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Altre notizie | 10 gennaio 2022, 12:00

Nizza, un modello che anche la Riviera dovrebbe seguire. Considerazioni storiche ed economiche di Pierluigi Casalino

Nizza, un modello che anche la Riviera dovrebbe seguire. Considerazioni storiche ed economiche di Pierluigi Casalino

Si deve soprattutto alla gloriosa stagione sabauda e al non meno importante lascito ligure-piemontese (senza dimenticare le antiche radici grecoromane e le storiche memorie italiane di Nizza celebrate anche dal Petrarca) se ancor prima della Belle Époque l'arrivo degli stranieri nella perla sabauda ha dato vita alla fiorente industria turistica locale, rendendo possibile il primo tradizionale bagno in mare in autunno avanzato o addirittura in inverno. Una sinergia che favoriva la restante porzione della provincia anche grazie allo spostarsi del parlamento torinese durante la sessione estiva. Non è un caso che il litorale della città si presenti tuttora ricco di emozioni che rimandano ad un'atmosfera d'antan mai sfiorita. Oggi, come allora, qui nasce e si sviluppa il concetto stesso di vacanza e quel bisogno di armonia e bellezza di aristocratici e di borghesi, ma anche di intellettuali, di scienziati, di esuli e di uomini di mondo (e ora di oziosi e di nuovi ricchi) che ha potuto trovare una qualche imitazione in Italia solo in Sanremo e in altri centri limitrofi. La Nizza che tutti noi conosciamo, come si diceva, nasce nella sua secolare vocazione che coniuga passato e presente in un unicum straordinario, che i suoi abitanti e visitatori non vogliono dimenticare una volta conosciuta. Un unicum che il Ponente ligure non è più riuscito, peraltro, ad eguagliare per una non ben meditata conservazione di premesse che, da noi, sono rimaste solo incoraggianti.

 Nizza, pur nei limiti preoccupanti della attuale pandemia, conserva, al contrario, un patrimonio di paesaggi pittoreschi, sospesi tra montagna e mare, elementi esotici nel verde urbano e stili architettonici amati nel mondo intero, dall'Europa alla Russia, alle Americhe, all'Estremo Oriente. Un patrimonio sviluppatosi proprio grazie alle intuizioni dei Savoia, che da tempi precedenti avevano favorito gli stessi traffici mercantili con l'istituzione del porto franco allargato a Villafranca, l'odierna Villefranche. Dal prima del XVIII secolo ai giorni nostri, il mito di Nizza non è sfiorito, fungendo da modello non soltanto alla nostra Riviera, ma anche alla Crimea e ad altre località mondane che ne evocano le sensazioni. Dalla Vecchia Nizza, con le sue facciate liguri e con le sue tradizioni genovesi, alle bancarelle di Cours Saleya, alla Collina del Castello, all'Orto Botanico, al giardino tropicale dell'Hotel Windsor, le cui camere sono decorate da artisti e dove si respira un'aria di spensierata incoscienza, Nizza si distingue sempre. E' in queste favorevoli condizioni che Nizza ha avanzato la sua richiesta di iscriversi al Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, nella speranza che analoghe iniziative si muovano da città come Bordighera, Ospedaletti, Sanremo, Alassio, Rapallo e Portofino, che non possono perdere la ghiotta possibilità legata all'ecclettico messaggio che ispirano e che forse solo Ospedaletti può ancora esprimere compiutamente, a motivo della scommessa a suo tempo vinta per il  valore storico del suo primo sviluppo urbanistico, oltre che per il clima salubre celebrato dai medici delle teste coronate del XIX secolo.

E ciò per essere, con il resto della Riviera, un luogo lieto e fortunato che va riscoperto per assaporare la magia di una leggenda da non limitare alla sola realtà di Sanremo per le manifestazioni che esprime a getto continuo. La Riviera ligure, infatti, merita questo rilancio in quanto simbolo in ogni caso di quell'eccellenza italiana, il cui brand è altrettanto conosciuto nel mondo. Un rilancio che si auspica necessario, dunque, per risanare la ferita della Liguria rimasta italiana dopo la cessione di Nizza alla Francia e che significò per la nostra regione (e soprattutto per la provincia di Porto Maurizio prima e di Imperia dopo) la condanna ad un secondo piano nella costruzione della nuova Italia moderna. Venne a mancare, infatti, con la perdita di Nizza, quel grande centro propulsore ed equilibratore che solo avrebbe potuto fare di questa provincia una costruzione organica, omogenea ed orientata verso un ben più definito piano economico e turistico. Una mancanza, che è stata resa più grave successivamente dalla sciagurata guerra del fascismo contro la Francia, che ha posto in maggior evidenza il danno provocato dal venir meno di quello spazio vitale e sfogo commerciale in cui questa zona ha sempre riversato nei secoli il di più delle sue risorse etniche e sociali.

Discorso che ha interessato anche la rete dei trasporti, alla cui soluzione si sta ponendo mano, in termini più convinti, in tempi recenti, cercando di mettere fine all'isolamento che sotto certi aspetti si è rivelato drammatico in occasione di eventi come il crollo del ponte Morandi. Il dipartimento delle Alpi Maritime, del resto, riproduceva in gran parte l'antica provincia romana, in cui la Liguria intera rientrava di diritto. Consapevole dell'importanza di Nizza e di tutta l'area ad essa vicina, Parigi promosse subito dopo l'annessione massicci investimenti turistici come  venne sottolineato nella stessa relazione inviata nel 1915 al governo italiano dal viceprefetto di Sanremo, Bodo (incaricato di negoziare con la Francia, tramite il prefetto di Nizza, l'ingresso dell'Italia nel primo conflitto mondiale a fianco degli Alleati Anglofrancesi). Il funzionario, con lucida analisi, faceva,  in proposito, un paragone impietoso con il Ponente ligure. La trattativa avviata da Bodo, comunque, non andò completamente a buon fine. Una trattativa che avrebbe potuto, invece, consentire alla Liguria e all'Italia di rivedere i confini tracciati improvvidamente nel 1861, con evidenti vantaggi sul piano non solo turistico, ma anche di immagine e di prospettive ad ampio raggio.

Pierluigi Casalino 

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