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Business | 20 luglio 2020, 07:00

“I cinesi spendevano mille euro…i francesi al massimo 63”, in crisi lai vendita dei profumi a Grasse

Calo verticale negli incassi: Grasse chiede lo stato di crisi per il settore della profumeria. Spariti gli acquisti da mille euro, che prima dell’epidemia rientravano nella normalità. Di poche decine di euro la spesa della clientela europea

Musée International de la Parfumerie, Grasse

Musée International de la Parfumerie, Grasse

Mancano i cinesi, mancano gli arabi, mancano i rissi e mancano gli americani e loro sono in crisi di astinenza e non sanno come uscirne: si tratta dei “profumieri” di Grasse che, dopo l’epidemia di Covid 19, hanno visto sparire i turisti più disposti a spendere e con loro buona parte degli affari, o almeno di quelli più sostanziosi.

Raccontano alla  maison Galimard che l’assenza di turisti provenienti da quelle tre grandi aree non solo ha rarefatto il numero dei visitatori (scesi del 60%), ma soprattutto degli incassi.

Un turista cinese, americano o russo, sia che arrivasse in gruppo, sia che venisse a visitare i celebri “santuari” della profumeria singolarmente, andava via dopo strisciato la carta di credito per acquisti intorno ai mille euro.

Sono rimasti i turisti europei, quasi essenzialmente francesi e la spesa media è scesa a 65 euro, che non sono pochi, certo, ma rappresentano una goccia nel mare dei mille euro di prima.

Rischio occupazione, problemi economici ed anche tanta tristezza: nel paese di profumi, come in quello dei balocchi, certe assenze si fanno sentire, sotto molti punti di vista.

Il passaggio da 1.000 euro a 63 è del tutto rilevante e i volumi di affari sono così diminuiti dell’80% ancor di più di quelli delle presenze e non si vede alcuna luce all’orizzonte.

Il Covid 19 sta riprendendo d’intensità, alcune frontiere sono ancora chiuse, altre potrebbero esserlo molto presto.
Di aerei ne atterrano sempre pochi, soprattutto mancano i voli extra europei.

A Grasse i profumi sono là, l’interesse esiste, ma al momento di tirare fuori la carta di credito, l’assenza di visitatori provenienti dall’Asia, dall’Est Europeo e dall’America si fa sentire.

Non resta, dunque, che chiedere lo stato di crisi e l’accesso alle sovvenzioni che già sono state riconosciute ad hotel, ristoranti ed alle strutture che organizzavano avvenimenti a forte richiamo.
Per ora altre strade non se ne vedono.



Beppe Tassone

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