Capeu. E’ seduto là, legge, come se quello che avviene attorno a lui rappresentasse un satellite che ruota attorno al suo pianeta di letture e della capacità di estraniarsi.

Si chiude in quella maniera il 14 luglio 2017, è passato un  anno.

A ricordare che la spiritualità dell’uomo, la sua coscienza, i buoni sentimenti sanno, in ogni caso, prevalere a Saint Pierre d’Arène, la chiesa degli artisti che , un anno fa, si trasformò in ricovero per quanti fuggivano dalla Promenade, si svolge una celebrazione interreligiosa.Si canta, si prega, si sta insieme.

La mezzanotte, il 15 luglio, il giorno dopo, giungono così: con la gente che passeggia lungo la Promenade, con tante persone che pregano nella Chiesa appena alle sue spalle, con il clochard che legge aiutato da una lucina sulla “sua panchina”, con i lumini che illuminano i luoghi dove si consumò il dramma, con le lacrime di chi ha perso un figlio, un marito, una moglie, un genitore, un amico. Ma è già il 15 luglio…il giorno dopo!

 

Beppe Tassone

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