Al 109 di Nizza un film e una mostra, entrambi dell’artista Camille Llobet: il film «Pacheu» e la mostra «Monstre pente» indicano con suoni e immagini la via di un nuovo approccio rispettoso dell’alta montagna.
Sabato 19 settembre si è inaugurata al 109 di Nizza la stagione culturale de «L’Automne de l’image», con una mostra di foto collettiva nella Grande Hall, un film intitolato «Pacheu» nella sala di cinema Pop Up (che viene ogni anno magicamente ricreata per l’occasione) e una mostra personale della stessa artista Camille Llobet, intitolata «Monstre pente», un’espressione tipica dei frequentatori dell’alta montagna sul Monte Bianco che significa «un pendio mostruoso» (tanto è ripido).
L’autrice di questo film, un documentario d’essai, è «scesa» dal suo villaggio, Sallanches, nella vallata del Monte Bianco francese. Ha presentato di persona il suo documentario intitolato «Pacheu», in proiezione unica, e inaugurato la mostra nelle sale della Station.
Il film, un omaggio all’alta montagna in pericolo, è stato realizzato 3 anni fa; meriterebbe un gran successo e altre occasioni di proiezione per il suo messaggio, soprattutto dopo questa estate con un caldo record che continua, ma anche per il suo approccio nuovo e personale.
Pacheu, nel suo patois, significa non tanto un sentiero, quanto una piccola traccia, un leggero segno su una roccia, sul ghiaccio o sull’erba, lasciata da un torrente, dall’uomo o dai ghiacciai che si sciolgono.
Il film, definito documentario d’essai, ci fa toccare con gli occhi il granito o la neve, ci fa ascoltare il leggero rumore inquietante del ghiacciaio, ci fa vedere la danza di guide che lavorano su queste alte quote mentre con gli sci cercano un passaggio, una via.
Per le guide o i geomorfologi dei versanti italiano e francese questo è il loro fragile (e anche un po’ temibile) ambiente quotidiano di lavoro. I suoni sono accuratamente e fedelmente registrati e le immagini ci fanno toccare la montagna dove vivono gran parte del loro tempo.
Parlano tra di loro dell’aspetto del ghiaccio o di un cristallo di quarzo trovato e indirettamente ci fanno immaginare e sentire la bella e temibile montagna che si sgretola e intravedere un nuovo approccio a questo gigante.
Se questo documentario sperimentale è stato proiettato solo una volta nella sala Pop Up (sprofondati in soffici poltroncine viola, con un suono e immagini di grande qualità), la mostra della stessa artista potrà essere vista fino al 28 novembre.
Al 101, nelle sale chiamate Station, si possono vedere fotografie, installazioni video e installazioni sonore in cuffia, che hanno sempre al centro l’alta montagna sul Monte Bianco.
Come per il film, le foto e le installazioni della mostra sono pensate in termini di sensazioni visive, sonore, tattili e di movimento. Una percezione dell’alta montagna che abbiamo raramente visto e sentito.