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Altre notizie | 21 gennaio 2019, 13:00

Sulle tracce del genio di Leonardo con Maria Teresa Fiorio ha incantato Montecarlo

Una lettera del segretario ducale Gualtiero Bascapè del 21 aprile 1498 a Lodovico il Moro lega il nome di Leonardo alla Sala delle Asse

Sulle tracce del genio di Leonardo con Maria Teresa Fiorio ha incantato Montecarlo

Martedì 15 gennaio 2019 alle ore 19,30 presso il Théâtre des Variétés, alla presenza dell'Ambasciatore S.E. Cristiano Gallo, del Ministro degli Affari Sociali Didier Gamerdinger e del Ministro dell'Interno Patrice Cellario, la prof.ssa Maria Teresa Fiorio, già co-curatrice della grande mostra dei capolavori vinciani durante l’Expo 2015 a Milano, ha guidato il numeroso pubblico dentro il Castello Sforzesco fin nella celebre Sala delle Asse.

Una lettera del segretario ducale Gualtiero Bascapè del 21 aprile 1498 a Lodovico il Moro lega il nome di Leonardo alla Sala delle Asse - «…lunedì se desarmerà la camera grande da le asse [...]. Maestro Leonardo promette finirla per tuto Septembre». In tempi record, consderando gli standard del maestro. Su queste «asse», racconta la professoressa Fiorio, gli studiosi si sono scervellati a lungo: dapprima si pensò che la grande sala, al piano terreno della torre quadrata del Castello, fosse foderata di legno, in seguito si ipotizzò che le «asse» fossero quelle dei ponteggi eretti da Leonardo per decorarla. La prima ipotesi è con ogni probabilità la più corretta: è risultato che nell’aprile 1473, al tempo di Galeazzo Maria, ci si accingeva a «far foderare d’asse la Camera della torre», che risultava presto «fodrata» nelle pareti e in seguito anche sulla volta. Per questa, che fu l’ultima committenza di Lodovico a Leonardo, il progetto del maestro prevedeva una pittura murale che l’avvolgesse per intero con decorazioni arboree, simulando sulla volta una finta pergola sorretta da tronchi d’albero, fra le cui fronde una corda dorata annodata nei celebri «nodi vinciani» sorreggeva cartigli celebrativi del Moro. Nel 1893-94, restaurando il Castello, l’architetto Luca Beltrami ne trovò tracce sotto la scialbatura, ma la pittura doveva risultare tanto degradata da indurlo a farla ridipingere radicalmente da Ernesto Rusca, in stile liberty, attirandosi così gli strali degli storici dell’arte coevi (Adolfo Venturi parlò di una «Gambrinus-Halle») e futuri. Cinquant’anni dopo, il restauratore Ottemi della Rotta rimosse le ridipinture del Rusca, trovandovi solo una «miserabile rovina». Fu allora però che, staccando il rivestimento ligneo di Beltrami, si trovarono i famosi monocromi, da lui trascurati perché ritenuti più tardi, che invece si palesarono subito come l’unica parte superstite di mano di Leonardo. Rimuovendo la boiserie dell’allestimento degli anni Cinquanta, sono emersi nuovi frammenti originali, si è avviato allora un restauro di studio, teso a salvaguardare e mettere insieme i frammenti rimasti per arrivare a cogliere la grande idea leonardiana: la forza della natura, così incontenibile, e la pittura che avvolge lo spettatore, lo scenario naturalistico che dissolve le pareti e lo spettatore che si ritrova dentro la pittura.

La Sala delle Asse, per i 500 anni dalla morte del grande maestro del Rinascimento, è stata indicata come luogo protagonista per tutto il 2019 delle celebrazioni leonardesche.

cs

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