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Altre notizie | 23 aprile 2020, 08:25

Nuovi problemi per i frontalieri che lavorano a Monaco: dopo le code a San Ludovico ecco quelle all'uscita di Roquebrune (Foto)

“È normale – sottolineano i lavoratori - non ci sono treni, c’è una frontiera chiusa e più i controlli. Ma attenzione, perché da 1.000/1.500 persone al giorno, dal 4 maggio si passerà a 3.500/4.000, senza considerare che non tutti riprenderanno il lavoro”.

Nuovi problemi per i frontalieri che lavorano a Monaco: dopo le code a San Ludovico ecco quelle all'uscita di Roquebrune (Foto)

Anche oggi i lavoratori frontalieri che, da Ventimiglia e zone limitrofe si sono spostati verso la Francia e, soprattutto verso il Principato di Monaco per raggiungere i propri luoghi di impiego, hanno avuto a che fare con lunghe code. Questa volta, però, in autostrada.

Abbiamo parlato ieri delle colonne di auto ferme al confine di Ponte San Ludovico, a causa della soppressione dell’unico treno verso il paese transalpino e per i controlli che vengono effettuati dalla Polizia francese al valico. Oggi, in molti si sono affidati all’autostrada e, dopo il transito tutto sommato ‘tranquillo’ al confine tra A10 e A8, si sono trovati invischiati nella coda all’uscita del casello di Roquebrune, quello più comodo per raggiungere il Principato.

Con Ponte San Luigi chiuso, i problemi di utilizzo dei treni ed i controlli della documentazione al confine da parte dei francesi, ora i lavoratori frontalieri si chiedono cosa potrà accadere dal 4 maggio, quando terminerà il ‘lock down’ in Italia e ci sarà la riapertura delle attività con la ripresa del lavoro. I sindacati dei frontalieri stanno tentando, attraverso una attività diplomatica con i Prefetti di Nizza ed Imperia, di far riaprire almeno il confine di Ponte San Luigi, anche se le problematiche risiedono in particolare nell’assenza di treni.

“È normale – sottolineano i lavoratori - non ci sono treni, c’è una frontiera chiusa e più i controlli. Ma attenzione, perché da 1.000/1.500 persone al giorno, dal 4 maggio si passerà a 3.500/4.000, senza considerare che non tutti riprenderanno il lavoro”.

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