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Business | 16 giugno 2020, 08:00

Tutti al suo capezzale: il turismo, in Francia, dà cenni di ripresa

Forti investimenti per generare la ripresa del settore turistico. La ripartenza di affida alle località fino ad ora ai margini dei grandi tour, con le grandi località costiere a giocare un ruolo diverso, pur assicurando, attraverso le loro strutture, accoglienza

Un ristorante sul Quai des Etats Unis a Nizza. Foto di Ghjuvan Pasquale

Un ristorante sul Quai des Etats Unis a Nizza. Foto di Ghjuvan Pasquale

E’ il grande malato, al cui capezzale stanno accorrendo in tanti: l’importanza del turismo per dare slancio alla ripresa dopo il crollo dell’economia dovuto alla pandemia è sotto gli occhi di tutti.

I conti, però, non tornano, almeno in Francia, Paese turistico per eccellenza con i suoi grandi numeri che, per tre mesi, si sono sostanzialmente azzerati e che ora lentamente stanno riprendendo quota.

Nella Regione Sud Provence-Alpes-Côte d’Azur lo Stato ha distribuito un miliardo di euro (solo nell’ l’Ile-de-France è stato fatto di più assicurando un gettito doppio): tutto per aiutare il settore a riprendersi.

La risposta è giunta: al momento il 63% degli hotel ha riaperto. Lo scorso anno 90 milioni di stranieri soggiornarono in Francia generando 57 miliardi di gettito, in questo tragico 2020 è difficile fare dei calcoli, anche perché manca all’appello proprio la regione di Parigi che ha sempre veicolato la maggioranza dei visitatori.

Ci si affida alla riapertura delle frontiere: sia a quelle interne all’area europea, sia quelle extra europee, ma i tempi si allungano e soprattutto il settore aereo tarda a riprendersi.

Al momento il tasso di occupazione degli hotel è intorno al 30%: una cifra che è già un successo se si pensa che appena un mese fa era vicina allo zero, ma che indica anche quanta strada ancora debba essere percorsa.

Fino ad oggi, in tutta la Francia, 85 mila imprese turistiche hanno beneficiato di prestiti per 8,1 miliardi di euro, una media di 95 mila euro ad impresa, in buona parte (4,5 miliardi di euro) sono stati destinati a bar e ristoranti.

Anche il turismo di affari è al momento al palo, soprattutto quello legato al mondo dell’automobile che risente di una doppia crisi: anche su questo settore si sta correndo ai ripari, ma il divieto di organizzare manifestazioni che accolgano più di 5 mila persone, in vigore fino al 31 agosto, sostanzialmente blocca gli eventi a maggior richiamo, fiere comprese.

L’idea che il mondo imprenditoriale francese si sta facendocon la riapertura delle frontiere, almeno al turismo interno alla Comunità Europea, è che la restante parte della stagione servirà a porre serie basi sulle quali poggiar la “vera” ripresa affidata al 2021.

Partiranno dunque campagne pubblicitarie, input e sollecitazioni sia sul mercato interno che su quello estero: la Francia vuole tenersi stretta la qualifica di prima nazione turistica europea e “lancia” i suoi borghi e i luoghi meno frequentati.

Località fino ad ora rimaste ai margini dei grandi tour che potrebbero rivelarsi il vero asso nella manica: se ne stanno accorgendo un po’ ovunque con i piccoli paesi e i parchi che si stanno imponendo per numero di presenze.

Forse la ripresa del settore passerà proprio da lì e, almeno per quest’anno, le grandi località costiere giocheranno un ruolo diverso, pur assicurando, attraverso le loro strutture, accoglienza.






Beppe Tassone

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