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Altre notizie | 28 settembre 2020, 10:00

“La polizia ha esagerato”: verso la conclusione la vicenda della settantatreenne Geneviève Legay ferita durante una carica (Video)

Colpita durante una manifestazione a Nizza lo scorso anno, l’anziana donna è stata a lungo in ospedale. Ora l’inchiesta dà ragione alla Gendarmeria che si rifiutò di obbedire all’ordine di intervenire e definisce “inappropriato” l’intervento della polizia. La vicenda contribuì a trasferimenti eccellenti

Geneviève Legay a terra il 23 marzo 2019

Geneviève Legay a terra il 23 marzo 2019

Il 23 marzo del 2019, un’epidemia fa, una manifestazione di gilet jaunes finiva nella maniera peggiore: un’anziana signora, Geneviève Legay, 73 anni, che manifestava con la bandiera della pace, rimaneva a terra colpita da un poliziotto, dalle parti di Place Garibaldi.

La donna, ferita in modo grave, venne ricoverata in ospedale e la degenza fu lunga, nei primi giorni si temette persino per la sua vita.

Si era in giorni particolari, con la città con i nervi a fior di pelle per la contestuale visita del presidente cinese Xi Jinping: Nizza era blindata, poliziotti dappertutto e la manifestazione dei gilet jaunes, annunciata peraltro in un’area molto distante dalla Promenade e dall’Hotel Negresco dove soggiornava il capo di stato cinese, aveva fatto salire la febbre a molti responsabili dell’ordine pubblico.

Fatto sta che un’innocua manifestazione di gilet jaunes, con poca gente e la “vecchietta pasionaria” in prima fila finì come non sarebbe dovuta finire.

Le polemiche e le richieste di chiarimenti furono subito forti, molti sbagliarono, soprattutto nella trasparenza.

A guidare le operazioni il commissaire divisionnaire Rabah Souchi, con la gendarmeria che si rifiutò di partecipare alla carica: il Procuratore della Repubblica, al tempo era Jean-Michel Prêtre, prima assicurò che Geneviève Legay nemmeno era stata sfiorata dalla polizia e poi affidò l’indagine ad un segmento della polizia diretto dalla compagna del commissario sotto inchiesta.

Fatto sta che, fidandosi delle affermazioni, lo stesso Presidente della Repubblica dichiarò pubblicamente che non vi era stata connessione tra il ferimento della signora e l’azione della polizia: smentito poi da immagini, filmati e testimonianze.

La vicenda, nei mesi successivi, avrebbe contribuito a due trasferimenti eccellenti: quello del Prefetto Georges-François Leclerc a Seine-Saint-Denis e quello del Procuratore della Repubblica Jean-Michel Prêtre, divenuto avvocato generale alla Corte d’Appello di Lione.

Ora la “polizia della polizia”, (IGPN), ha terminato la propria inchiesta sulla vicenda giudicando “sproporzionato” l’intervento della polizia. Mediapart, organo d’informazione francese, riporta la notizia che “nelle sue conclusioni, l'IGPN coinvolge il commissario di divisione Rabah Souchi, a capo delle operazioni e concorda con il capitano della gendarmeria che, il giorno dei fatti, ha rifiutato di partecipare e di impegnare la sua squadra composta da quasi 60 uomini”.

Da sua parte Geneviève Legay così ha reagito in una intervista pubblicata da Nice Matin: “Vorrei congratularmi con il capitano dei gendarmi. Ha svolto un ruolo fondamentale nel rifiutarsi di intervenire su ordine del commissario. Anch'io sono stata una funzionaria pubblica, a volte ho disobbedito. Quest'uomo ha fatto il suo dovere”.

La palla passa ora al tribunale che sarà chiamato a giudicare anche sulla base delle conclusione del servizio ispettivo della polizia.
A pagarne le conseguenze è la vittima: M.me Geneviève Legay continua a soffrire di assenza di odorato e di gusto ed ha difficoltà nell’equilibrio.

A rimanere esaltata la democrazia che, in episodi come questi, fa la differenza e sia pure un anno e mezzo dopo fa chiarezza , esaltando la trasparenza.

Beppe Tassone

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