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Altre notizie | 18 aprile 2021, 08:00

“Io non ci sto”, la figlia del progettista del teatro nazionale di Nizza si oppone alla sua demolizione

Martine Bayard difende la “realizzazione architettonica e la sua originalità costituita da due inseparabili elementi monumentali”. Replica il comune di Nizza: “Un bosco urbano, 8 ettari di verde, 50 tonnellate di carbonio assorbite, il 40% di rumore in meno e l'abbassamento della temperatura da 2 a 3 gradi, rappresentano un intervento di interesse generale”

Il Théâtre National de Nice

Il Théâtre National de Nice

Le procedure per ampliare la Promenade du Paillon, fino al Palazzo delle Esposizioni, sono a buon punto, ma qualche polemica, nemmeno troppo sopita, si è ingenerata a proposito dell’annunciata demolizione del Théâtre National de Nice.

Ad opporsi Martine Bayard, figlia unica dell’architetto Yves Bayard deceduto nel 2008, i cui resti riposano nel cimitero di La Colle-sur-Loup.
Martine Bayard sostiene di essere depositaria della proprietà a titolo di “diritto morale” e chiede che la costruzione ottagonale, che attualmente ospita il Teatro Nazionale e che forma un tutt’uno con il Musée d'Art Moderne et Contemporain e la Tête Carrée, pure firmate dal padre, non sia demolito, ma venga recuperato al patrimonio edilizio esistente.

Il progetto approvato dal Consiglio Municipale prevede invece la demolizione del Teatro, il mantenimento e la valorizzazione del MAMAC e della Tête Carrée e la realizzazione di ulteriori 8 ettari di spazi verdi in pieno centro che praticamente creerebbero un’unica “passeggiata” dal mare fino al palazzo che attualmente ospita la Fiera di Nizza con la sola interruzione di Place Massena.

Mentre Martine Bayard affila le armi e difende la “realizzazione architettonica proposta da Yves Bayard e la sua originalità costituita da due inseparabili elementi monumentali, sia dalla loro forma complementare che dalla complementarietà delle loro funzioni culturali”, il comune di Nizza non tace certamente.
Il gabinetto del Sindaco, Christian Estrosi, replica che “il diritto al rispetto dell'integrità di un'opera architettonica non è intangibile e assoluto. Un'opera pubblica può evolversi o essere demolita per interesse pubblico. La realizzazione di un bosco urbano, 8 ettari di verde in centro città, 50 tonnellate di carbonio assorbite all'anno grazie alla vegetazione piantumata, il 40% di rumore in meno e l'abbassamento della temperatura dell'aria da 2 a 3 gradi, rappresentano chiaramente un intervento di interesse generale".

Pare che nelle prossime settimane le due parti s’incontreranno alla ricerca di un non facile accordo.


Beppe Tassone

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