Altre notizie - 07 settembre 2026, 07:00

Nizza, quella notte dell’8 settembre: il soldato italiano che sparò ai tedeschi prima di tutti

Domani, 8 settembre 2026, alle ore 11, alla stazione ferroviaria di Nizza, l’ANPI Costa Azzurra ricorderà Salvatore Bono, protagonista di uno dei primi episodi della Resistenza italiana dopo l’annuncio dell’armistizio

Gare de Thiers a Nizza

Ci sono pagine di storia che restano nascoste per decenni, anche se sono accadute nel cuore delle città.

È il caso di Salvatore Bono, il militare italiano che la sera dell’8 settembre 1943, alla stazione di Nizza, reagì con le armi all’arrivo dei tedeschi. Un episodio poco conosciuto, ma che gli studi storici hanno indicato come uno dei primissimi atti di resistenza italiana al nazifascismo dopo l’annuncio dell’armistizio.

Domani, 8 settembre 2026 alle ore 11, proprio alla Gare de Thiers, una lapide ricorderà quella vicenda e il suo protagonista. L’appuntamento è promosso dall’ANPI Costa Azzurra, con la partecipazione dello scrittore e storico Enzo Barnabà e del professor Jean-Louis Panicacci, storico e direttore del Museo della Resistenza di Nizza.
La storia comincia alle 19.42 dell’8 settembre 1943, quando la radio italiana trasmette il proclama del maresciallo Pietro Badoglio che annuncia l’armistizio con gli Alleati. L’Italia è ormai allo sbando, l’esercito senza ordini chiari, mentre le truppe tedesche si preparano a prendere il controllo del territorio.



A Nizza, appena un’ora dopo l'annuncio, una sessantina di tedeschi raggiunge la stazione attraversando i binari. L’obiettivo è occuparla sfruttando l’effetto sorpresa. All’interno ci sono una decina di militari e carabinieri italiani. Prima si tenta di parlamentare, poi partono gli spari.

È allora che entra in scena Bono. Secondo la ricostruzione di Barnabà, il militare italiano apre il fuoco con la pistola, colpisce un ufficiale tedesco e il suo caporale e ferisce altri due soldati. I tedeschi reagiscono. Un italiano, Breveglieri, viene ucciso.

La battaglia continua tra i binari e gli ambienti della stazione. Bono si rifugia in uno sgabuzzino con quattro soldati. Quando un maggiore tedesco entra con la pistola puntata, riesce ad afferrarlo e a farlo disarmare. Poi una granata esplode e lo investe in pieno.

Le conseguenze sono terribili: Bono perde il braccio destro, l’occhio sinistro e parte della mascella. Viene trasportato all’ospedale Saint-Roch, gravemente ferito.



Il giorno successivo un alto ufficiale tedesco visita i feriti. Davanti a Bono pronuncia una frase destinata a rimanere nella memoria di quella storia: «Quest’ufficiale ha salvato l’onore dell’esercito italiano».

Una frase che dice molto di quella notte. Perché l’8 settembre non fu soltanto il giorno dell’armistizio. Fu anche l’inizio del drammatico disfacimento dell’esercito italiano e, contemporaneamente, di una scelta che avrebbe segnato la storia del Paese: obbedire, arrendersi oppure resistere.

A Nizza, Salvatore Bono scelse di combattere. La lapide alla Gare de Thiers restituisce oggi un nome a quella scelta e ricorda che la Resistenza italiana ebbe anche una delle sue prime, sanguinose pagine lontano dai confini dell’Italia.

Salvatore Bono da giovane

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