Artista monegasco di fama internazionale, Philippe Pastor si è imposto come una delle figure più affascinanti della scena contemporanea. Pittore e scultore visionario, ha costruito un linguaggio unico, capace di attraversare le frontiere e di portare nel mondo i colori e i valori del Principato. La singolarità del suo stile lo rende un autentico ambasciatore culturale, riconosciuto per un’arte che unisce forza estetica e impegno etico.
È a Milano, negli spazi della prestigiosa galleria Robilant + Voena, che Pastor presenta la sua nuova esposizione, North Pole. La mostra trova casa in un contesto insolito e suggestivo: accanto alla galleria, un ex hangar industriale di 2.000 metri quadrati, situato nei pressi della Fondazione Prada, trasformato in spazio espositivo aperto al pubblico. Un ambiente che dialoga in modo straordinario con la materia grezza e la potenza fisica delle sue opere monumentali.
«Difendere il vivente attraverso la potenza dell’estetica»: questa frase di Philippe Pastor sintetizza perfettamente la sua visione. Artista da oltre trentacinque anni, guidato da profondi valori umanisti, ha fatto del proprio talento uno strumento al servizio delle cause ambientali e sociali che gli stanno più a cuore. Ogni serie nasce da un’urgenza reale. «Ogni volta che Philippe Pastor inizia un nuovo ciclo, affronta una nuova emergenza ambientale», spiega la curatrice Caroline Corbetta. «Che si tratti dello scioglimento dei ghiacci o dell’inquinamento degli oceani, ci ricorda ciò che stiamo causando al nostro pianeta».
Nel suo atelier di 1.700 metri quadrati in Spagna, l’artista realizza tele monumentali, spesso di quattro metri per quattro, dalle quali estrapola le composizioni più significative. La sua ricerca si fonda sulla materia, sui pigmenti naturali, su una verità che nasce dal gesto e dalla superficie. «Ciò che brilla non è autentico», confida Pastor, rivendicando una pittura che rifiuta l’artificio per ritrovare l’essenza.
Fin dagli esordi, la protezione dell’ambiente costituisce il filo conduttore della sua pratica. Serie emblematiche come The Burned Trees hanno lasciato un segno profondo, offrendo uno sguardo poetico e commovente sulla fragilità degli ecosistemi. Un impegno che risuona con gli ideali ecologici del Principato, da sempre pioniere in questo ambito, e che si traduce in un messaggio universale: l’urgenza di preservare il vivente.
Con North Pole, Pastor esplora la simbologia del ghiaccio, del freddo e dei territori polari minacciati dal cambiamento climatico. Edmondo di Robilant, co-fondatore della galleria, sottolinea la forza di questa collaborazione: «Il suo lavoro risuona profondamente con le grandi questioni contemporanee. L’uso di pigmenti naturali, talvolta raccolti persino sulle montagne dell’Atlante, e la sua capacità di creare tele che riflettono i rivolgimenti della nostra epoca lo rendono un artista pienamente in sintonia con il mondo di oggi».
In mostra, dieci grandi dipinti rivelano un universo coerente, potente e sensibile, in cui bellezza plastica, maestria tecnica e trasmissione di valori essenziali convivono in perfetto equilibrio. Alcune opere integrano elementi naturali, come foglie di quercia, capaci di resistere al tempo, rafforzando il dialogo tra arte e natura.
Oggi Philippe Pastor gode di un riconoscimento internazionale in costante crescita. Le sue opere entrano nelle più prestigiose collezioni, conquistando un pubblico sensibile tanto all’estetica quanto alla profondità del suo impegno. Scolpisce, assembla, trasforma: le sue creazioni instaurano un dialogo potente tra l’essere umano e l’urgenza ecologica.
Con North Pole, l’artista apre un nuovo capitolo del suo percorso, confermando la coerenza e la forza della sua visione. «I miei quadri sono il supporto attraverso cui il messaggio viene comunicato», afferma. Ogni mostra diventa così uno spazio di dialogo tra arte e responsabilità, un invito a guardare il mondo con maggiore consapevolezza e a difendere ciò che è essenziale: il futuro del nostro pianeta.