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Ambiente | 24 maggio 2022, 07:00

È allarme rosso: l’ambrosia si diffonde e mette a rischio salute e produzioni agricole

Nel Dipartimento del Var il Prefetto ne ha disposto la distruzione. Preoccupazioni anche nelle Alpi Marittime. È fortemente allergenica con effetti anche gravi

Ambrosia

Ambrosia

Per il momento l’allarme rosso è stato decretato solo nel Dipartimento del Var, ma non è che nelle Alpi Marittime si stia completamente tranquilli.
È scattata, dopo un intervento del Prefetto, la lotta all’ambrosia, l’erba infestante che ha colpito il territorio e sta rapidamente diffondendosi mettendo a rischio la salute delle persone e le colture, soprattutto soia, mais e girasole.

 

Alcuni numeri per dare un’idea delle proporzioni del “problema ambrosia”
Ogni anno una sola pianta di ambrosia rilascia un miliardo di pollini;
Raggiunge i 186 milioni di euro la spesa sostenuta dal sistema sanitario per prendersi in carico le persone che sono vittime delle allergie provocate dall’infestante;
Si valutano siano 1,5 milioni i francesi che soffrono in maniera importante dei sintomi allergici e che in totale le persone che ne subiscono gli effetti raggiungono i 3,5 milioni.

Il Prefetto del Var ha emesso un provvedimento nel quale si legge: “I proprietari, inquilini, gestori di terreni edificati o non edificati, gli aventi diritto o gli occupanti in qualsiasi , avendo i diritti o gli occupanti a qualsiasi tutolo, responsabili dei cantieri, imprenditori, pubblici o privati, sono tenuti a svolgere tutte le azioni necessarie a prevenire la comparsa o anche la crescita dell'ambrosia, evitare qualsiasi dispersione di semi, svolgere qualsiasi altra azione di controllo, in particolare distruggendo le piante di ambrosia già sviluppate”.

 

Sottolinea, a sua volta, l’Agenzia Regionale per la Salute: “Sono sufficienti poche decine di pollini per far insorgere sintomi allergici e provocare la rinite allergica che facilita l’insorgenza dell'asma di quattro volte”. Altre problematiche che crea all’essere umano sono eczemi e attacchi di orticaria anche oculare, soprattutto congiuntiviti.

Di qui la otta senza quartiere, con gli allevamenti che possono svolgere un ruolo importante, poiché ovini, bovini e caprini si cibano di queste piante.
In prima linea si trovano gli agricoltori che vedono svalutarsi il valore dei terreni attaccati dall’ambrosia e diminuire le produzioni, man mano che l’infestante, che non reagisce ai diserbanti, avanza.

Qualche informazione con l’aiuto del web. L’Ambrosia artemisiifolia è una specie nordamericana appartenente alla famiglia delle Asteracee, con potenzialità allergeniche. In soggetti predisposti, la grande quantità di polline prodotto da questa specie, può causare riniti e gravi crisi asmatiche. L’Ambrosia artemisiifolia è attualmente segnalata in molti stati europei, dove è diventata una delle maggiori cause di pollinosi estiva.

 

È una specie erbacea annuale che da adulta presenta un aspetto cespuglioso e secondo la varietà può raggiungere altezze di circa due metri. Il fusto è eretto, coperto di peli ispidi e ramificato verso la sommità. Le foglie sono lunghe da 3 a 10 cm, con lamina frastagliata di colore verde uniforme su entrambe le pagine. I fiori sono unisessuali e portati sulla stessa pianta (specie monoica), sono raccolti in infiorescenze dette capolini.

I capolini maschili sono di colore verde-giallastro e sono localizzati nella parte terminale degli steli; i capolini femminili sono invece portati in gruppi meno numerosi all'ascella delle foglie superiori. L'impollinazione è anemofila, ovvero il polline è diffuso dal vento. Si pensa che ogni pianta appartenente al genere Ambrosia sia in grado di produrre fino ad un miliardo di grani di polline.

Le piante del genere Ambrosia sono di interesse nella questione del riscaldamento globale, dato che test hanno mostrato che concentrazioni più elevate di anidride carbonica incrementeranno notevolmente la produzione di polline. Nelle giornate secche e ventose, il polline viaggia molti chilometri. Quando l'umidità supera il 70%, il polline tende a formare aggregati che più difficilmente si sollevano da terra.




Beppe Tassone

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