E’ una delle stelle italiane del Principato di Monaco. Un Vip dell’etere, non da riflettori ma in un certo senso più appartato come chi fa davvero questo mestiere. Un lavoro che conserva un quid che gli altri media non hanno: lo speaker radiofonico sa regalare intimità e lascia posto al sogno. In termini di impegno e concentrazione, nella diretta specialmente, è un lavoro simile a quello del fare televisione. Ed anche se Horn e Downes, già alla fine degli anni ‘70 cantavano “video killed the radio star”, nemmeno nell’era di Internet e con l’onnipresenza della rete la storia sembra aver dato loro ragione.
Meglio per noi, che continuamo a sognare in pace e per chi, come lui, ha una lunga carriera radiofonica alle spalle che comincia da giovanissimo in una piccola città del Piemonte alle porte di Torino. Maurizio Di Maggio, inizia il suo primo viaggio nell’etere da Ivrea, sua città natale, per poi approdare nel Principato più famoso al mondo. E’ proprio lui che ci racconta sorridendo “dopo essere diventato pesce grosso fra i piccoli, mi sono chiesto: e perché non fare il pesce piccolo fra i grossi?”. Ed è andata piuttosto bene.
Maurizio Di Maggio non è solo storica voce di Radio Monte Carlo, in un certo senso sei “la” voce italiana del Principato di Monaco.
- Ho collaborato con MC Sat per traduzioni in italiano e sono speaker della televisione del Centre de Presse di Monaco – Monaco Info – che ha la sua rubrica italiana, quindi si, in un certo senso si può dire che sono la voce italiana del Principato -
Da quanti anni sei "voce" e qui a Monaco?
- Sono una voce dal tempo in cui leggevo brani di letteratura italiana a scuola. Volevo sempre leggere io. Già alle scuole elmentari e medie volevo leggere. Perché leggevo bene, scorrevolmente, poi al liceo quando è diventata più profonda la parte era mia! Di lì ho scoperto di essere portato per le doti vocali e sempre durante il liceo ho inziato a frequaentre la radio privata della mia città che è Ivrea -
Come si chiamava la radio?
- Si chiamava Radio Ivrea Canavese. Era una radio di provincia in cui ho cominciato a farmi sentire ed a volermi migliorare. E' stata quella la molla. Volevo fare un corso di dizione, togliere l’accento piemontese per capire bene come funzionava la radio, i microfoni per parlarvi meglio e tutto il resto. Nel frattempo gli studi continuavano e dopo il liceo mi sono iscritto a giurisprudenza. Proprio perché m’immaginavo “principe del foro” a tenere arringhe con la mia voce... -
Sempre la voce in primo piano insomma. Dopo Radio Ivrea Canavese?
- La radio locale è andata avanti per un po’. Poi mi hanno notato in una radio di Biella. Nel frattempo scrivevo critiche musicali per un giornale che si chiama la “Sentinella del canavese” che è un giornale di Ivrea e dove ho fatto il mio praticantato. In due anni sono diventato giornalista pubblicista. Ero giovanissimo avevo 19 anni, fra i più giovani pubblicisti in Italia. Intanto continuavo i miei studi per migliorare la voce. Ho frequentato un corso di studi di dizione e da lì è partito un corso di doppiaggio, ho imparato a doppiare seguendo una scuola specifica. Ed intanto avevo lacsito Ivrea per lavorare nelle radio di Torino. Da Radio Torino International, sono andato a Radio 195 ed alla fine sono approdato a Radio Reporter siamo negli anni ’83. Questa era la radio “più fighetta" della città quella ascoltata dalla “gente di collina”. Era una radio carina, molto ben fatta, vicina alla Radio Monte-Carlo di oggi, contemporary come stile e come target. Così come il suo direttore dei programmi musicali: Piero D’Amore. Un uomo molto elegante il più desiderato della città. Ricordo il suo slogan “Radio Reporer, la musica più bella del mondo” (Maurizio intona la sua voce bassa e piuttosto sexi…). Era un artista, un grande personaggio che è stato anche fonte di ispirazione, un dandy, accompagnato da donne bellissime…tutti avrebbero voluto essere un po’ come Piero D’Amore. Quella è stata una bella lezione, una bella palestra -
Dunque avevi lasciato la provincia per Torino. Come era la tua giornata tipo?
- Quando lavoravo per Radio 195 – anni 80 – la mia giornata tipo era: al mattino sveglia e via al lavoro in un’agenzia di pubblicità che si chiamava Pam Media a fare il creativo; scrivevo pubblicità e la leggevo. Poi andavo a Radio 195 dalle 14 alle 16 a fare la mia trasmissione. Una volta fuori facevo il giro di tutti gli studi pubblicitari per registrare spot. Poi casa, breve riposino e via, ancora fuori a fare serate in dicoteca. Tornavo a casa alle 3/4 del mattino e ricominciavo. Alla fine c'è stato un momento in cui mi sono detto: adesso sono diventato un pesce grosso nel giro piccolo. Sarà il caso che diventi un pesce piccolo nel giro grosso? Altrimenti non ce la facevo più...Ero giornalista, un po’ scrivevo, avevo delle collaborazioni, dirigevo un paio di radio mettendo la firma per la testata, facevo il disk Jockey, facevo lo speaker pubblicitario, facevo un po’ di televisione, facevo il copy pubblicità. La prima buona occasione che fosse arrivata fra questi 5 tipi di lavoro, l'avrei presa subito.
...to be continued nella 2a parte dell'intervista a Maurizio Di Maggio, i successi...