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Altre notizie | 26 aprile 2021, 07:00

Non sarà un 5 maggio “immobile”, spiragli di luce per il Tunnel del Tenda

Due ipotesi sul tavolo, in Francia ampie consultazioni per giungere alla conferenza intergovernativa con una posizione unica. Probabile la scelta del ponte sul Rio della Cà. Si chiedono garanzie sui lavori dopo i “precedenti” poco edificanti

Colle di Tenda, foto tratta dal sito della Cerema

Colle di Tenda, foto tratta dal sito della Cerema

Il 5 maggio non si ricorderà solo l’anniversario della morte di Napoleone, una data che non passa sotto silenzio in Francia, ma sarà anche il giorno della riunione della conferenza intergovernativa italo – francese per decidere (si spera) sulle sorti del tunnel del Tenda.

Da inizio ottobre la strada è chiusa: Sud Piemonte, Liguria e Costa Azzurra hanno visto le distanze moltiplicarsi e la Valle Roya sta soffrendo, non solo per i pesantissimi danni, ma anche per la consapevolezza che, senza una veloce riapertura della galleria, la vallata rischia la sua stessa sopravvivenza.

Da parte italiana sono state messe sul banco due ipotesi che sono ora oggetto di discussioni in Francia per giungere alla conferenza del 5 maggio con una linea unica, condivisa tra tutti gli attori che poi sono i comuni della vallata, il Dipartimento e la Regione Provence-Alpes-Côte d'Azur che sta tirando le fila per tutti.

Sul tappeto due scelte, entrambe onerose

Prima ipotesi
La costruzione di un ponte che, dall’uscita delle due gallerie, consenta di superare il Rio della Cà, dove la frana ha distrutto la strada e divorato la montagna, per poi tornare sul vecchio sedime stradale più a valle. Il costo è di 43 milioni, l’inizio dei lavori potrebbe essere immediato e un primo spiraglio di luce potrebbe vedersi nel 2023.

Seconda ipotesi
Modificare l’attuale progetto, abbassando l’uscita delle due gallerie al di sotto della frana. La soluzione comporta lo scavo di ulteriori 150 metri di galleria, un costo aggiuntivo di 86 milioni e la luce si potrebbe vedere nel 2024, almeno con un tunnel.

La Francia affronta molto pragmaticamente le due ipotesi, anche se pesano, a favore della prima ipotesi, alcuni elementi importanti.
Il primo, “sposato” dal Sindaco di Tende, Jean-Pierre Vassallo, è quello del rischio che un ulteriore scavo per “abbassare” l’uscita dei due tunnel potrebbe impattare con le sorgenti sotterranee che sono presenti nella montagna, creando problematiche al momento nemmeno a pieno immaginabili.

Anche i costi aggiuntivi ed i tempi di riapertura indicano che la strada probabilmente scelta sarà quella del ponte sul Rio della Ca.
Ci sta lavorando il vice presidente della regione, Philippe Tabarot e si stanno impegnando i sindaci della vallata e il Dipartimento.

La convinzione di tutti è che non si possa sbagliare scelta ed anche che i lavori, pur se affidati all’Italia, dovranno essere seguiti da entrambe le parti per evitare che possa ripetersi quanto fin ad ora avvenuto, che in Francia è giudicato un doppio scandalo: per quanto accaduto e per le lentezze di reazione.

Fra due mesi in Francia si voterà per il rinnovo dei Consigli Regionali e di quelli Dipartimentali: ricerca di una soluzione subisce un’accelerazione anche per questa ragione.

Se la scelta cadrà sulla prima ipotesi la ripresa dei lavori potrebbe avvenire già a giugno e qualche spiraglio di luce aprirsi in una vallata abituata a veder transitare migliaia di veicoli tutti i giorni e che ora è la più isolata della Francia.

Unica buona notizia viene dalla ferrovia, con l’aumento delle corse e la riapertura dell’intero percorso, almeno tra Cuneo, Breil e Nizza, in attesa che anche la strada ferrata verso la Liguria, da Breil a Ventimiglia possa tornare in funzione.


Beppe Tassone

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