Danilo Radaelli, in sella alla sua inseparabile bicicletta, ci accompagna, tra canyon di roccia color vino, antiche miniere e un borgo fortificato, alla scoperta delle Gorges de Daluis e del villaggio di Guillaumes.
C’è un punto delle Alpi Marittime in cui la montagna cambia colore e sembra quasi appartenere a un altro continente. È lungo la strada che attraversa le Gorges de Daluis, nel cuore dell’Haut-Var, dove il fiume Var ha scavato per secoli una spettacolare incisione nella roccia, formando pareti rosso scuro che precipitano per centinaia di metri verso il fondo della valle.
È il paesaggio che ha conquistato il soprannome di “Colorado niçois”, ma che, a differenza di una semplice attrazione panoramica, racconta una storia geologica e umana molto più complessa.
Le gole sono il risultato dell’erosione delle peliti del Permiano, rocce sedimentarie risalenti a circa 270 milioni di anni fa. Il caratteristico colore “rosso vino” è legato all’ossidazione del ferro contenuto nella roccia.
Le pareti raggiungono circa 300 metri di altezza e, in alcuni tratti, il canyon diventa così stretto che il Var assume l’aspetto di un torrente incassato tra le montagne.
Non è soltanto uno spettacolo per gli occhi. Dal 2012 le Gorges de Daluis sono una Réserve naturelle régionale, la prima istituita nel dipartimento delle Alpes-Maritimes. La superficie protetta raggiunge oggi 1.082 ettari, ai quali dal 2024 si è aggiunto un perimetro di protezione di altri 1.886 ettari. Nel sottosuolo sono state individuate oltre 70 specie di minerali, alcune delle quali particolarmente rare e alcune scoperte proprio in questo territorio.
La montagna conserva anche le tracce di un’attività mineraria antichissima. Nella zona di Roua sono presenti oltre quaranta gallerie legate all’estrazione del rame. Secondo le fonti della riserva, si tratta dell’unico sito francese conosciuto di sfruttamento del rame nativo risalente all’età protostorica, tra il 3700 e il 3500 avanti Cristo. La storia industriale più recente ha lasciato ulteriori testimonianze nelle gallerie sfruttate soprattutto nel XIX secolo.
A rendere ancora più singolare il viaggio è la strada che attraversa le gole. Oggi fa parte dell’itinerario della Route des Grandes Alpes, ma conserva l’impronta della vecchia linea tranviaria che collegava Guillaumes a Pont-de-Gueydan.
Diciassette tunnel, ponti e passaggi sospesi sulle pareti rocciose accompagnano il percorso, con il celebre Pont de la Mariée come uno dei punti più riconoscibili dell’itinerario.
Poi, quasi improvvisamente, il paesaggio si apre e compare Guillaumes. Il borgo rappresenta la porta d’ingresso al Val d’Entraunes e, per secoli, è stato molto più di un paese di montagna.
La sua posizione lo trasformò in una città di confine, incastrata tra la Provenza e i territori legati alla contea di Nizza e alla Savoia. Il nome è quello di Guillaume le Libérateur, conte di Provenza, mentre la storia documentata del centro risale almeno all’Alto Medioevo.
Il simbolo di questa storia è il castello conosciuto come castello della Regina Giovanna. Il nome è suggestivo, ma non del tutto corretto: la regina Giovanna non sarebbe mai venuta a Guillaumes. Il complesso, invece, racconta secoli di guerre e trasformazioni politiche. La torre quadrata meridionale fu costruita intorno al 1235 da Raimond-Bérenger V; una torre circolare fu aggiunta alla fine del XIV secolo. Nel Settecento arrivò Vauban, che tra il 1700 e il 1706 rafforzò la fortificazione.
La posizione strategica spiega tutto. Nel 1388, mentre il territorio circostante entrava nell’orbita sabauda, Guillaumes rimase fedele alla Provenza e divenne una sorta di enclave provenzale. Nel 1562 Carlo IX la trasformò in città reale, con una guarnigione militare. La frontiera sarebbe rimasta una presenza concreta fino all’Ottocento, quando il Trattato di Torino del 1860 e l’annessione della contea di Nizza alla Francia cambiarono definitivamente gli equilibri.
Oggi quella storia non è soltanto conservata nei libri. Il castello è stato oggetto di importanti interventi di restauro, con un nuovo sentiero di accesso e un percorso dedicato alla lettura del patrimonio. I lavori sono stati inaugurati nel luglio 2025 e il sito continua a essere al centro di un programma di valorizzazione sostenuto anche dalla Fondation du Patrimoine e dalla Mission Patrimoine.
Guillaumes, dunque, non è semplicemente la tappa finale dopo le gole. È la chiave per interpretarle. Le rocce rosse raccontano centinaia di milioni di anni, le miniere raccontano l’uomo, la strada racconta la conquista delle montagne e il castello racconta una frontiera che per secoli ha separato mondi politici diversi.
È questa sovrapposizione a rendere particolare il viaggio nell’Haut-Var: poche decine di chilometri bastano per passare dal Mediterraneo alle alte valli, dalla geologia alla storia militare, dal canyon alla piazza di un borgo. E davanti alle pareti rosse di Daluis, il “Colorado niçois” appare finalmente per quello che è: non una copia in miniatura di un paesaggio americano, ma un paesaggio alpino con una propria, sorprendente identità.