Lunga sgroppata in bicicletta, nonostante le alte temperature, per Danilo Radaelli che ci propone tre località della Valle de la Tinée: Saint Saveur, Auron e Isola.
C’è un punto, lasciandosi alle spalle la Costa Azzurra, in cui il rumore si spegne di colpo.
La luce resta, ma cambia consistenza: più netta, più cruda. È l’ingresso nella valle della Tinée, dove in meno di un’ora si passa dalle spiagge affollate ai tornanti che risalgono una Francia meno fotografata ma sempre più strategica.
Saint-Sauveur-sur-Tinée è il primo scarto. Un pugno di case in pietra aggrappate al fiume, archi, vicoli stretti, silenzi lunghi.
Qui il tempo non è solo lento: è rimasto indietro. Le facciate segnate, i lavatoi coperti, la chiesa che domina il paese raccontano una storia che resiste, mentre altrove si svuota. È il volto fragile della montagna, quello che rischia di scomparire senza un ricambio generazionale e senza economie nuove.
Poi la strada sale ancora e cambia registro. Auron, nata negli anni Trenta e cresciuta con il boom dello sci, è l’altra faccia della Tinée: oltre 130 chilometri di piste, impianti moderni, chalet ordinati.
Qui la montagna si consuma e si reinventa ogni stagione. In inverno è sport, in estate diventa escursionismo, eventi, gastronomia.
Una località che prova a restare competitiva in un’epoca in cui anche la neve non è più una certezza, stretta tra cambiamento climatico e nuove abitudini turistiche.
Più su, Isola e Isola 2000 giocano la carta dell’altitudine. A duemila metri, l’innevamento tiene e il turismo regge, attirando famiglie e sportivi in cerca di affidabilità.
Il borgo a valle conserva una vita più autentica, fatta di botteghe e ritmi quotidiani, mentre la stazione in quota spinge su servizi e infrastrutture. Due anime che convivono, non sempre senza attriti.
Tre tappe, una sola domanda: può la montagna vivere solo di turismo? La Tinée, oggi, è un laboratorio a cielo aperto.
Tra borghi che resistono e stazioni che investono, il futuro si gioca tutto su un equilibrio sottile. E forse proprio qui, lontano dalle cartoline della Riviera, si misura davvero la tenuta di un territorio.