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Altre notizie | giovedì 24 marzo 2016, 13:12

Il clima politico a Nizza nel 1870-1871:la situazione vista dalla sottoprefettura di Sanremo, nel racconto di Pierluigi Casalino

Le agitazioni filo-italiane a Nizza, riprese all'indomani della caduta di Napoleone III, seguita alla sconfitta di Sedan, raggiunsero il loro culmine durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative della città ex sabauda

Le agitazioni filo-italiane a Nizza, riprese all'indomani della caduta di Napoleone III, seguita alla sconfitta di Sedan, raggiunsero il loro culmine durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative della città ex sabauda. Il console generale italiano a Nizza Galateri di Genola fu incaricato dal Regio Governo di non intromettersi nella situazione venutasi a creare, anche se quest'ultimo non mancò riservatamente di sottolineare il carattere nazionalistico della contesa, mettendo l'accento, nelle sue relazioni, su quanto vivo fosse
ancora il sentimento italiano e su quanto minoritaria fosse invece la componente francese: e ciò al punto che esisteva pure un settore - partito nizzardo indipendente - della pubblica opinione locale, che, piuttosto che diventare francese, invocava l'adesione di Nizza alla Confederazione Elvetica o alla proprietà privata di famiglia sabauda, come aveva chiesto, senza successo, la Savoia prima dell'annessione alla Francia dieci anni prima.

Apparentemente i partiti italiani erano divisi tra uno schieramento repubblicano ed uno monarchico, mentre quelli francesi nominalmente erano o di fede bonapartista o repubblicana. In realtà la vera battaglia elettorale era tra filo-francesi e filo-italiani. Era in corso, dunque, un tentativo di rivincita sul plebiscito farsa del 1860, imposto dalla ragion di stato. Sostenuti dalla stampa di lingua italiana, i candidati
italiani, tra cui Giuseppe Garibaldi, vennero tutti eletti in modo schiacciante: bocciati clamorosamente quelli francesi, che trovarono assai scarso consenso: il prefetto Defraisse, capolista filo-francese, non ottenne neppure un voto, se pur non avrebbe potuto neanche presentarsi agli elettori in forza di una vecchia legge del 1849 che prevedeva l'ineleggibilità del prefetto della città. A questo punto lo stesso Galateri di Genola cominciò, da parte sua, a prendere in esame la possibilità di un qualche intervento, pur di fronte all'opposizione tra la monarchia italiana e l'idea repubblicana che si stava affermando, in quel frangente storico, in terra francese dopo il crollo dell'impero di Napoleone III. La reazione all'estero agli eventi nizzardi fu commentata nei paesi anglosassoni come la prova che Nizza fosse comunque una città pienamente italiana. Il governo italiano, tuttavia, quantunque segretamente incerto se ingerirsi o meno nella situazione nizzarda per non perdere di vista la definitiva soluzione della questione romana, prese le distanze anche dal conflitto franco-prussiano (ancorché la Prussia brigasse perché l'Italia procurasse dei fastidi a Parigi su questo punto): e ciò in considerazione di una sua neutralità tra le parti in causa, oltre che per riconoscenza verso la Francia  per l'aiuto fornito da Parigi nella Seconda Guerra di Indipendenza. Il problema di Nizza, secondo il governo (italiano) di (ancora a) Firenze (e quindi non ancora a Roma), era formalmente ed ufficialmente chiuso con il trattato del 1860 e nonostante le polemiche suscitate dall'atteggiamento di Garibaldi e dello stesso Mazzini, il rappresentante italiano a Nizza non fece mai un passo deciso per segnalare l'eventualità di una revisione delle decisioni assunte a suo tempo in sede diplomatica tra Torino e Parigi.

Anzi a Firenze fu accolto senza indugio il nuovo rappresentante francese repubblicano in sostituzione di quello di Napoleone III. Il consolidarsi poi della forma repubblicana in Francia portò inevitabilmente alla repressione militare della rivolta dei "tre giorni" maturata a Nizza intorno all'11 febbraio 1871, alla chiusura
dei giornali italiani e ad una dura pulizia etnica anti-italiana in città, con la conseguenza di un accelerarsi dell'esodo nizzardo verso l'Italia. Il prefetto Defraisse, che si era nel frattempo recato a Bordeaux, sede del parlamento francese provvisorio, in considerazione dell'invasione prussiana, chiese proprio un pronto ripristino dell'autorità di Parigi su Nizza. Le reazioni al risultato delle amministrative nell'ex città sabauda furono vivaci soprattutto nel vicino Ponente ligure, dove movimenti spontanei al grido di viva l'Italia e di viva Nizza italiana si registrarono in modo diffuso da Ventimiglia a Sanremo, a Porto Maurizio e persino a Genova. Occorre ricordare, tra l'altro, che, a causa di un'erronea voce fatta circolare in molte città francesi, si credette a Nizza e in Francia che anche in Italia fosse stata proclamata la repubblica e che pertanto anche a Nizza stesse per essere proclamata tale forma di stato.

Al riguardo una delegazione nizzarda era partita per ottenere una soluzione in tal senso. D'altro canto, la discesa in campo di Garibaldi contro i prussiani a fianco dei francesi, fu sfruttata da questi ultimi con lodi sperticate dell' "eroe dei due mondi" (sincera fu però l'ammirazione di Victor Hugo nei confronti di Garibaldi, che, solo in Europa, a detta dello scrittore francese, era accorso in aiuto della Francia ferita), nel tentativo di scindere il partito italiano di Nizza e di "francesizzarlo". E certo tale iniziativa garibaldina suscitò un qualche imbarazzo presso i suoi concittadini, anche se alcuni di essi pensarono seriamente che i francesi per compensare l'intervento di Garibaldi a sostegno della neonata repubblica francese e vittorioso a Digione contro i prussiani invasori, gli avrebbero
concesso in premio l'indipendenza di Nizza, di una Nizza repubblicana. A confondere le acque erano state rese note persino le dichiarazioni del nuovo rappresentante repubblicano della Francia a Firenze, Sénard, secondo cui "La République ne pouvait pas vouloir garder Nice par la violence"...e la Francia era disposta "à revenir sur le passé, a l'entière satisfaction de l'Italie": dichiarazioni che erano riportate persino in una lettera inviata dal Presidente del Consiglio Crispi al giornale italiano "Diritto di Nizza" (po soppresso dai francesi) e pubblicata il 27 novembre. In realtà sarebbe stato troppo ingenuo ed ottimistico pensare che le parole di Sénard sarebbero state sufficienti a mutare lo stato delle cose con un ritorno di Nizza all'Italia.

E d'altra parte, nonostante la generosa azione di Garibaldi, il quale aveva invitato i propri concittadini a sostenere la repubblica francese contro i prussiani, lo stesso patriota ligure venne accusato dai nizzardi di fare un favore alla Francia, rendendosi colpevole di tradimento verso la causa nizzarda e italiana. Galateri di Genola fu, intanto, nuovamente invitato dal Regio governo a perseverare nella condotta prudente, "considerando una viltà e un infamia approfittare dei disastri della Francia... e a limitarsi a questioni di natura squisitamente amministrativa".Echi di queste vicende e di simili considerazioni si colgono anche nei rapporti della sottoprefettura di Sanremo che risentiva delle notizie provenienti da oltre confine e le seguiva con la crescente moderazione raccomandata
dal Ministro degli Esteri italiano Visconti Venosta. Nella circostanza il ruolo della sottoprefettura di Sanremo si rivelò, infatti, assai prezioso, non solo come osservatorio privilegiato, ma anche come filtro istituzionale nella gestione di così delicati (e geo-politicamente vicini) affari internazionali: come del resto avvenne sempre dalla sua creazione nel 1797, su modello napoleonico, ed avverrà ancora, grazie all'abile contributo dei suoi titolari, fino alla sua soppressione nel 1926. Il rappresentante francese in Italia veniva richiamato a Tours dal governo repubblicano per le incaute dichiarazioni inizialmente rilasciate e sostituito dal nuovo incaricato Rothan, a cui si era affidata una ben diversa missione. E
anche ciò trovava un attenta analisi da parte dell'istituzione sanremese e dei suoi solerti funzionari, che puntualmente riferivano, per il tramite della Prefettura madre di Porto Maurizio, all'autorità centrale di governo.

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