Eccomi al Centre de la Photographie di Mougins: a guidarmi sono due giovani artiste e una dinamica direttrice. Qui la fotografia diventa arte con brio.
A Mougins i mandorli sono già in fiore, la terrazza del bar Lou Lume è soleggiata e animata, e aleggia un profumo di pinsa alla provenzale.
È il fine settimana dei Visiteurs du Soir, l’associazione che apre le porte alle mostre d’arte contemporanea, questa volta tra Cannes e il suo ricco entroterra. Mougins è un luogo speciale, dove sembra aleggiare uno spiritello, un vero genius loci, che si diverte a rendere magico il villaggio di Picasso, Villers, Butor e tanti altri artisti.
Nel suo cuore si trova il Centre de la Photographie, che non è un museo, ma piuttosto uno spazio aperto dove convergono immagini fisse e in movimento, artisti in residenza, bambini e giovani che scoprono l’arte, visitatori curiosi. Uno spazio coinvolgente, con mostre di artisti provenienti anche da altri continenti e opere di grande apertura.
Les Visiteurs du Soir davanti al collage di foto di Villers, di Elsa Leydier e di Clara Chichin
È un luogo caloroso, dove dalla responsabile della libreria al mediatore tutti sono appassionati e professionali. Un vero centro, nel senso più pieno del termine.
La direttrice e co-curatrice della mostra “Oltre lo spettacolo”, titolo che è già un programma, racconta con vivacità e spirito la storia che anima questo progetto.
Il celebre artista André Villers, fotografo e amico di Picasso, è all’origine della collezione del Centro. Grande sperimentatore, lavorava in camera oscura tra ritagli, collage e metamorfosi continue dell’immagine.
Un altro suo grande amico, il fotografo e poeta Michel Butor, condivideva lo stesso approccio, creando opere comuni, ad esempio intorno al tema di una bottiglia o di una carta di sigaretta, esplorato in mille variazioni.
Opera di Elsa Leydier, digigrafia su carta inseminata, serie "L'Impostrice" ( 2015)
La mostra “osa” far dialogare con brio queste opere ricche di ricerca, in bianco e nero e frutto di pazienti processi analogici, con quelle di due giovani artiste francesi, Elsa Leydier e Clara Chichin. Le loro immagini, a colori, utilizzano tecniche contemporanee e stampa in digigrafia, con stampanti Epson.
Ciò che accomuna questi artisti d’avanguardia, ieri come oggi, è la fotografia lenta: la ricerca, la pazienza, l’immagine non levigata. Le due artiste scelgono di lasciar parlare la natura, senza imporre un discorso esplicito sull’ecologia. I colori diventano sgargianti, volutamente non realistici.
Elsa Leydier, bionda, pianta semi su carta di bambù (kozo) prima di stampare le sue immagini di campi, fiori e corpi, nella serie "L'Impostrice".
Clara Chichin parla della sua serie di foto del 2025
Clara Chichin, bruna, presenta invece le sue fotografie nomadi, realizzate per la mostra nel massiccio dell’Esterel e sulle isole di Lérins. Da nomade, si immerge nella ricerca dell’essenza di rocce e mimose fiorite, utilizzando pellicole scadute e sovrapposizioni di tecniche.
L’opera d’ingresso è un perfetto esempio di questo dialogo: un collage senza cornice che intreccia le metamorfosi di Villers con quelle delle artiste contemporanee, insieme a un autoritratto dello stesso Villers. Sono opere tattili, che viene voglia di toccare.
E il Centro lo permette: sono previste mediazioni per bambini e ragazzi, che possono entrare ludicamente in contatto con l’arte / fotografia..