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Altre notizie | 22 gennaio 2021, 19:00

Covid, a Nizza si analizzano le acque reflue

La situazione é in rapido peggioramento. Punte dell'8% nel quartiere del porto

Centro di depurazione di Nizza

Centro di depurazione di Nizza

Capita, in questi giorni a Nizza, di vedere dei tecnici che aprono i tombini delle acque reflue per calare “strane” apparecchiature.
Si tratta di un servizio svolto anche in alcune località della Regione PACA, tra le quali appunto Nizza, che serve ad individuare, con largo anticipo, i focolai di Covid 19.

E’ stato, infatti, constatato che dall’analisi delle acque reflue è possibile giungere ad individuare, con un lavoro sistematico, le aree a maggior infezione e quindi poter intervenire in zone mirate per cercare di fermare gli effetti dell’epidemia.

Purtroppo proprio dall’analisi delle acque reflue sta emergendo un preoccupante aumento dell’infezione da Covid 19 a Nizza.
La “barriera” del 4% di infezione è stata superata in quasi tutta la città con punte anche del doppio nel quartiere portuale. Si tratta di dati relativi a prelievi effettuati intorno al 12 gennaio, considerati i tempi tecnici di analisi: non è difficile ipotizzare che la situazione sia in costante peggioramento anche dopo quella data.

Si tratta di uno studio sperimentale, avviato grazie anche ad un finanziamento regionale, che viene attualmente condotto oltre a che a Nizza, a Marsiglia, Tolone, Avignone, Digne-les-Bains e Briançon.

I risultati delle analisi condotte durante l’estate consentirono di individuare tre diversi tipi di virus del Covid nelle acque reflue: il 20A1, di origine spagnola, il 20A2, francese e un terzo, il 20A, di origine genericamente europea. Dimostrazione della presenza turistica ed anche della diffusione di virus nella popolazione.

Il costo delle analisi è di circa 50 mila euro ogni mese ed a Nizza si agisce anche per la ricerca di altri virus presenti nelle acque delle fognature, a partire dalla “grippe” stagionale.

Per questa ragione la ricerca è stata ulteriormente sviluppata in città non solo con prelievi trasmessi ai laboratori regionali, ma anche con altri valutati in loco.

La mappatura del territorio appare infatti uno dei sistemi più efficaci per contrastare la diffusione del virus e soprattutto per identificare con largo anticipo la formazione di focolai.




Beppe Tassone

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