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Altre notizie | 24 marzo 2019, 10:00

Viaggio nella storia: le vicende medievali di Monaco dal 1191 al 1494, tra storia, leggenda e....segreti

Il Dottor Andrea Gandolfo ripercorre la storia del Principato di Monaco con alcuni spunti storici che svelano dettagli e retroscena della Rocca.

Viaggio nella storia: le vicende medievali di Monaco dal 1191 al 1494, tra storia, leggenda e....segreti

Il 30 maggio 1191 i genovesi si fecero accordare dall’imperatore Enrico VI una bolla d’oro per ratificare i loro privilegi, confermare i loro possedimenti, riconoscere i loro diritti di leva dei contingenti militari su tutto il litorale compreso tra Monaco e Portovenere, e concedere loro, infine, la proprietà del porto e della Rocca di Monaco, con l’autorizzazione di edificare un castello per difesa dei cristiani dai Saraceni e la protezione dei sudditi del Sacro Romano Impero in caso di guerra con i marsigliesi e i provenzali. Il 2 luglio dello stesso anno il Comune di Genova delegò quattro suoi rappresentanti per prendere effettivo possesso della Rocca, della montagna, del porto e delle terre confinanti.

Essi si presentarono davanti ai delegati dell’imperatore Enrico VI, assumendo l’investitura del loro feudo tramite la consegna di alcuni ramoscelli di ulivo. Per realizzare il castello che avrebbero voluto innalzare sui loro nuovi domini, essi avevano bisogno di nuove terre. Pertanto essi acquistarono anche i diritti, nel 1197, dai consoli di Peille, su concessione del re di Aragona e marchese di Provenza Alfonso II, sull’intero territorio della Turbia, e di conseguenza anche sulle terre che avrebbero costituito la signoria di Monaco, già appartenute agli abati di San Ponzio, che concessero loro la quarta parte della Rocca. Il suo perimetro sarebbe stato delimitato dalla costruzione di una fortezza. 

Il 10 giugno 1215 un distaccamento di ghibellini, guidati da Folco di Castello, iniziò pertanto l’edificazione di una grande fortezza in cima alla Rocca, che sarebbe poi diventata l’attuale palazzo dei principi. Tale episodio si può dire che segni l’inizio della storia moderna del Principato. Qualche anno più tardi i genovesi avrebbero costruito il Castello Nuovo, i bastioni che cingevano , stabilito una guarnigione, dato il nome agli abitanti di Monaco, accordato loro dei privilegi e fondato, nel 1252, la chiesa parrocchiale di San Nicola. La popolazione locale traeva gran parte delle sue fonti di sostentamento dalle attività portuali e dal commercio marittimo.

All’occorrenza coltivava anche dei terreni che poteva reperire soltanto nel territorio della Turbia, che si estendeva fino al porto. Tale situazione sarebbe stata all’origine di numerose liti, perché i monegaschi, come sudditi della Repubblica di Genova, non volevano, per i loro beni immobili, sottostare alla giurisdizione dei signori della Turbia, né pagare i tributi e le imposte che erano loro dovuti. Questi contrasti sarebbero poi degenerati in una guerra intestina protrattasi per secoli, fino alla stipulazione di un trattato, nel 1760, che avrebbe delimitato la parte di territorio assegnata ai monegaschi. 

Nel corso del XIII secolo la dominazione genovese si esercitò senza contestazioni anche tramite un accordo stipulato il 21 luglio 1262 con i conti di Provenza, che riconobbero a Genova i suoi possessi su Ventimiglia, Monaco, Roccabruna, Perinaldo, Poipino e Mentone, mentre Carlo I d’Angiò rinunciava ai propri diritti su Dolceacqua. La sera dell’8 gennaio 1297 Francesco Grimaldi, detto “Malizia”, discendente di Otto Canella, console di Genova nel 1133 e capostipite del casato dei Grimaldi, vestitosi da monaco francescano, riuscì con uno stratagemma a penetrare all’interno della Rocca e a impadronirsi del castello insieme al cugino Ranieri I. Tale evento è ricordato nello stemma monegasco, dove i due sostegni, rappresentanti due monaci armati, si pensa alludano a questo avvenimento. I due dovettero però abbandonare la fortezza già il 10 aprile 1301, quando  venne nuovamente occupata dai genovesi. Carlo II d’Angiò donò allora, come compenso, a Ranieri I i castelli di Villeneuve de Vence e Cagnes. I Grimaldi esularono in Provenza e decisero di sostenere il re di Francia. Nel 1304 Filippo il Bello nominò Ranieri I grand’ammiraglio di Francia. Ranieri I fu insignito anche del titolo di barone di San Demetrio dal re di Napoli. Sempre nel 1304, al comando di una flotta mista di navi francesi, olandesi e genovesi, Ranieri sconfisse i ribelli fiamminghi nella battaglia navale di Zierikzee. Alla morte del cugino Francesco, deceduto senza figli, fu designato come successore del titolo di “signore di Monaco”.

Dopo l’elezione di Carlo Fieschi e Gaspare Grimaldi a nuovi capitani del comune di Genova, Monaco e Roccabruna passarono sotto il controllo dei guelfi. A Monaco, in particolare, i beni di Nicola Spinola e degli altri ghibellini furono confiscati per essere attribuiti ai nuovi capi fazione. I ghibellini di Ventimiglia mossero allora contro i guelfi monegaschi. Una notte, essi raggiunsero il porto di Monaco e, attraverso un passaggio segreto, si introdussero nella piazzaforte non sorvegliata. I loro nemici si ritirarono nel Castello Nuovo e chiamarono in aiuto i loro alleati dei paesi vicini, che arrivarono agli ordini del .. reale di Nizza. Tre galere e alcuni vascelli sbarcavano intanto nel porto quattromila uomini da Savona. Attaccati alle spalle, i guelfi furono costretti a fuggire, lasciando la vittoria allo Spinola (3 agosto 1327). Nel frattempo la lotta tra guelfi e ghibellini continuava nei dintorni di Monaco. Alla fine fu conclusa una tregua, presso il lago Pigo, a Pigna, il 9 febbraio 1331, tra Carlo Grimaldi, governatore di Ventimiglia, in rappresentanza anche di Penna, Gorbio, Mentone, Roccabruna e Sant’Agnese, e i sindaci di Sospello, Saorgio e Breil. In base a tale accordo i guelfi non avrebbero più molestato in alcun modo o arrecato danno ai ghibellini transitanti nel loro territorio, e viceversa. L’intervento del re di Napoli Roberto d’Angiò convinse le parti in lotta a trovare un accordo a Napoli, davanti a lui, il 12 settembre 1331. Secondo questa intesa, Carlo Grimaldi avrebbe continuato ad occupare Roccabruna, ma si sarebbe fatto consegnare per sé e il suo partito, la fortezza di Monaco in nome della Repubblica di Genova. Successivamente un contingente di galere ghibelline assaltò il porto di Monaco, ma dovette accontentarsi di bruciare una galera e alcune piccole imbarcazioni. La risposta di Carlo Grimaldi non tardò a giungere. Il signore di Monaco riprese Ventimiglia e consegnò la città al re di Sicilia, che creò la signoria con tale nome: le località dell’antica contea intemelia fecero atto di sottomissione al nuovo signore, tranne Mentone, lasciata ai Vento, e Roccabruna, abbandonata senza dote allo stesso Carlo. 

Carlo I fortificò inoltre le opere difensive di Monaco e fornì la piazzaforte di macchine da guerra. Grazie a lui il porto monegasco conobbe un intenso sviluppo, tanto che, nella primavera del 1336, dieci galere armate dai monegaschi contribuirono a bloccare il porto di Genova; altre sarebbero state ingaggiate, sotto il pretesto di una crociata, dal re di Francia Filippo VI, per inviarle nel canale della Manica in soccorso ai ribelli scozzesi attaccati dal re d’Inghilterra Edoardo III. Il 12 febbraio 1338 Carlo assoldò al servizio di Filippo VI venti galere e una galeotta che avrebbero dovuto partecipare a una spedizione contro gli inglesi nel corso della guerra dei Cent’anni. Nel 1346 Carlo I acquisì la signoria di Mentone e nel 1355 quella di Roccabruna. Nello stesso tempo ricoprì la carica di governatore di Ventimiglia per la regina Giovanna, contessa di Provenza. Sempre nel 1346 servì la corona francese guidando una compagnia di balestrieri nella battaglia di Crécy, e tentò di portare soccorso ai francesi dal mare durante l’assedio di Calais. Il 15 agosto 1357 sarebbe tuttavia deceduto durante l’assedio della Rocca condotto dalle truppe genovesi agli ordini di Simon Boccanegra. La totalità del territorio monegasco tornò in mano genovese, ad eccezione di Mentone, difesa strenuamente da Ranieri II, figlio di Carlo, che riconquistò anche Roccabruna. Dal 29 giugno 1352 avevano governato insieme a Carlo I, anche suo zio Antonio e i suoi figli Ranieri II e Gabriele. 

    Alla morte del padre Ranieri II, nel 1407, Giovanni Grimaldi prese possesso della fortezza di Monaco, che era stata persa da suo nonno Carlo I nel  favore dei Genovesi, col nome di Giovanni I, assumendo poi la coreggenza insieme ai suoi fratelli Ambrogio e Antonio a partire dal 1419. Malgrado la volontà paterna, governò in un primo tempo assieme ai due fratelli, che avrebbe congedato nel maggio 1427, ripagandoli con il governo di Mentone e Roccabruna e riassumendo il pieno controllo di Monaco. Nel corso del suo regno, che fu intervallato con lunghe dominazioni straniere, si scontrò con varie potenze, che conquistarono in più occasioni  Nel 1421 e nel 1422 si pose col proprio esercito al soldo delle potenti città di Firenze e Napoli. Nel 1429 vendette Monaco per 12.000 lire genovesi a Filippo Maria Visconti, governatore di Genova, per poi riprendere  pochi anni dopo con la forza, annullando il contratto. In sua assenza, avrebbe governato sua moglie Pomellina Fregoso, che coordinò le operazioni di difesa del territorio monegasco dagli attacchi di Luigi di Savoia. Nel 1448 Giovanni I offrì la propria signoria al conte di Savoia in cambio del pagamento di una pensione annuale per il prestito, ma questi rifiutò per timore di eventuali rivolte che sarebbero potute scoppiare a Nizza e alla Turbia. Il 19 dicembre 1448 Giovanni I prese possesso con la forza delle piazzeforti di Mentone e Roccabruna, lasciandole in eredità ai suoi legittimi successori. Tre anni dopo, non riuscendo a saldare i propri debiti che ammontavano a 12.000 talleri d’oro, vendette la sua signoria al delfino Luigi di Francia (il futuro Luigi XI), ma l’erede al trono francese non avrebbe mai preso possesso del territorio assegnatogli, in quanto anche lui insolvente nei pagamenti. 

    Nel maggio 1454, alla morte di Giovanni I, divenne signore di Monaco, Mentone e Roccabruna suo figlio Catalano, che nel novembre 1455 venne nominato governatore di Ventimiglia, ma, per l’opposizione delle potenti famiglie genovesi dei Doria e degli Spinola, non avrebbe potuto prendere possesso della carica. Dopo essersi ammalato gravemente alla fine del 1456, dispose per testamento, rogato a Monaco il 4 gennaio 1457, che a succedergli sarebbe stata l’unica sua figlia femmina Claudina, per la quale stabilì che venisse celebrato il matrimonio con il cugino Lamberto Grimaldi, signore di Antibes e co-signore di Mentone, appartenente al ramo più prossimo della famiglia. Catalano morì a Monaco verso la metà di luglio del 1457 e fu sepolto nella chiesa di San Michele a Mentone. Claudina assunse allora la signoria di Monaco, ma, data la sua minore età, sotto la reggenza della nonna Pomellina Fregoso. Quest’ultima, il 20 ottobre  tre mesi dalla morte di Catalano, decise di stipulare una convenzione con Lamberto per salvaguardare con tutti i mezzi il previsto matrimonio tra lui e Claudina, che sarebbe stato tuttavia celebrato soltanto nel  base a tale accordo, Lamberto e Pomellina sarebbero stati riconosciuti signori di Monaco, Mentone e Roccabruna, ricevendo entrambi i giuramenti di omaggio e di fedeltà da parte degli abitanti dei relativi castelli. Lamberto avrebbe inoltre avuto il comando delle forze militari di mare e di terra, che aveva esercitato prima di lui Catalano. Per rendere ancor più solenne e nello stesso tempo effettivo tale accordo, gli abitanti delle tre signorie si facevano garanti del patto attraverso il loro giuramento.

Nonostante la convenzione stipulata con Lamberto, Pomellina non sarebbe stata ancora soddisfatta e si accordò con Pierre Grimaldi di Beuil per sopprimere Lamberto e far sposare Claudina a Giorgio, il figlio più piccolo dello stesso Pierre. Fortunatamente Lamberto, preavvertito del complotto, sfuggì all’imboscata, e, alla testa di un gruppo di soldati di Mentone e Roccabruna, si asserragliò nel castello di Monaco, dove si oppose con successo alle milizie di Pietro Fregoso. La misura era ormai colma: il 15 marzo 1458 Giacomo Fregoso ordinò davanti a un notaio che Pomellina desse in sposa Claudina a Giorgio, oltre a cedergli le tre signorie di Monaco, Mentone e Roccabruna. Il giorno successivo gli abitanti delle tre località denunciarono pubblicamente il tradimento di Pomellina. In conseguenza di tale atto, quest’ultima decadde dai diritti sulle tre signorie, che passarono integralmente a Lamberto a titolo personale e in virtù dei diritti derivanti dal suo fidanzamento con Claudina. Lamberto avrebbe quindi ricevuto il giuramento di fedeltà e l’omaggio da parte degli abitanti di Monaco, Mentone e Roccabruna, che glieli resero guidati dai rispettivi sindaci e priori delle tre parrocchie. Quanto a Pomellina, si ritirò nella casa che gli aveva lasciato il marito Giovanni a Mentone, dove avrebbe continuato a percepire i redditi dei pascoli, dei mulini e degli altri proventi dell’eredità che le spettava.

Nell’aprile 1459 la marina aragonese passò al contrattacco, e Pomellina ne approfittò per tentare una sortita su Monaco, il 20 gennaio 1460, giorno di San Sebastiano, grazie all’aiuto di Pierre di Beuil e del conte di Tenda, ma ancora una volta i monegaschi respinsero vittoriosamente l’assalto. Tenuta sotto controllo, per qualche tempo Pomellina si astenne da qualsiasi iniziativa ostile verso il genero. Nel frattempo Lamberto aveva assunto anche la signoria di Ventimiglia. Ma Genova e Milano, gelose dell’ingrandimento del suo regno, si coalizzarono contro di lui e, il 1° ottobre 1465, mentre le sue truppe erano impegnate a soccorrere il cognato Giovanni Doria a Oneglia, in preda a una rivolta, Lamberto evitò per poco di cadere vittima di un agguato. Scampato il pericolo, qualche giorno più tardi, sposò Claudina a Ventimiglia. L’anno successivo i mentonaschi si ribellarono contro di lui per darsi al duca di Savoia nel febbraio del 1466. Qualche mese dopo Lamberto rientrò in possesso della signoria di Mentone e tutto tornò come prima il 26 gennaio 1467. Ma non per lungo tempo, perché, nel maggio 1468, Mentone sfuggì di nuovo al controllo di Lamberto, per affidarsi a Gian Giacomo Trenca, che consegnò il borgo al conte di Tenda e al barone di Beuil. Ma, poco dopo, Mentone passò al duca di Milano, che l’avrebbe abbandonata soltanto dopo un lungo assedio nel 1477.

Lamberto era stato aiutato, nella sua riconquista di Mentone, dai Grimaldi di Genova e dal duca di Savoia. Possessore di quattro dei sei dodicesimi della signoria di Mentone non ancora sottoposti alla sovranità del duca di Savoia, Lamberto aveva acquisito il 12 novembre 1464 da suo cugino Onorato Grimaldi e da sua madre Margherita, vedova di Filippo Grimaldi del ramo di Antibes, uno dei dodicesimi che non possedeva ancora; fu contrario, peraltro, a cedere al duca di Savoia questi cinque dodicesimi e di riceverli in feudo nella forma utilizzata nel 1448 da Giovanni I, il nonno di Claudina. Nel frattempo, nel dicembre 1468, Pomellina abbandonava Mentone e si rifugiava a Monaco, dopo che Lamberto e Claudina perdevano il possesso della loro signoria mentonasca. In seguito non si hanno più notizie di Pomellina, che morì in circostanze oscure poco dopo, sicuramente a Monaco. Nel 1469 Lamberto avrebbe perso anche la signoria di Ventimiglia, che, nonostante l’eroica difesa del fratello Luigi, cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme, cadde in possesso del duca di Milano.

Successivamente Lamberto decise di occupare la piazzaforte di Antibes e di interessarsi esclusivamente degli affari della Provenza, che, nel 1481, venne annessa alla Francia. Tra il 1486 e il 1489 il re di Francia Carlo VIII nominò Lamberto ciambellano, consigliere e, infine, capitano generale della Riviera di Ponente. Da parte sua, il duca di Savoia, nel 1489, dichiarò di non riconoscere alcun sovrano legittimo a Monaco, mentre nel 1491 il re di Napoli avrebbe conferito a Lamberto le insegne dell’Ordine del Grifone. Il 16 novembre dello stesso anno Lamberto acquistò dal cugino Luca Grimaldi d’Antibes, figlio di Pierre, l’ultimo dodicesimo della signoria di Mentone che ancora non possedeva. Con questo acquisto, egli divenne così l’unico signore di Mentone insieme a sua moglie Claudina.

Nel 1477 Lamberto sarebbe inoltre rientrato in possesso di tutti gli altri suoi beni, diritti e proventi che godeva nel territorio di Mentone. Nel febbraio 1489 acquistò anche un immobile, a Mentone, da sua cugina Caterina, figlia di Filippo Grimaldi di Antibes, già co-signore di Monaco. Il 15 marzo 1494, all’età di settant’anni, Lamberto si spense a Mentone, dove venne sepolto nella cappella dell’Annunciazione, fondata da lui stesso nella chiesa parrocchiale di San Michele. Claudina sarebbe invece deceduta, anche lei a Mentone, verso la fine del 1515. Per sua espressa volontà fu sepolta nella cappella di San Sebastiano all’interno della chiesa parrocchiale di San Nicola a Monaco.


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