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Altre notizie | venerdì 15 gennaio 2016, 12:55

Pagine meno note della cessione di Nizza alla Francia

Le ragioni di tale processo verticistico, purtroppo non solo francese, stanno soprattutto nel non voler riconoscere la scelta federale o confederale come soluzione più adeguata per le nazioni moderne nel rispetto delle minoranze o delle diversità linguistiche

Nizza ed il suo circondario era un comune autonomo italiano con ascendenze liguri e con lingua occitana, dalle forti influenze liguri e piemontesi, che riconosceva come le altre città dell'Italia settentrionale l'autorità del Sacro Romano Impero. Per secoli Nizza difese la propria libertà e la propria autodeterminazione dalle mire della Francia e della Provenza, dopo essersi difesa dai saraceni nel contesto della lega italiana tra il IX e il X secolo. Nel 1388 i nizzardi chiesero l'annessione allo Stato Sabaudo, anche per meglio favorire i collegamenti del territorio di Nizza con quelli autonomi raggruppati nella componente sabauda (Contea di Savoia, Principato di Piemonte, contea di Aosta e altri minori), oltre che per essere tutelati da una potenza meno invadente di quelle vicine. E Nizza era davvero una grande città che non intendeva soccombere sotto la pressione straniera, quali erano quella francese e quella provenzale. Anche il Nizzardo divenne una Contea e i Savoia ne riconobbero gli Statuti di autonomia e giurarono solennemente che non avrebbero mai ceduto Nizza a signorie straniere. Giuramento che venne rinnovato fino al 1860. I Savoia ottennero così uno sbocco al mare riconosciuto dal Sacro Romano Impero e dalle stesse potenze vicine, Francia e Provenza. Ma i tentativi francesi di impossessarsi di Nizza non cessarono nel tempo. La Francia, che aveva distrutto la particolarità della lingua e della civiltà provenzale con la scusa della crociata contro gli Albigesi, provò nel 1543, con la complicità dei turchi, ad impadronirsi di Nizza, ponendola sotto assedio e poi saccheggiandola. Il Castello di Nizza resistette valorosamente e in tale combattimento si distinse l'eroina locale Caterina Segurana, eroina nizzarda per eccellenza. Anche nel 1705 i francesi tentarono di occupare Nizza e compirono atrocità, facendo anche impiccare una giovane donna, colpevole di aver portato i viveri agli assediati. Nel 1561 Emanuele Filiberto introdusse, come avveniva ovunque, il latino da lingua ufficiale, sostituendola con il volgare del posto.Tale lingua fu usata anche nei documenti pubblici. Emanuele Filiberto introdusse il francese in Savoia e l'italiano in Piemonte, non proibendo mai le lingue locali, come aveva fatto la Francia, vietando il provenzale e perseguitando chi non vi si atteneva.Nel XVIII secolo Lo Stato Sabaudo abbellì Nizza di molti pregevoli monumenti e consentì lo sviluppo e il fiorire di una splendida ed originalissima cultura italiana, oltre che di stretti legami con l'altra parte ligure, verso Ventimiglia e la Riviera, posta sotto la Repubblica di Genova, ma anche con la sabauda Oneglia, con la quale si intrattenevano relazioni fitte e frequenti. Con lo scoppio della Rivoluzione Francese, Nizza venne occupata dalle truppe francesi che si macchiarono di eccidi indicibili, suscitando l'opposizione di movimenti contro-rivoluzionari filo-sabaudi e indipendentistici, anche in difesa della religione cattolica. Lo stesso movimento rivoluzionario locale, tuttavia, non fu mai così spinto da mettere in dubbio le libertà nizzarde. Con la caduta di Napoleone, Nizza tornò ai Savoia, insieme a tutto il resto del territorio ligure appartenuto a Genova, e divenne poi, nel 1859, capoluogo della provincia che comprendeva Ventimiglia, Sanremo e Porto Maurizio. Le vicende della cessione di Nizza alla Francia, dopo il Trattato di Torino del 24 marzo 1861 come compensazione territoriale alla Francia per l'intervento a fianco del Piemonte durante la II guerra di indipendenza, sono note. Altrettanto note sono le vicende del cosiddetto Esodo Nizzardo che vide un quarto della popolazione abbandonare la città, conservando la cittadinanza savoiarda e quindi italiana. Nizzardi di ogni ceto si trasferirono a Ventimiglia, a Ospedaletti, a Sanremo, a Porto Maurizio, ad Oneglia, addirittura ad Alassio e a Savona, se non a Genova, ma anche a Torino e nel resto d'Italia. La parte che rimase, dicono gli storici, anche quella di lingua francese - che avrebbe preferito rimanere con i Savoia - fu sottoposta ad un intenso processo di francesizzazione (autentico "genocidio culturale" come è stato scritto) che in misura rilevante fu effettuato con toni forzati e persecutori, al punto che una decina di anni, dopo l'annessione alla Francia, finì per provocare i cosiddetti Vespri Nizzardi: rivolta della popolazione e richiesta di annessione all'Italia alla notizia della caduta di Napoleone III nel 1870. Già nel 1863 Garibaldi si univa al grido di dolore dei nizzardi, "esuli in patria", per denunciare questo drammatico stato di cose. Si tratta di una pagina poco conosciuta o sottovalutata da una parte e dall'altra del confine. Il giornale di lingua italiana La Voce di Nizza, improntato ad idee risorgimentali, venne riaperto dopo la chiusura decretata dalle autorità francesi nel 1861 e così rifiorirono le attività culturali e patriottiche che erano state soffocate dalla polizia francese. Un errore esecrando che, lungi dal provocare una migliore integrazione degli italiani di Nizza in Francia, ne causò il risentimento, oltre che la crescente ostilità. Nei giorni drammatici della guerra franco-prussiana, Giuseppe Garibaldi, ritornato valorosamente a difesa di Nizza, fu eletto rappresentante della città in seno al nuovo parlamento repubblicano di Bordeaux. I testimoni oculari parlarono di folle immense che scesero nelle vie di Nizza, inneggiando all'Italia e chiedendo a gran voce il reintegro nel territorio italiano. Accanto a Garibaldi vennero eletti altri due rappresentanti nizzardi di lingua italiana all'assemblea francese, ma quest'ultima non riconobbe la legittimità di tale scelta e anzi il nuovo potere repubblicano adottò una nuova feroce e sistematica linea repressiva dei valori e dei simboli italiani nella città, mentre lo stesso regno d'Italia non mosse un dito per venire incontro alle richieste dei nizzardi. Parigi favorì poi una forte immigrazione da altre parti della Francia a Nizza per cancellare ogni possibile traccia di italianità: furono cambiati anche i nomi italiani, riproponendoli in francese, anche se tale operazione, per fortuna, non fu completa, lasciando in un certo senso vive le chiare origini italiani di cognomi assolutamente liguri e piemontesi (nel cimitero della Turbie, per fare solo piccolo un esempio, si nota una stragrande maggioranza di nomi liguri e piemontesi nelle file dei caduti francesi nella I guerra mondiale). Le ragioni di tale processo verticistico, purtroppo non solo francese, stanno soprattutto nel non voler riconoscere la scelta federale o confederale come soluzione più adeguata per le nazioni moderne nel rispetto delle minoranze o delle diversità linguistiche (la Confederazione Elvetica docet) Errore che sembra, invece, voler compiere, sotto certi aspetti, anche l'odierna Unione Europea.

Pierluigi Casalino

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