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Altre notizie | 08 maggio 2019, 14:36

La preistoria, l’età antica e i primi secoli del Medioevo a Montecarlo nel racconto di Andrea Gandolfo

Gli abitatori delle grotte, che erano di piccola statura, potevano appartenere alla razza di Neandertal, mentre la fauna comprendeva animali come l’orso, la iena, la lince delle caverne, la pantera, il castoro e la lince, oltre al cervo e allo stambecco molto frequenti durante l’età paleolitica.

La preistoria, l’età antica e i primi secoli del Medioevo a Montecarlo nel racconto di Andrea Gandolfo

Il territorio che corrisponde attualmente al Principato di Monaco e ai paesi vicini risulta frequentato dagli uomini preistorici a partire dalla fine del Paleolitico inferiore (circa 300.000 anni fa). Dai sondaggi effettuati dal principe Alberto I di Monaco, è stato possibile accertare che, durante l’epoca preistorica, il mare non toccava il fondovalle, fermandosi da sei a otto chilometri dalla spiaggia e lasciando il posto ad una piana paludosa attraversata da un corso d’acqua.

La buona posizione di questo sito aveva spinto le popolazioni primitive a frequentare la zona all’inizio dell’età quaternaria. Essi trovarono dei rifugi e dei ripari all’interno di grotte aperte sul fianco delle rocce. Gli scavi archeologici condotti a partire dal Settecento, ma soprattutto su iniziativa del principe Alberto I, nelle caverne dei Balzi Rossi, nei pressi di Grimaldi vicino alla frontiera italo-francese, e nella grotta detta dell’Osservatorio al di sotto della Testa di Cane, hanno consentito di appurare le vicende dell’occupazione di tali siti da parte degli uomini preistorici. Essi vissero al termine di un periodo estremamente caldo caratterizzato dalla presenza del rinoceronte di Merck, dell’elefante antico, dell’ippopotamo, animali tipici dell’epoca terziaria. Gli abitatori delle grotte, che erano di piccola statura, potevano appartenere alla razza di Neandertal, mentre la fauna comprendeva animali come l’orso, la iena, la lince delle caverne, la pantera, il castoro e la lince, oltre al cervo e allo stambecco molto frequenti durante l’età paleolitica. Successivamente, quando il clima sarebbe diventato più freddo e più umido, un’altra razza sarebbe stata documentata nella grotta dei Fanciulli ai Balzi Rossi, dove sono stati rinvenuti due scheletri che presentano delle caratteristiche assimilabili a quelle dei negroidi. Essi sono molto più vicini all’uomo attuale che non i loro predecessori. 

     Quando il clima si sarebbe ulteriormente raffreddato, un’altra razza, detta di Cro-Magnon, caratterizzata da uomini molto alti e dalla corporatura robusta, avrebbe fatto la sua comparsa. Il loro centro principale di irradiazione sarebbe stato la valle di Vézère, nel sud-ovest della Francia. Essi sono conosciuti soprattutto per le loro qualità artistiche, che dimostrarono attraverso numerosi graffiti dipinti sulle pareti delle loro caverne. Molti di loro frequentarono anche i Balzi Rossi, ma anche la grotta dell’Osservatorio e un’altra caverna situata sul versante meridionale della Rocca di Monaco all’interno del Giardino esotico. L’animale tipico di questo periodo era la renna, che si poteva acclimatare in paesi molto freddi, ma anche il camoscio, il leone delle caverne, la volpe e la marmotta facevano parte della fauna di questa fase glaciale. La successiva età neolitica coincide con un calo notevole della temperatura, che porta alla frequentazione di nuovi uomini preistorici, in generale meno alti e meno robusti dei negroidi di Grimaldi e degli uomini di Cro-Magnon. Tali individui sono soprattutto brachicefali, al contrario dei dolicocefali delle epoche precedenti, ossia i loro crani sono più piccoli di quelli che li avevano preceduti.

I più antichi individui di questo tipo si mescolarono nel territorio monegasco con qualche raro esemplare della razza di Cro-Magnon, ma soprattutto con meticci delle due razze. È possibile che le attuali grotte delle Spelonche e del Larvotto abbiano costituito dei cimiteri o degli ossari di tali individui. Durante l’età neolitica, non lontano da Monaco, gli antichi abitatori della zona eressero sulle alture dei blocchi di roccia, che munirono di cinta murarie per assicurare loro la protezione da nemici esterni. Questi castelli, detti anche “castellieri”, furono particolarmente numerosi nel territorio delle Alpi Marittime e della Liguria di Ponente. Sulla cima del Mont Agel sono stati rinvenuti dei resti di antiche costruzioni, che si prolungano fino alla punta della Veille con le fortificazioni del Monte Gros e del Ricard. Sono stati inoltre ritrovati alcuni resti di mura, dalla fine della Testa di Cane fino a Cap d’Ail, al Segnale e alla base della torre dell’Abeglio. Più a nord, il forte detto delle Battaglie domina le scarpate che collegano i due versanti estremi. Peraltro tali siti sarebbero stati frequentati non soltanto ai tempi dell’età della pietra, ma anche fino all’epoca delle invasioni barbariche. 

    Un’antica leggenda  ha tramandato la storia che l’attuale porto di Monaco sarebbe stato fondato dai fenici, che vi avrebbero instaurato il culto del dio di Tiro, Melkart, poi identificato con Ercole dai greci e dai romani. Nel II secolo a.C. lo storico Apollodoro racconta che Ercole, dopo aver ucciso in Spagna il bringate Gerione, giunse in Liguria, dove avrebbe combattuto contro Albione. Più tardi Timogene avrebbe raccolto una tradizione, pervenutaci da Ammiano Marcellino e poi ripetuta da Dionigi di Alicarnasso e Diodoro Siculo: Ercole di Tebe, vincitore di Gerione, avrebbe sconfitto il tiranno Taurisco nelle Alpi Marittime, consacrando alla sua memoria l’arx (fortezza e montagna) e il porto di Monaco. A ciò Ammiano Marcellino aggiunge che l’eroe costruì sulle montagne del territorio monegasco la prima strada, chiamata in suo onore “via eraclea”.

Strabone avrebbe poi completato la leggenda raccontando che nel porto di Monaco era situato un tempio dedicato a Ercole Monoikos. È proprio su questa leggenda che diversi autori del’antichità, a partire da Servio, un grammatico del V secolo che la lasciato un commento su Virgilio, basarono la ricostruzione della storia di Monaco. Essi di comandarono in particolare se la qualifica di Monoikos applicata ad Ercole significava che egli si stabilito a Monaco dopo aver cacciato i popoli che vi abitavano e i loro capi, oppure che la parola Monoikos fosse stata una corruzione di Menoualch, epiteto del dio fenicio Melkart. 

    Il compianto Salomon Reinach avrebbe sfatato tutte le leggende. Egli fece osservare che in effetti Ecateo di Mileto, il più antico storico greco che aveva citato Monaco nella prima metà del V secolo a.C., non menziona per nulla la leggenda di Ercole. Monoikos sembra piuttosto il nome di un villaggio ligure o piuttosto un insieme di fortificazioni nei pressi del porto. Sembra certamente il nome della tribù ligure che si era installata nella zona, al pari delle vicine tribù degli ingauni e degli intemeli, che avevano fondato rispettivamente i villaggi

di Albintimlium e Albingaunum nella Riviera di Ponente. Durante l’età repubblicana Monoikos, che era molto probabilmente il nome primitivo di Monaco, fu particolarmente frequentato da mercanti stranieri, che trafficavano con la popolazione indigena. Numerose monete romane sono state trovate sia nel quartiere della Condamine, sia sul pianoro di Moneghetti, sulle terrazze delle Spelonche, al Carnier. Si tratta di preziosi pezzi provenienti da Marsiglia, Siracusa, Metaponto, Napoli e Cartagine. La presunta via eraclea sembra passasse al di sotto del porto e giungesse fino alla Turbia, ma non aveva l’importanza di cui si è vociferato. Intanto le imboscate e le azioni di pirateria dei liguri minacciavano le comunicazioni via mare e via terra, determinando la reazione dei romani. Nel .C. il pretore Lucio Bebio, che volle seguire la via terrestre per raggiungere , fu assalito da una banda di liguri, che lo ferirono mortalmente. 

   Secondo lo storico Diodoro Siculo e il geografo Strabone, i primi abitanti sedentari dell’attuale territorio monegasco sarebbero stati dei Liguri emigrati da Genova. Tale frequentazione potrebbe però essere stata anche un semplice trasferimento sul mare di tribù liguri residenti nell’immediato entroterra. Nel VI secolo a.C. i Focesi di Marsiglia, detta allora Massalia, fondarono la colonia di Monoïkos, nello stesso luogo dove è situata oggi Monaco. Quest’ultima era associata a Ercole, adorato con il nome di Hercules Monoecus. Stando al racconto delle fatiche di Ercole, ma anche secondo Diodoro Siculo e Strabone, Greci e Liguri erano collegati all’episodio di Ercole passato per questa regione. Dopo la campagna di Gallia, Monaco, dove Giulio Cesare si era fermato per tornare in Grecia, era passata sotto il controllo romano in seno alla provincia della Gallia Narbonese. Le tribù dell’arco alpino furono definitivamente sottomesse dall’imperatore Augusto, che, per celebrare degnamente tale vittoria, fece erigere, tra il 7 e il .C., vicino alla Turbia, il celebre Trofeo delle Alpi, riportante una solenne iscrizione in cui erano citate tutte le tribù alpine sconfitte dall’esercito romano.

    Nel frattempo, la pax romana, che sarebbe durata diversi secoli, condusse sulla riva del mare gli abitanti degli antichi siti preistorici. L’attuale quartiere de , a Monaco, conta un certo numero di ruderi di antiche abitazioni romane, con numerose tombe. Negli stessi luoghi sono stati anche rinvenuti dei gioielli d’oro e di giada, che erano stati nascosti verso la fine del III secolo. Tale materiale è andato poi a costituire il cosiddetto “Tesoro di Monaco”, attualmente conservato all’interno del Museo di Antropologia. Il dominio romano su Monaco si protrasse sino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, nel 476, quando anche il territorio monegasco sarebbe stato interessato da massicce devastazioni di violente orde di barbari. La zona fu occupata e saccheggiata ripetutamente dai pirati, e in particolare dai Saraceni, che avevano fissato il loro quartier generale nella baia di Saint-Tropez. I villaggi costieri, tra cui quello della Villa Matuciana(l’odierna Sanremo), andarono distrutti, e le popolazioni ripararono sulle montagne, dove ritrovarono i loro antichi rifugi fortificati. Soltanto nel 972 il conte di Provenza Guglielmo d’Arles si sarebbe fatto promotore di una vasta alleanza tra diversi feudatari, a cui aderì anche il conte di Ventimiglia Guido Guerra, che negli anni successivi avrebbe sconfitto definitivamente i Saraceni, espugnando la loro centrale di Frassineto. 

    La fine della minaccia saracena permise agli abitanti della Turbia e di Roccabruna di stabilirsi sulla riva del mare. Al 1061 risale il più antico documento sul territorio che avrebbe costituito prima del 1848 l’attuale Principato di Monaco. Esso concerne la cappella di San Martino di Carnolès, la cui costruzione richiama con ogni probabilità il passaggio nella zona dell’evangelizzatore dei Galli. Esso è tratto da una donazione fatta da un certo Rainaldo, assistito dai suoi figli ed eredi. La cappella in questione è stata proprietà del conte di Ventimiglia Corrado III, che, d’accordo con sua moglie Odilla di Nizza, l’avrebbe ceduta, il 16 marzo 1082, all’abbazia benedettina di Lerino. A , a Monaco, i Benedettini di San Ponzio, nei pressi di Nizza, erano diventati, verso il 1075, i beneficiari di un donazione da parte dei figli di Rambaldo di Nizza e di suo fratello Rostan di Gréolières, che destinarono loro la chiesa di Santa Devota. Negli stessi anni, ossia verso il 1078, i probiviri della Turbia cedettero al vescovo di Nizza e ai suoi canonici la chiesa dedicata a Nostra Signora, che avevano edificato nei pressi del porto di Monaco e che avevano fatto consacrare. Tale chiesa sarebbe diventata, nel 1159, proprietà esclusiva dei canonici della cattedrale di Nizza. Se i priori di Santa Devota e di Nostra Signora sono conosciuti, si ignora tuttavia cosa esistesse all’epoca sulle pendici dei monti e alla Condamine, se non qualche abitazione isolata. La popolazione della Turbia non aveva lasciato il territorio della sua fortezza che per coltivare alcune terre. Nei pressi del porto, il suolo un po’ accidentato della Condamine, i terreni pianeggianti di Moneghetti e degli Spélugues erano particolarmente fertili e attirarono pertanto la loro attenzione, mentre risultava più difficile mettere a coltura le terre in declivio, tranne che per coltivarvi piante di olivi, fichi e carrube. Essi iniziarono anche a creare, lungo i muri a secco, aiuole lunghe e strette, vigneti e giardini, mentre il resto del territorio non coltivato sarebbe rimasto occupato dai boschi o lasciato al pascolo del bestiame. 

     Del resto, è certo che anche , a quell’epoca, fosse praticamente disabitata. Però, in base a una serie di documenti posteriori, risulta che i Benedettini di San Ponzio, che possedevano almeno un quarto della superficie nei pressi della Rocca, abbiano assicurato il servizio spirituale nel XII secolo della cappella di San Martino, il cui ricordo è ancora vivo ai giorni nostri. Peraltro, tale cappella è segnalata per la prima volta soltanto nel  un atto di conferma dei beni dell’abbazia di San Ponzio da parte di papa Innocenzo IV. 

Intanto Genova, dopo aver sottomesso la contea di Ventimiglia, cominciò a rivolgere i suoi interessi verso kle città e le terre della Provenza. Il 7 giugno 1162 ottenne dall’imperatore Federico I Barbarossa la conferma dei suoi privilegi e fece specificare che tutte le volte che avrebbe dovuto organizzare una spedizione militare o istituire un’armata, avrebbe potuto chiamare a raccolta tutta la popolazione della costa da Monaco a Porto Venere. Nel mese di agosto del 1174 il Comune di Genova firmò anche con il conte Raimondo V di Tolosa, che rivendicava la contea di Provenza, un trattato, il cui scopo era quello di prendere possesso da parte del conte di Tolosa, della città di Marsiglia, del castello di Hyères, della metà della sovranità e dei redditi di tutte le città, castelli e località marittime, da Arles a Marsiglia fino alla Turbia, la metà della città di Nizza, il cui vescovo sarebbe diventato suffraganeo dell’arcivescovo di Genova. Due anni più tardi il re di Aragona, conte di Provenza, e il conte di Tolosa si sarebbero riconciliati, mentre i genovesi non avevano ancora perduto tutte le loro speranze di prendere possesso di Monaco.


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