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Eventi | mercoledì 11 luglio 2018, 18:00

Jazz a Nizza: giovane a 70 anni

La città non ha dimenticato questo anniversario: ecco la pubblicazione di un libro e l’allestimento di una mostra al Museo Massena, che val la pena di visitare senza fretta

Jazzin’Nice. 70 ans d’amour du Jazz, Museo Massena Nizza

Jazzin’Nice. 70 ans d’amour du Jazz, Museo Massena Nizza

70 anni, ma non li dimostri!”: un’espressione che fa piacere sentirsi rivolgere, ma che, appena sentita, ci appare subito un po’ falsa e consolatoria.Non è così per i 70 anni del Festival Jazz di Nizza .

Anzi si dovrebbe ricordare i 100 anni: risale infatti al 1918 il primo incontro tra Nizza e il Jazz, complici i soldati afro-americani presenti nel “Centro di convalescenza e riposo” per militari. E fu subito un colpo di fulmine.  

Da lì l'innamoramento che portò nel 1948, al termine della terribile guerra dei 30 anni, al Festival Jazz, il primo in Europa. E Nizza divenne la 2° città del jazz di Francia, dopo Parigi, con la nascita anche di una classe di jazz al Conservatorio, che ha prodotto non solo artisti ma ha contribuito a creare una grande passione: basta scorrere il programma dei concerti non solo quelli a pagamento, ma anche quelli sparsi per la città (periferie comprese).  

E la città non ha dimenticato questo anniversario: ecco la pubblicazione di un libro e l’allestimento di una mostra al Museo Massena, che val la pena di visitare senza fretta magari anche sostando nella saletta per assistere alla proiezione di un filmato (con materiale d’archivio) dedicato a questa pluridecennale avventura dalla vita non sempre facile (e se no che jazz sarebbe!?).  

La mostra si snoda lungo una serie di sale che presentano la storia del festival attraverso l’esposizione di pezzi rari: da alcuni strumenti a documenti originali, dischi e copertine di LP, fotografie di personaggi e musicisti tra cui Amstrong, Reinhardt, il francese Grappelli, la Fitzgerald, Gillespie, Miles Davis (tanto per togliermi qualche sassolino: figli della segregazione razziale, di origine gitana, portatori di handicap…).  

Non mancano opere di artisti famosi, che hanno amato il jazz e la Costa Azzurra, come Matisse o Dufy e soprattutto colpisce il grande e creativo impegno di chi ha prodotto i manifesti dei festival nell’arco dei 70 anni: un esempio di sintesi tra tecnica, creatività, amore per la musica e sensibilità della committenza.   U

na splendida sintesi la si può alla fine ammirare nell’esposizione dei manifesti (130 partecipanti) presentati al concorso per la scelta dell’affiche ufficiale che ora vediamo lungo le strade della città e sulle pagine della stampa: una sala che richiede una lunga sosta davanti ad un susseguirsi di forme e colori, di linee ed immagini.

Ed è veramente difficile operare una scelta e non siamo stati in grado di farla: ci ritorneremo un’altra volta per il nostro giuoco “E’ bello, mi piace lo prendo”.  

E l’immortale Amstrong non solo appare sul manifesto ufficiale, ma ci accoglie in una sala a lui dedicata con un volto che occupa l’intera parete ed appare come una cascata di colori come lo erano (lo sono) le note della su tromba.  

Renato Sala

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