Ambiente - 08 maggio 2026, 19:00

Var: alla scoperta del territorio. Le Rocher de Roquebrune sur l'Argens (Foto)

Montecarlonews propone luoghi, itinerari, passeggiate alla scoperta del territorio. Le foto sono di Danilo Radaelli

Rocher de Roquebrune sur Argens, fotografie di Danilo Radaelli

Questa volta Danilo Radaelli, in sella alla sua inseparabile bicicletta, ci accompagna nel Var, alla scoperta del Rocher de Roquebrune sur Argens.



Il Rocher de Roquebrune
Tra pietra rossa e silenzi antichi: pedalando verso il Rocher de Roquebrune
C’è un momento, lungo le strade che attraversano l’Estérel, in cui il ritmo della pedalata cambia.

Succede a Les Adrets-de-l'Estérel, piccolo balcone sospeso tra mare e macchia mediterranea, dove la sosta non è soltanto tecnica, una ricarica per la bici elettrica, ma quasi contemplativa.

Da qui si riparte con lo sguardo già proiettato verso una presenza geologica che domina l’orizzonte: il Rocher de Roquebrune.

Imponente e isolato, questo massiccio di arenaria rossastra si innalza tra i rilievi dei Maures e dell’Estérel, segnando una linea di confine naturale e visivo. Ai suoi piedi scorre l’Argens, mentre la vetta, a 372 metri, regala una visione totale: la valle, Fréjus, le pieghe vulcaniche dell’Estérel e, nelle giornate più limpide, perfino il profilo lontano delle Alpi. È uno di quei luoghi in cui la fotografia smette di essere esercizio tecnico e diventa attesa della luce giusta.

Geologia e luce: un paesaggio da raccontare
Il Rocher è classificato come sito di interesse nazionale, e basta avvicinarsi per capirne il motivo. Le sue creste frastagliate, le fenditure profonde e le pareti scoscese raccontano milioni di anni di erosione.

La roccia, di un rosso caldo e saturo, contrasta con il verde denso del maquis, creando una tavolozza naturale che muta con le ore del giorno: dorata all’alba, quasi violacea al tramonto.
Tra le forme più suggestive spiccano i cosiddetti “Deux Frères”, colonne modellate dal vento e dall’acqua, simili a funghi di pietra. Per chi viaggia in bici, il consiglio è fermarsi più volte lungo l’ascesa: ogni curva apre un’inquadratura diversa, ogni pausa diventa occasione per leggere il paesaggio.

Tracce di uomini e racconti di fede
Ma il Rocher non è solo materia. Sulle sue pendici si trovano tracce di frequentazioni antichissime: resti megalitici e oppida dell’età del Ferro testimoniano una presenza umana radicata.

Sul versante nord resiste, seppur in rovina, la cappella medievale di Notre-Dame de La Roquette, oggi in parte crollata ma ancora capace di evocare un tempo di pellegrinaggi e devozione.

La vetta, invece, è segnata da tre croci contemporanee, installate nel 1991 dallo scultore Bernar Venet. Un omaggio moderno a un simbolismo antico: secondo la leggenda, alla morte di Cristo la roccia si sarebbe spaccata in tre fenditure, richiamando le croci del Calvario. Non a caso, in passato, il sito era noto come “rocher des trois croix”.

Leggende e passaggi segreti
Tra i racconti popolari, uno in particolare continua ad affascinare escursionisti e fotografi. Si narra di una giovane donna che, inseguita da un nobile respinto, trovò scampo grazie a un intervento divino: la roccia si aprì creando una fenditura, oggi chiamata “Saint Trou”, attraverso la quale riuscì a fuggire. La tradizione vuole che solo le anime pure possano attraversarla — un dettaglio che aggiunge mistero a un luogo già carico di suggestioni.

L’eremita e il tempo sospeso
Non meno sorprendente è la storia di frère Antoine, eremita che abitò una delle grotte del Rocher per oltre cinquant’anni. Una presenza silenziosa, quasi invisibile, che sembra in perfetta continuità con l’anima del luogo: aspra, solitaria, essenziale.
Pedalare, osservare, raccontare

Arrivare qui in bicicletta significa attraversare una sequenza di paesaggi in trasformazione: dalle pinete dell’Estérel alle aperture sulla valle dell’Argens, fino all’impatto visivo con la roccia rossa. È un itinerario che invita a rallentare, a fermarsi, a fotografare non solo ciò che si vede ma ciò che si percepisce.

Perché il Rocher de Roquebrune non è soltanto una meta: è un punto di equilibrio tra movimento e contemplazione, tra fatica e meraviglia. E forse è proprio questo il senso più autentico del viaggiare in bicicletta.