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Altre notizie | 02 dicembre 2022, 18:00

Dipartimento delle Alpi Marittime, resa pubblica una parte dei dati informatici sottratti

Dopo il mancato pagamento del riscatto, documenti personali, identità bancarie, carte di circolazione, note interne dirette al Presidente del Dipartimento sono finite sul web. Timore per il contenuto degli altri dati sottratti

Dipartimento delle Alpi Marittime, resa pubblica una parte dei dati informatici sottratti

Un attacco informatico (clicca qui), avvenuto nella notte fra il 9 e il 10 novembre 2022, aveva preso di mira il Dipartimento delle Alpi Marittime, costretto ad isolare le proprie reti per proteggere i dati e il sistema informatico.
Il fatto era stato reso noto dal Dipartimento delle Alpi Marittime assieme con la notizia che una denuncia era stata sporta alla Procura della Repubblica.

L’attacco informatico era stato risolto, stante alle comunicazioni del Dipartimento, dai tecnici del Dipartimento dei servizi digitali (DSN) che avevano attivato un'unità di crisi per prevenire la diffusione del virus.

 

Successivamente, il 18 novembre, la presidenza del Dipartimento aveva ricevuto una richiesta di “riscatto” dei dati sottratti che si sarebbe dovuta concludere con il pagamento di una somma di denaro, pena la pubblicazione dei file rubati: stando alle informazioni fornite sarebbero stati sottratti dati dall’archivio per circa 282 GB, un’enormità.

Nessun riscatto è stato, logicamente pagato: ora una parte dei dati, forse la meno impattante, per un totale di 13 Gigabyte, é stata pubblicata su un sito facilmente raggiungibile.
Si tratta al momento di documenti personali degli utenti (passaporti e carte d’identità), di carte di circolazione di veicoli, di note interne dirette al Presidente del Dipartimento Charles Ange Ginésy, di progetti di lavori, di identità bancarie.
Alcuni dati risulterebbero vetusti e superati, altri invece sono attuali e colpiscono fasce di popolazione.

Il timore è sul contenuto degli altri dati rubati, circa il 95% di quelli sottratti, che potrebbero rivelarsi ben più esplosivi.
La preoccupazione traspare dai comunicati: della questione si sta interessando anche la Procura.

Gli hacker, in base alla legislazione francese, rischiano da 5 a 7 anni di carcere ed un’ammenda che può giungere a 300 mila euro: al momento pare non sia stato individuato il Paese dal quale hanno agito.




Beppe Tassone

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