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Altre notizie | 11 novembre 2020, 07:00

“A tua insaputa”, quando scopri che ti hanno venduto l’alloggio e non ne sai nulla

La “storia” che raccontiamo è avvenuta a Nizza, nel quartiere Fabron ed ha dell’incredibile.

La spiaggia di Fabron vista da Carras a Nizza

La spiaggia di Fabron vista da Carras a Nizza

Una storia “vera” avvenuta a Fabron, quartiere dell’Ovest di Nizza, racconta cosa può succedere, per fortuna con estrema rarità, quando si acquista un appartamento o lo si mette in vendita.

I fatti
Nel 1995 due fratelli, Christophe e Jean Reale acquistano, nel medesimo palazzo di Nizza, nel quartiere Fabron, due passi dalla Promenade des Anglais nell’Ovest della città, due alloggi. Quello di Christophe è di due stanze (in Francia viene classificato F1), quello di Jean di una stanza sola, uno “studio”: i due alloggi si trovano allo stesso piano.

Gli alloggi vengono dati in gestione, per l’affitto, ad un’agenzia di Cagnes sur Mer, assorbita due anni fa da uno dei grandi colossi dell’immobiliare francese, Foncia.

Mentre Christophe continua a voler rimanere in possesso dell’alloggio per venirvi a stare quando andrà in pensione e dall’Italia, dove lavora, si trasferirà a Nizza, Jean decide di metterlo in vendita.

Qui la “storia” si colora e diviene incredibile.
L’agenzia Foncia comunica, a più riprese, a Christophe che non riesce ad affittare l’alloggio perché “troppo caro” oppure “privo di garage”.
Intanto l’alloggio di Jean (quello messo in vendita) “transita” dall’agenzia Foncia di Cagnes ad una di Nizza per ragioni di comodità in previsione delle visite da parte dei potenziali acquirenti.

Nel mese di febbraio di quest’anno (prima dunque del confinamento per via del Covid) l’alloggio di Jean viene venduto, al termine di una prassi consolidata che richiede alcuni mesi che intercorrono tra il compromesso e la formalizzazione della vendita per consentire al comune di esercitare eventuali diritti di prelazione e ai notai di acquisire una corposa documentazione a corredo dell’atto.

Documentazione che comprende l’analisi di un esperto sullo stato dell’immobile, eventuale presenza di termiti, di condutture in piombo o di amianto. Inoltre eventuali pendenze per quanto concerne le spese condominiali oltre ai regolamenti che regolano la vita dell’immobile, l’ultimo bilancio approvato ed anche eventuali lavori approvati dall’assemblea generale ancora da eseguire. Infine gli atti di provenienza dai quali si desume come e quando il proprietario sia venuto in possesso dell’appartamento che sta per vendere.

Insomma a corredo di un contratto la documentazione è notevole e il rischio di errore si dovrebbe abbassare.

Questa volta però…
Un “brutto giornoChristophe (sempre in attesa che il suo alloggio trovi un affittuario) viene informato dall’agenzia Foncia di Cagnes che il suo appartamento pare occupato abusivamente.
Pronto viaggio in Francia del “proprietario” che si trova di fronte ad un signore che occupa sì il suo alloggio, ma a suo dire più che legittimamente avendolo regolarmente acquistato ed essendovi andato ad abitare dopo dei lavori di manutenzione.

Cosa è successo?
L’alloggio di Jean (uno studio) è stato confuso con quello di Christophe (2 pieces) e quest’ultimo è stato mostrato ai potenziali acquirenti. La somma richiesta era particolarmente conveniente (facile a comprenderne la ragione) e l’acquirente è stato trovato.
A firmare l’atto di vendita Jean è stato, in forza di delega, un notaio di Neuilly-sur-Marne, nella regione parigina, che non è intervenuto direttamente all’atto.
Nessuno dei due notai, quello che ha redatto l’atto di vendita e quello che rappresentava il venditore (peraltro non intervenuto personalmente, la legge lo consente ed anche lui rappresentato dal notaio) si è accorto dello “scambio di proprietà”, né della diversità del nome di battesimo dei proprietari e delle loro date di nascita.

E adesso?
Christophe si rivolgerà alla magistratura per ottenere di tornare in possesso del suo alloggio, l’acquirente sostiene di aver visto “quel 2 pieces” e non lo “studio” e quindi di aver comperato, in assoluta buona fede, e quindi di non volersene andare.
Foncia non rilascia dichiarazioni ed anche i notai si trincerano dietro al segreto professionale.

Andrà senza dubbio a finire bene (per il venditore e forse anche per l’acquirente), le assicurazioni professionali ripareranno all’errore e qualcuno si prenderà una bella lavata di testa dai rispettivi ordini professionali, ma la cosa potrebbe non essere immediata, i tempi della giustizia sono lunghi e tre persone, in buona fede, si trovano a trascorrere giornate amare.

Jean che pensava di aver venduto il proprio alloggio, del quale continua invece ad essere proprietario e che dovrà restituire i soldi, Christophe che vede avvicinarsi la pensione e non sa se potrà trascorrerla a Nizza e l’acquirente che ha fatto spese di ammodernamento, è andato a vivere in quel condominio ed ora rischia il “danno” oltre alla beffa e con ogni probabilità di dover traslocare.

Le stranezze e i dubbi

Qualche “stranezza” in questa storia comunque traspare:

  • Quella delle bollette dell’energia elettrica 
  • Quella delle spese condominiali;
  • Quella del conteggio della plusvalenza e dei conteggi che debbono essere fatti sul contratto di acquisto (e quindi su quello di Christophe);
  • Quella dell'indicazione in contratto della provenienza che presuppone l'acquisizione dal proprietario del contratto di acquisto o dall'atto di successione.

Sarà, ma l'impressione che abbiamo é che probabilmente vi sarà una seconda puntata...che Montecarlonews puntualmente racconterà.



Beppe Tassone

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