Pedalata nel Var per Danilo Radaelli che ci accompagna alla scoperta di un borgo splendido, Les Arcs sur Argens. Le ultime fotografie sono dedicate al territorio circostante, dove sono le vigne ad imperare, con vista su Roquebrune-sur-Argens
Les Arcs sur Argens
Tra colline e vigneti, dove la Provenza rallenta il passo e la luce sembra disegnata apposta per l’obiettivo, Les Arcs-sur-Argens si offre come una meta ideale per chi ama raccontare il paesaggio su due ruote. Qui la fotografia incontra la bicicletta in un equilibrio naturale: quello tra lentezza, scoperta e memoria.
Il borgo che emerge dalla pietra
Arroccato su un fianco di collina, tra la pianura dell’Argens e le prime propaggini del Massif des Maures, il villaggio conserva un’impronta medievale ancora leggibile. Il cuore più autentico è il quartiere del “Parage”, un dedalo di strade acciottolate, archi e scorci improvvisi che conducono alla torre-donjon del XIII secolo.
Da qui, a quasi venti metri d’altezza, lo sguardo abbraccia tetti, vigneti e linee d’orizzonte: una prospettiva privilegiata, perfetta per chi cerca geometrie e profondità.
Le tracce del passato si rincorrono tra le mura, le antiche porte cittadine e la torre dell’orologio seicentesca. Poco distante, la cappella di Saint-Pierre, esempio di romanico provenzale, si trasforma nei mesi estivi in spazio espositivo, mentre la chiesa di Saint-Jean-Baptiste custodisce opere di pregio come il polittico di Louis Bréa.
La luce tra vigne e silenzi
Ma è fuori dal centro storico che il racconto visivo si amplia. A pochi chilometri dal borgo, immersa tra i filari, la Chapelle Sainte-Roseline sorprende per il dialogo tra spiritualità e arte contemporanea: qui convivono opere di Marc Chagall e Joan Miró, in un contrasto che diventa racconto fotografico.
Intorno, il paesaggio è dominato dalla vite. Le tenute vinicole – tra cui Château Sainte-Roseline e Château Font du Broc – disegnano un mosaico ordinato di colori e stagioni. Pedalare tra queste strade significa attraversare un territorio che cambia luce a ogni curva: dall’oro polveroso dell’estate al verde intenso della primavera.
Itinerari lenti, sguardi profondi
Per chi viaggia in bicicletta, Les Arcs rappresenta un nodo ideale tra natura e cultura. I percorsi che si inoltrano nel Massif des Maures offrono salite dolci, sentieri tra rosmarino e brughiera, e incontri inattesi come i menhir dei Terriers, nove antiche stele immerse nella vegetazione.
Non si tratta di itinerari estremi, ma di traiettorie lente, dove fermarsi è parte del viaggio: per una fotografia, una degustazione, o semplicemente per ascoltare il silenzio.
Tradizioni che diventano racconto
Il borgo vive anche di rituali e memoria condivisa. Le rievocazioni medievali, le “Médiévales”, restituiscono vita alle pietre con costumi e scene d’epoca, mentre le celebrazioni religiose e popolari scandiscono il calendario locale. Anche questi momenti, colti attraverso un obiettivo, diventano narrazione: volti, gesti, dettagli.
E poi c’è il quotidiano, fatto di mercati, botteghe e partite a pétanque sotto il sole. Una dimensione semplice, ma autentica, che invita a rallentare lo sguardo.
Una tappa, più che una destinazione
Arrivare a Les Arcs – anche grazie alla stazione ferroviaria che collega la zona – può essere una deviazione o una sosta. Ma è proprio nella sua misura raccolta che il luogo trova la sua forza: quella di offrire, a chi sa osservare, un concentrato di Provenza.
Per il ciclista e il fotografo, è un invito implicito: non cercare la meta, ma il percorso. E lasciarsi sorprendere, curva dopo curva, dalla luce che cambia.