Un’altra località dell’arrière pays di Nizza è stata meta della nuova sgroppata che ci propone Danilo Radaelli: si tratta di Tourrette-Levens.
Basta allontanarsi di pochi chilometri da Nizza per cambiare prospettiva. A nord della città, lungo una strada che si arrampica tra curve e uliveti, Tourrette-Levens appare all’improvviso: un villaggio sospeso su uno sperone roccioso, con lo sguardo che spazia dal mare alle prime montagne.
Un luogo di confine, geografico e culturale, dove la Riviera lascia spazio a un entroterra ancora autentico.
Qui la storia non è un dettaglio, ma una stratificazione visibile. Le prime tracce di insediamento risalgono addirittura alla preistoria, con grotte e siti archeologici che testimoniano una presenza umana continua nei secoli .
Poi arrivano i Liguri, i Romani, il Medioevo: il castello, costruito nell’XI-XII secolo su un antico punto di controllo della via del sale, domina ancora oggi il paesaggio come simbolo del potere feudale .
È proprio il castello il cuore identitario del paese. Un tempo fortezza con sei torri, oggi conserva il suo donjon e ospita un museo di storia naturale e delle farfalle, trasformandosi da presidio militare a polo culturale.
Intorno, il villaggio si sviluppa tra vicoli, piazze e chiese barocche, come Notre-Dame-de-l’Assomption, testimone di un passato segnato anche da epidemie e devozioni popolari .
Ma Tourrette-Levens non è solo memoria. È anche un territorio che prova a reinventarsi.
La vicinanza alla Costa Azzurra lo rende una base ideale per un turismo “di respiro”: escursioni, ciclismo, arrampicata, natura. Un’offerta ampia, che punta sulla qualità del paesaggio e sulla lentezza, lontano dalla pressione delle località balneari .
E poi c’è la scelta, sempre più evidente, di puntare sulla cultura diffusa: tre musei gratuiti, eventi, iniziative che animano il borgo e ne rafforzano l’identità . Una strategia che racconta molto del futuro di questi territori: meno quantità, più contenuto.
Tourrette-Levens resta così in equilibrio tra passato e presente. Non è una cartolina patinata né una destinazione di massa. È piuttosto un osservatorio privilegiato su ciò che sta diventando l’entroterra della Costa Azzurra: un luogo che resiste, si adatta e, soprattutto, prova a non scomparire.