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Altre notizie | 22 aprile 2021, 08:00

Carciofi, zucchini e fragole a prezzi da gioielleria, cosa sta succedendo nei mercati di quartiere?

Sui mercati si trova di tutto, ma “costa di più” ed è difficile immaginare che siano solo le condizioni climatiche della passata settimana ad essere state decisive in una fiammata che invece pare avere ragioni ben diverse

Il mercato di Cours saleya, fotografia di Ghjuvan Pasquale

Il mercato di Cours saleya, fotografia di Ghjuvan Pasquale

I mercati alimentari sono aperti e funzionano a pieno ritmo e molti banchi non conoscono crisi per mancanza di clienti: sono quelli che propongono i prodotti a chilometro zero, quelli che provengono dall’arrière pays, il più delle volte anche “bio” e coltivati con tecniche che prevedono anche l’assenza di trattamenti.

Non è però tutto rose e fiori. Lamentele un po’ ovunque, da Liberation a Saleya, nemmeno i mercati di quartiere sono esclusi: i prezzi lievitano.

Si ha l’impressione che l’ondata di freddo che ha colpito anche il Sud Est francese c’entri fino ad un certo punto e che invece sia l’inflazione ad essere partita.

Carciofi ad un euro l’uno, piselli, zucchini, insalatina, fragole…non vi è che l’imbarazzo della scelta.
Sui mercati si trova di tutto, ma “costa di più” ed è difficile immaginare che siano solo le condizioni climatiche della passata settimana ad essere state decisive in una fiammata che invece pare avere ragioni ben diverse.

Un’analisi con i rappresentanti dei produttori, in effetti, aiuta a comprendere quanto sta avvenendo sui mercati della Côte d’Azur, un fenomeno che presto potrebbe estendersi anche oltre frontiera.

Ancora una volta l’imputata numero uno è la pandemia. Il Covid ha provocato due fenomeni di per sé opposti, ma che vanno invece “colti” insieme.

Da un lato il confinamento delle persone e le misure restrittive negli spostamenti hanno fatto crescere la passione per la cucina e quindi la ricerca di prodotti alimentari di buona qualità, possibilmente coltivati in modo biologico ed a chilometri zero.

Dall’altro lato la chiusura di ristoranti, bar e l’annullamento di alcune grandi manifestazioni: la commercializzazione dei prodotti ha subito un calo sensibile.
Si fa l’esempio del Festival del Cinema di Cannes che, di norma, coincideva con il periodo delle fragole: quelle locali per due settimane quasi sparivano dai mercati visto l’enorme consumo che il mondo del cinema, da solo, assicurava.

Due ragioni, la ricerca di alcuni tipi di prodotti ad alta qualità e la diminuzione delle vendite causate dall’assenza degli acquisti da parte di interi settori che assicuravano un enorme giro di affari, che ha ingenerato il fenomeno dell’aumento dei prezzi per “recuperare” almeno in parte le perdite approfittando della clientela individuale.

Difficile dire se questa spiegazione sia del tutto corretta o se invece si stia assistendo ad un semplice fenomeno inflattivo che, del resto, è stato preannunciato e, in alcuni casi, anche evocato da numerosi economisti.

Saranno solo le prossime settimane a dire se si tratta di aumenti di prezzi destinati ad essere riassorbiti con l’avanzare della bella stagione o se il fenomeno si consoliderà, come molti temono.
 


Beppe Tassone

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