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Fashion | mercoledì 21 novembre 2018, 10:00

Qui visse la Bella Otero

La storia “nizzarda” della “reine frivole”, stella della Belle Epoque

La casa dove visse, a Nizza, la Bella Otero

La casa dove visse, a Nizza, la Bella Otero

Ogni anno a novembre ci si ricorda di quella che un Papa allora definì “inutile strage” (altro che stucchevole ...patriottismo!) conclusasi 100 anni fa, lasciando strascichi le cui conseguenze ci portiamo ancora appresso (la II guerra fu una di queste).

E non si può evitare l’associazione di idee con la Belle Epoque (certo fu “bella” solo per pochi e affondò nel fango delle trincee) ed anche con uno dei suoi simboli, la Bella Otero.

La Belle Epoque evoca certo Parigi, la ville lumière, ma anche la Costa Azzurra e Nizza in particolare: e tracce ne troviamo in tutta la città, come la targa che possiamo leggere in Rue d’Angleterre.

Scherzi della sorte: la Bella Otero, al secolo Agustina Otero Iglesias, della Carolina, nacque il 4 novembre ed esattamente 50 anni dopo, con la fine della guerra, chiuse la sua parabola luccicante di sex symbol di un’epoca.

Era passata da domestica, da uno stupro (che la rese sterile) alla fuga a 14 anni con un compagno di danza. E non si fermò più: Lisbona, Barcellona, Marsiglia, Parigi.

E attraverso le Folies Bergères divenne amante, quasi un’ossessione, tra gli altri di Alberto I di Monaco, re Edoardo VII, reali di Serbia e Spagna, granduchi di Russia Pietro e Nicola Nicolaevic e, perché no, di quel “guerrafondaio” di D’Annunzio.

Una parabola epica, un concentrato di lusso, una ispiratrice di forme estetiche (le cupole dell’Hotel Carlton di Cannes modellate sulla forma del suo seno), di performance e, si dice, di tragici suicidi.. Dai bassifondi di Pontevedra (Galizia) alle dimore reali: un concentrato di tutto ciò che la fantasia può immaginare (nuda su un vassoio d’argento!).

L’altra faccia della tragedia. Ma il 1918 non perdona e la Costa Azzurra può essere crudele. Arrivò a Nizza con 68 milioni di pesetas, uno yacht, la proprietà di un’isola, una collana di perle nere di 2kg e persino una collana appartenuta a Maria Antonietta e vi rimase fino al 1965.

A 50 anni chiuse, insieme con la guerra, con la Belle Epoque e le follie di Parigi e di un’Europa devastata, dilapidò progressivamente tutto tra stile di vita sofisticata e perdite al gioco d’azzardo, forse il suo vero amore: una specie di autodistruzione.

A 97 anni morì qui a Nizza in estrema povertà e probabilmente anche in solitudine. “La fortuna viene dormendo, ma non dormendo da sola usava dire.

E infatti… Mi piace comunque pensare allo spartiacque che nella sua vita fu il 1918: una data che ha segnato non solo un secolo, ma anche un’esistenza emblematica anche nella sua conclusione mezzo secolo dopo.

E un pensiero ogni volta che si passa da Rue d’Angleterre e si alza lo sguardo sulla targa: “ici vécut la reine frivole”.       

Renato Sala

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