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Politica | 22 giugno 2021, 07:00

Il voto di domenica in Francia tra interrogativi (tanti) e certezze (poche)

Chi ha vinto, chi ha perso ad un anno dalle Presidenziali. Il calcio, più che il voto, smuove i francesi. Si ritira il "terzo incomodo" Jean-Laurent Felizia, domenica sarà scontro "secco" tra Thierry Mariani e Renaud Muselier

Il voto di domenica in Francia tra interrogativi (tanti) e certezze (poche)

Stando ai dati di ascolto, smuovono di più i francesi gli Europei di calcio quando giocando i bleu che le elezioni per il rinnovo dei Consigli delle Regioni e dei Dipartimenti.

Grandi sconfitti del primo turno ve ne sono essenzialmente tre.

La partecipazione
Cioè il diritto/dovere ad incidere sulle scelte delle proprie comunità, mai esercitato in modo così basso. Solo un francese su tre si è recato alle urne, non era mai successo nella storia della democrazia francese. Un dato di fatto che apre interrogativi preoccupanti sul futuro prossimo, sulle imminenti consultazioni presidenziali e sullo stesso affidamento che le coalizioni politiche potranno riporre di fronte ad un’astensione che rasenta il patologico.

Emmanuel Macron
Il Presidente della Repubblica non solo ha visto il proprio partito, LREM, liquefarsi in queste consultazioni, ma inciderà ben poco anche nei ballottaggi. Ad un anno dalle Presidenziali non è una bella prospettiva. Il rischio di venire sorpassato da qualche candidato centrista, magari espressione della Francia dei sindaci e degli amministratori locali, potrebbe concretizzarsi. I sondaggi sono ancora a suo favore nella corsa all’Eliseo, ma…quanto valgono i sondaggi?

Marine Le Pen e l’estrema destra

I sondaggi descrivevano una Francia che stava per diventare blu scuro (il colore del Rassemblement National), invece i risultati sono stati ben diversi. Calo considerevole, nascita di una estrema destra ancora più radicale all’interno del partito, rischio che il “volto presentabile” che si è cercato di proporre possa essere sostituito dal ritorno dei duri e puri e dalla fine di ogni ambizione di governo. L’ultima speranza il R.N. la ripone proprio sul PACA col suo candidato presidente in testa al primo turno: un po’ poco e soprattutto…non si tratta di un esponente dell’estrema destra, ma di un ex Républicains che si è riciclato dopo essere stato ministro di Sarkozy.

Gli interrogativi che questo turno lascia sono molti, uno su tutti: quanto pesa il voto per procura?
Con un elettorato ridotto al lumicino, il voto per procura, ampiamente esercitato non solo per la paura del Covid, ha rappresentato senza dubbio una delle carte migliori per il centro destra e per la sinistra moderata.
Ad avere il polso della situazione e anche a tenere rapporti con la base elettorale sono i Républicains e i sindaci dei territori. Quando si conosceranno i numeri effettivi dei voti espressi per procura si potrà anche comprendere al meglio il peso avuto in un risultato che è sfuggito ai sondaggi ed è stato determinato dal basso numero di voti espressi.

E i vincitori?
Difficile dire chi sia il vero vincitore del primo turno, al di là dei candidati presidenti centristi e del centro sinistra che si sono posizionati in testa nelle rispettive regioni. I Républicains, certo, danno un colpo d’ala, ma il partito è fortemente diviso. L’impressione è che la “palma del vincitore” spetti ai sindaci delle grandi città che hanno determinato la gran parte dei consensi e che dimostrano di poter contare su un forte consenso da parte dei loro concittadini.

Tra i vincitori vanno in ogni caso inseriti gli ecologisti, presenti ovunque e in grado di catalizzare discreti consensi. Potrebbe essere proprio loro la sorpresa delle prossime presidenziali, se non altro nel dare la “spinta” decisiva al candidato più vicino alle loro posizioni.

I ballottaggi
Domenica prossimi i ballottaggi chiariranno molto: l’attenzione sarà puntata soprattutto sulla Regione Provence-Alpes-Côte d'Azur, l’unica che potrebbe effettivamente cambiare colore e “passare” all’estrema destra.

Ma il gioco degli apparentamenti, il peso dei sindaci delle grandi città (Marsiglia, Nizza, Tolone e Avignone), le forti radici democratiche di buona parte dell’elettorato, lasciano immaginare un esito diverso da quello che i sondaggi presagivano. Non vi sarà il "terzo incomodo": dopo una notte drammatica ed una mattinata dai toni accesi, il capolista della lista di sinistra, Jean-Laurent Felizia, ha annunciato il proprio ritiro ed ha comunicato che domenica voterà per Renaud Muselier. 

Come tutti i commentatori sottolineano, si tratterà di elezioni del tutto nuove, nelle quali tutto potrebbe accadere.
Non a caso è partita la caccia agli astensionisti, un loro ritorno massiccio potrebbe cambiare le carte in tavola. Ma per molti è troppo tardi!




Beppe Tassone

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