Ambiente - 20 luglio 2022, 07:00

Vino di Bellet: produzione a rischio per la grande siccità

Le vigne bruciano sotto il sole e il terreno sul quale insistono è a rischio: si tratta della peggior siccità, ricordano i più anziani fra i vignerons, dal 1959

Bellet, le vigne nelle foto di archivio di Danilo Radaelli

Bellet, le vigne nelle foto di archivio di Danilo Radaelli

Ogni giorno ha la sua pena, in quest’estate 2022 caratterizzata dal boom turistico e da più crisi che, in concomitanza, rischiano di scatenare la tempesta perfetta.
A piangere, ora, sono i produttori di vini, i vignerons nel Sud della Francia sono tantissimi e la loro produzione soddisfa diversi palati, ma quest’anno il “dolce nettare degli dei” rischia di scarseggiare sulla tavola.

 

Si lamentano a Bellet, sulle colline di Nizza, dove si produce un vino pregiato, che si fregia della denominazione di origine controllata e che ha ottenuto risultati di rilievo nei saloni specializzati.

Le vigne bruciano sotto il sole e il terreno sul quale insistono è a rischio: si tratta della peggior siccità, ricordano i più anziani fra i vignerons, dal 1959.
La scarsità d’acqua e le alte temperature non consentono agli acini di giungere alla naturale maturazione, le viti si sono poste in una sorta di “modalità di sicurezza” e i grappoli sembrano destinati a dimensioni molto limitate, mentre le piante sono alte almeno un metro in meno della media.

Risultato: la produzione, soprattutto dei vini bianchi, rischia di crollare ed a fine stagione i numeri potrebbero essere veramente bassi.  
I vini rossi, pur fra difficoltà, resistono di più, anche perché le piante sono più “forti” in quanti piantate anni prima, ma in ogni caso il numero di bottiglie prodotte sarà in calo e sulla qualità ancora non ci si pronuncia.

 

 

Nemmeno un po’ di pioggia, che peraltro il meteo non prevede, almeno per i prossimi giorni, servirebbe a molto: dopo cinque anni di scarse precipitazioni ed un’ultima stagione senza una goccia, l’acqua scivolerebbe via, ma difficilmente potrebbe essere assorbita dal terreno.

Per il futuro i vignerons stanno studiano misure in grado di adeguarsi ai cambiamenti climatici in quanto viene scartata l’ipotesi di “chiudere baracca e burattini” e trasferirsi nella nuova Mecca del vino: il Belgio e l’Olanda che ora hanno un clima che si avvicina a quello della Costa Azzurra di qualche anno fa…
Lasceranno crescere l’erba intorno alle viti per generare umidità, si passerà al letame, quale fertilizzante, perché assicura una maggior protezione e si modificheranno i sistemi di irrigazione.

Nel Var i vignerons cercheranno di affrontare le modifiche climatiche incrociando due varietà di viti.
Intanto si scruta il cielo e si esaminano le previsioni del tempo e si cominciano a valutare le perdite che saranno non inferiori al 40%.





Beppe Tassone

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