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Altre notizie | 17 settembre 2020, 09:00

La sopravvivenza dello spirito ligure in alcuni borghi della Francia meridionale

Recenti studi provano che l'origine dei coloni liguri che nel XV secolo raggiunsero la Provenza ed altre località dell'odierna Francia meridionale, già storicamente individuata in Oneglia ed in Albenga,

La sopravvivenza dello spirito ligure in alcuni borghi della Francia meridionale

Recenti studi provano che l'origine dei coloni liguri che nel XV secolo raggiunsero la Provenza ed altre località dell'odierna Francia meridionale, già  storicamente individuata in Oneglia ed in Albenga, sembra comprendere anche territori ancora più ad oriente della piana ingauna.

Il che consente di trarre conclusioni molto importanti sulle vicende linguistiche dell'intera Liguria Occidentale nel tardo Medioevo. E ciò getta nuova luce sulla storia del cosiddetto dialetto "figon", le cui superstiti tracce rappresentano una preziosa testimonianza della sua influenza non solo nel contesto sociale del sud della Francia, ma anche in quello dei rapporti di quest'ultimo con la Liguria nel suo complesso.

Le ricerche in corso assumono un rilievo non trascurabile sul piano di molteplici  prospettive interdisciplinari. L'isolamento di Mons, da un lato, il permanere di relazioni commerciali tra Biot e la Liguria, dall'altro, contribuiscono a porre in luce elementi assai interessanti per la riflessione sui processi di declino delle lingue parlate nelle isole alloglotte in terra transalpina. La pressione contemporanea del francese e dei locali dialetti provenzali comporto' appunto la progressiva sostituzione nel corso dell'ultimo secolo di ogni traccia dell'antica presenza linguistica ligure.

Le forti interferenze provenzali prima e del francese dopo finivano, ovviamente, per favorire il sopravvento di questa ultima lingua per il suo maggiore prestigio. Tuttavia viene tuttora conservata, comunque e tenacemente, la memoria storica delle origini dei genovesi di Provenza. "Nautres sian Ginouve's"(noi siamo genovesi), si sente ripetere a Mons in dialetto provenzale. Negli anni Settanta del secolo scorso un religioso  di Savona, giunto a Biot per seguire una tappa del Tour de France, fu caldamente festeggiato dalla gente del luogo come un vero conterraneo. Un'altra prova di quanto non si possa cancellare la storia.

Pierluigi Casalino

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