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Business | martedì 10 aprile 2018, 07:00

Hotel e Airbnb, a Nizza gli animi si scaldano

I gestori di hotel accusano: ”migliaia di alloggi vengono affittati, attraverso le piattaforme del web, senza che siano sottoposti a verifiche e a controlli, mentre gli hotel debbono rispondere a parametri ben specifici”. La questione fiscale e le nuove norme dal 2019

Panorama di Nizza

Panorama di Nizza

Se non è guerra aperta, poco ci manca: i gestori degli hotel di Nizza puntano ancora una volta il dito contro gli affitti stagionali di numerosi alloggi e studio in città.

Una concorrenza che definiscono “sleale” sia sotto il profilo della qualità del servizio che viene assicurato, sia sotto quello dei costi praticati. Il ragionamento è semplice: migliaia di alloggi vengono affittati (pare 15mila), attraverso le piattaforme del web, senza che siano sottoposti a verifiche e a controlli, a volte la qualità lascia a desiderare, questo mentre gli hotel debbono rispondere a parametri ben specifici, sotto il profilo della sicurezza, dell’accessibilità per le persone a mobilità ridotta e sotto quello della salubrità e della pulizia.

Questa “differenza” si ripercuote chiaramente sui costi praticati che sono molto più bassi nelle locazioni stagionali che varie piattaforme del web propongono. Con un’aggravante contro la quale l’Union des métiers et des industries de l’hôtellerie (Umih) des Alpes-Maritimes, per bocca del suo Presidente Denis Cippolini punta il dito.

L’evasone fiscale è la vera ragione della disparità nei costi e quindi nella concorrenza giudicata illegale e sleale. Spesso gli affitti “a settimana” sfuggono sia al pagamento della TVA (l’IVA francese) sia a quello dell’imposta di soggiorno e quindi, di riflesso,  anche sulla tassazione dei redditi.

Un’evasione che starebbe nelle cifre comunicate dall’Unione dei gestori di hotel: a Nizza e  nella Métropole, gli hotel versano, per l’imposta di soggiorno,  7 650 000 euro, quando Airbnb ne avrebbe incassati, ufficialmente, solo  863mila.Una differenza troppo grande in rapporto all’offerta di alloggi stagionali che raggiungerebbe le 15mila unità.

Ultima stoccata riguarda la Francia intera: Airbnb, che è di nazionalità americana, conterebbe in tutto 25 dipendenti in Francia  e avrebbe pagato, nel 2017, solo 96mila euro di tasse.

I proprietari degli hotel una carta da giocare , in ogni caso ce l’hanno: da gennaio 2019 sulla base della legge “Pour une République numérique” i comuni potranno imporre a quanti affittano alloggi in modo stagionale di registrarli e di contraddistinguerli con un codice che verrà loro comunicato e che dovrà essere utilizzato in tutte le comunicazioni oltre che essere pubblicato sui siti quando si propone un alloggio in affitto.

Inoltre le abitazioni principali non potranno essere affittate per più di 120 giorni l’anno e sarà obbligatorio trasmettere i dati di affitto ad una piattaforma informatica.

Che le regole siano destinate a funzionare o a rivelarsi un fallimento sarà solo il futuro a dirlo.

Beppe Tassone

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