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Altre notizie | 04 gennaio 2021, 07:00

Rapimento di Jacqueline Veyrac, inizia oggi il processo a Nizza. Principale imputato un canavesano

La donna proprietaria del Grand Hôtel di Cannes e del ristorante La Réserve di Nizza. Il principale imputato, in detenzione, è un ex assessore di Salassa nel canavese

Il Ristorante La Réserve di Nizza

Il Ristorante La Réserve di Nizza

Inizia oggi, in Tribunale a Nizza, il processo che vede coinvolte quattordici persone, fra le quali alcuni italiani, ritenute dagli inquirenti responsabili del tentativo di rapimento di una delle donne più ricche ed in vista della Costa Azzurra, M.me Jacqueline Veyrac.

Una vicenda che tenne occupate le cronache dei giornali per alcuni giorni, con ampi riflessi anche in Italia: sarebbe un piemontese, originario di Salassa, nel canavese, infatti, la persona aver architettato, anche piuttosto maldestramente, il tentativo di rapire la donna, ora sull’ottantina, che è una ricca proprietaria immobiliare con interessi diretti in due locali “emblematici” il Grand Hôtel di Cannes e il ristorante La Réserve di Nizza.

Per ricostruire la vicenda occorre tornate indietro all’autunno del 2016.
Il rapimento avvenne davanti ad una farmacia che si trova in Bd Gambetta, angolo Avenue Emilia, a pochi passi da un distributore di carburante e dal cantiere, allora in piena attività, per la realizzazione della stazione Alsace Lorraine della linea 2 del tram.

La donna, nel 2013, già aveva subito un tentativo di rapimento, che era stato fortunatamente sventato dal pronto intervento del marito, nel 2016 già deceduto. Nonostante questo precedente, pare che non avesse mai preso particolari precauzione.

Jacqueline Veyrac venne tenuta sequestrata per due giorni in uno sgangherato veicolo commerciale, dove fu ritrovata, nei pressi del centro commerciale di Nice Lingostière.
Fu un passante, incuriosito e reso sospettoso dal veicolo, ad avvisare la polizia e a rendere possibile la fine del sequestro. Le condizioni di M.me Jacqueline Veyrac, al momento della liberazione, risultarono provate, ma la donna era comunque in perfetta salute.

Due figure si stagliarono subito in questo affaire.
Personaggi strani, quelli che risultarono protagonisti di questa histoire nizzarda che tenne tanti col fiato sospeso e che finì bene più per fortuna (o per chance, come dicono da queste parti) che per altro.
Una storia (pare) priva di professionisti, orchestrata da dilettanti che potevano anche combinare un grosso guaio.

Conosciamoli meglio questi due protagonisti.

La spalla: un fotografo di 45 anni Luc G. reinventatosi detective, che avrebbe seguito M.me Jacqueline Veyrac per spiarne le mosse e per permettere alla manovalanza di potersi muovere con un minimo di conoscenza.
Un personaggio noto per averne combinate un po’ di tutti i colori.
Soprannominato “Tintin” le sue vicende giudiziarie iniziano nel 1996. Accusato di aver “rubato” delle foto a Caroline di Monaco si buscò quattro mesi di prigione, 3000 euro di multa e una pubblicazione a sue spese su Paris Match.
Passano gli anni e lo troviamo a bordo di una vettura, dalle parti di Place Garibaldi a Nizza, mentre provoca un incidente con un tram coinvolgendo pure un altro veicolo e finendo la corsa contro un bar: dieci feriti oltre i danni!
Non contento di questo, pare, sia stato sorpreso a fendere la folla dopo aver montato un lampeggiante sul suo veicolo e pure una sirena simile a quella usata dalle forze dell’ordine, traendo in errore pure il poliziotto di servizio ad un incrocio che ne agevolò il passaggio.

Il protagonista principale, un italiano, Giuseppe S, già assessore socialdemocratico (roba da Prima Repubblica…) di Salassa, un paesino nel Canavese a metà strada tra Torino e la Valle d’Aosta.
Lo stesso Sindaco del paese si disse “non stupito” di che quel suo concittadino potesse essere il mandante di un reato di tale gravità.
Lui era sempre a caccia di soldi, raccontò il primo cittadino Sergio Gelmini a La Presse, così inserito in varie attività mai chiare e limpide, amante della cosiddetta bella vita. Un faccendiere insomma, legato anche al prestito di soldi. Certo, non sono prove contro di lui ma, ecco, quando ho letto la notizia di un suo probabile coinvolgimento nel sequestro non mi sono stupito".

Nel 2009 l’occasione della sua vita: prende in gestione, assieme con un socio finlandese, il prestigioso ristorante La Réserve.
All’inizio lo frequentano in tanti, provenienti anche dal canavese, ma le cose poi non si mettono al meglio.

Il tutto finisce con una lite risolta dal tribunale e con una liquidazione giudiziaria: Giuseppe S. se ne deve andare e M.me Jacqueline Veyrac gli subentra nella gestione diretta.
Cova forse dentro della rabbia, il tempo non la lenisce e lui continua a rimuginarci su.

Nel 2013 Jacqueline Veyrac e suo marito sono vittime di un primo tentativo di rapimento, anche questo molto maldestro.
E’ suo marito, poi deceduto, a impedirlo: alla cosa non viene dato molto peso.

Fino ad arrivare all’autunno 2016: questa volta il rapimento riesce, ma gli autori non sono bene assortiti.

Il furgone che serve da prigione è scassato, con targa penzolante, attira l’attenzione di un cittadino che passa da quelle parti che s’insospettisce e tutto finisce con un primo gruppo di otto persone in carcere in attesa di un primo passaggio davanti al giudice.

Il processo che vede imputate quattordici persone coinvolte, secondo l’accusa, a vario titolo prende l’avvio oggi.

Giuseppe S., il principale imputato, salirà alla sbarra in stato di detenzione: è “dentro” da quattro anni dopo aver dato vita ad un rapimento “bislacco” che poteva finire davvero male se un passante non avesse scorto il furgone abbandonato in una strada della periferia nizzarda. Con lui altre sei imputati risultano attualmente detenuti: rischiano fino a dodici anni di prigione.


Beppe Tassone

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