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Altre notizie | 16 aprile 2019, 07:00

Ieri sera, alle 18,50…

Pregava la gente accorsa nel centro della città a vedere la Chiesa lambita, da entrambi i lati, dalla Senna bruciare come una torcia

Il fuoco che brucia Notre Dame (Twitter)

Il fuoco che brucia Notre Dame (Twitter)

Alle 18,49 di ieri sera una buona parte dei francesi si apprestava a sedersi davanti alla televisione per ascoltare il discorso col quale Emmanuel Macron che avrebbe dovuto trarre le conclusioni dopo il “grande dibattito” che si è sviluppato in questi mesi un po’ in tutte le località della Nazione attraverso incontri, assemblee, invio di proposte e di segnalazioni.
Un momento importante, l’indicazione di misure, magari anche sostenute da un referendum confermativo.


Alle 18,50 un grande incendio, scoppiato nel cuore di Parigi, ha rischiato di distruggere Notre Dame, il simbolo della città, il monumento, oltre che la Cattedrale cattolica della città, che più è visitato dai turisti, seguito dal Louvre, da Versailles e, solo al quarto posto, dalla Tour Eiffel.

Un rogo immane, seguito attraverso le televisioni, minuto dopo minuto fino alle 4 di questa mattina quando finalmente è stato spento.
In un minuto è cambiata la “storia” della giornata: si è passati dalla curiosità per il discorso del Presidente in ascesa, soprattutto per merito dei gilets jaunes e dei disastri provocati, alla coesione.

Perché la Francia è fatta così: non una voce fuori dal coro, nessuna polemica, unione di fronte al disastro, assicurazioni che si porrà rimedio, abbracci di solidarietà fra le persone i politici accorsi.

Pregava la gente accorsa nel centro della città a vedere la Chiesa lambita, da entrambi i lati,  dalla Senna bruciare come una torcia.

Piangeva la gente mentre “pezzi” della Basilica cadevano sotto l’impulso delle fiamme.

Cantava inni la gente, in questa Settimana Santa iniziata davvero nel modo peggiore.

Su tutti i pompieri, encomiabili nel loro lavoro e nel sacrificio portato fino all’estremo, con uno di loro finito all’ospedale.
Ma restava unita, la Francia, nelle dichiarazioni, nei messaggi Twitter, nella determinazione.

Una lezione di stile e di maturità, mentre il fuoco rischiava di portarsi via il simbolo della città, il cuore pulsante delle sue radici, una parte della sua storia.

Ma il presente è più forte, almeno a Parigi e nella notte già sono partite le collette per ricostruire quanto il fuoco ha cercato di distruggere, senza riuscirci perché c’erano i pompieri, spunti da un’unità nazionale che sa svilupparsi nei momenti più bui e che è più forte del vento che spirava forte, ieri sera alle 18,50, a Parigi.


Beppe Tassone

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