Nizza - 30 settembre 2026, 17:00

Il piccolo fantasma bianco delle Alpi ora è protetto: il lagopede conquista un nuovo scudo

Il raro uccello d’alta quota è entrato ufficialmente tra le specie protette in Francia. Vive sopra il limite degli alberi, tra i 1.800 e i 3.000 metri, e nelle Alpi meridionali deve fare i conti con riscaldamento climatico, scarsità di neve e crescente presenza umana

La pernice bianca (lagopede) alpina

È uno degli abitanti più discreti delle montagne. Difficile da vedere, perfettamente mimetizzato tra neve, rocce e pietraie, la pernice alpina (Lagopus muta) vive sulle alte quote delle Alpi e dei Pirenei, generalmente tra i 1.800 e i 3.000 metri.

Dal momento in cui cambia il paesaggio, cambia anche lui: in inverno il piumaggio diventa quasi completamente bianco, mentre in estate assume tonalità grigio-brune che lo confondono con la roccia.

Ora, per questo piccolo galliforme che la LPO definisce uno degli uccelli più emblematici dell’alta montagna, è arrivata una svolta. Dal mese di settembre 2026, il lagopede alpino è ufficialmente una specie protetta in Francia, insieme al grand tétras, il gallo cedrone.

La decisione è stata formalizzata con un decreto pubblicato sul Journal officiel: il lagopede è stato inserito nell’elenco degli uccelli protetti e contemporaneamente cancellato dalla lista delle specie cacciabili.

Una misura che conclude un lungo percorso. Nel marzo scorso il Consiglio di Stato aveva già imposto la sospensione della caccia al lagopede per cinque anni, accogliendo il ricorso presentato da associazioni ambientaliste.

La successiva decisione del governo porta ora la tutela su un piano più stabile. Secondo la LPO, le consultazioni pubbliche svolte nell’estate avevano raccolto oltre l’80% di pareri favorevoli.



Il “tesoro” delle alte quote
Nelle Alpi del Sud la presenza della pernice bianca è particolarmente significativa. La LPO Provence-Alpes-Côte d’Azur organizza periodicamente censimenti, anche attraverso l’ascolto dei maschi durante il periodo riproduttivo. Nel giugno scorso, per esempio, un monitoraggio è stato effettuato nella Riserva naturale regionale delle Partias, nelle Hautes-Alpes.

L’animale è presente anche nelle Alpes-Maritimes, soprattutto nella fascia montana settentrionale e nel territorio del Mercantour.

La Federazione dipartimentale dei cacciatori indica 23 comuni interessati dalla sua presenza, generalmente tra i 2.000 e i 2.800 metri. La specie era sottoposta a piano di caccia dal 2006, ma nel dipartimento non venivano più assegnati prelievi dal 2008, proprio in considerazione dell'andamento delle popolazioni.

Il problema, però, non è soltanto la caccia. Anzi, nelle Alpi Marittime i documenti ufficiali sottolineano come, nonostante l'assenza di prelievi da molti anni, gli effettivi non abbiano mostrato una crescita.

Tra i fattori di pressione vengono indicati il cambiamento climatico, la frequentazione delle aree montane, lo sci alpinismo, le ciaspolate, le infrastrutture e più in generale il disturbo provocato dall’uomo.

Un uccello costruito per il freddo
È proprio il clima a rappresentare una delle incognite più serie per il futuro della specie. Il lagopede è un autentico specialista degli ambienti freddi: le sue zampe piumate gli consentono di muoversi sulla neve e il piumaggio stagionale gli garantisce un efficace mimetismo.

Ma l’aumento delle temperature sta modificando rapidamente gli habitat d’alta quota ai quali è legato. L’Office français de la biodiversité studia da anni, attraverso un programma dedicato alle specie artico-alpine, gli effetti del riscaldamento su lagopede e lepre variabile.

Il problema è anche cromatico. Se la neve arriva più tardi o scompare prima, un uccello ancora bianco può diventare improvvisamente molto visibile sulle rocce scure. Un mimetismo concepito dall’evoluzione per un ambiente innevato rischia così di trasformarsi in una vulnerabilità.

A questo si aggiunge il disturbo. Durante l’inverno ogni spostamento comporta un consumo di energia preziosa e costringere un lagopede a involarsi ripetutamente può incidere sulle sue possibilità di superare la stagione fredda. Anche la riproduzione può risentirne, in un habitat già sottoposto a trasformazioni.

La nuova protezione francese interviene dunque su uno degli aspetti più immediati, la caccia, ma lascia aperta la questione più ampia: come conservare un ambiente di alta montagna che sta cambiando rapidamente. Per il lagopede, la vera sfida potrebbe essere proprio questa.