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Altre notizie | 14 luglio 2020, 07:00

Il dovere della memoria

Quattro anni fa la strage sulla Promenade des Anglais: 86 vittime e centinaia di feriti. La memoria ci accompagna e ci guida, anche in epoca di covid, quando altre preoccupazioni potrebbero distogliere la nostra attenzione, in questo fondendo il passato e il presente in un unico racconto al quale partecipiamo tutti, come protagonisti e non come comparse

Il primo memoriale al Jardin Albert Ier

Il primo memoriale al Jardin Albert Ier

Passeggio pressoché quotidianamente sul luogo dove 86 persone sono state uccise e centinaia sono state ferite, dove tante famiglie sono state distrutte ed una città ha subito un affronto inimmaginabile.

Passeggio tutti i giorni, anche se, per alcuni mesi, proprio quel marciapiede, fra i più belli al mondo, che sfiora il mare e si affaccia su palazzi dall’enorme valore architettonico, che è stato fotografato miliardi di volte e che è nei sogni di tante persone, è stato negato al passeggio delle persone.

Non può essere che chiodo scacci chiodo, che tutto si annacqui, che il Covid 19 serva a far dimenticare la strage, quella strage di quattro anni fa.

La memoria non va cancellata, come le radici, la storia, il bello e il brutto della vita delle persone devono servire a creare un insegnamento per la collettività, un modo per comprendere gli errori e per  cercare di migliorarsi.

La strage di Nizza l’ho vissuta, in tutta la sua intensità, la mattina del 15 luglio, il giorno dopo, quando le prime luci dell’alba consegnarono a chi volle recarsi sulla Promenade des Anglais le immagini del bianco.

Il bianco delle lenzuola che avvolgevano ancora i corpi o parti di essi, dei guanti utilizzati da chi aveva prestato soccorso, dei fazzoletti di carta colorati dal rosso del sangue.
Sono passati quattro anni, la città è cambiata, anche sotto il profilo urbanistico, la gente è cambiata, la vita collettiva non è più stata la medesima.
Poi è giunto il Covid 19 ed ha colpito nuovamente: non deve però distogliere la memoria  e i ricordi.

Le 86 vittime che commemoriamo oggi, sono ancora là a ricordarci che in una sera un poco piovigginosa si erano recate per assistere ai fuochi d’artificio e per godere di un poco di musica nel giorno più bello e festoso della Francia.

Un camion maledetto, anch’esso bianco, tolse loro la vita e cambiò radicalmente la percezione di quel giorno di festa,.

Da quel momento, per Nizza, il 14 luglio  non è più sinonimo di gioiosi incontri tra le strade, di danze, di musiche, ma di un lutto che continua a perpetuarsi.

La libertà, la fraternità, l’uguaglianza che costituiscono le basi sulle quali posa la Repubblica francese non sono state scalfite, ne sono uscite rafforzate, ma le 86 vittime sono ancora là, con i loro oggetti caduti per strada, i giochi dei bambini, le carrozzine, i cellulari a ricordarci che la vigliaccheria umana non ha limiti, ma che la memoria serve proprio per sconfiggerla.

Perché la memoria ci guida, ci aiuta a fortificarci e ci insegna: chi non ha memoria, chi vuole cancellarla, chi vuole modificarla, chi vuole rivederla ha poco a che fare con l’umanità vera, con il coraggio e la generosità che spinse tante persone a soccorrere i feriti, a consolare i parenti, a coprire i morti.

La memoria ci accompagna e ci guida, anche in epoca di covid, quando altre preoccupazioni potrebbero distogliere la nostra attenzione, in questo fondendo il passato e il presente in un unico racconto al quale  partecipiamo tutti, come protagonisti e non come comparse.



Beppe Tassone

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