C'è un Leonardo che tutti conosciamo, quello della Gioconda e dell'Ultima Cena, e un altro, forse meno familiare, che continua a sorprendere per la modernità delle sue intuizioni. È il Leonardo inventore, ingegnere, anatomista e progettista, capace di immaginare macchine e soluzioni che avrebbero trovato applicazione soltanto secoli più tardi.
È proprio questo universo a prendere forma alla Halle de la Découverte, il nuovo spazio culturale ricavato negli ambienti della storica Gare du Sud di Nizza, che ha scelto il genio del Rinascimento per inaugurare la propria attività espositiva.
La mostra, intitolata «Leonardo da Vinci: all'incrocio tra arti e scienze», accompagna il visitatore in un percorso articolato in cinque aree tematiche: ingegneria, aeronautica, urbanistica, anatomia e pittura. Un itinerario che restituisce la straordinaria versatilità di un uomo per il quale la conoscenza non aveva confini disciplinari.
Grandi modelli ricostruiscono le macchine progettate nei suoi taccuini: ingranaggi, ponti mobili, dispositivi bellici e persino un carro armato. Spazio anche alle intuizioni sul volo, con una monumentale ala volante e la celebre vite aerea, anticipazione concettuale dell'elicottero.
Non meno sorprendenti gli studi sulla città ideale, nati dall'osservazione delle epidemie e dalla necessità di ripensare gli spazi urbani, e quelli sul corpo umano. Le tavole anatomiche e le riproduzioni dell'Uomo Vitruviano testimoniano un metodo fondato sull'osservazione diretta e sulla ricerca scientifica.
La pittura trova naturalmente il suo spazio, con diciotto riproduzioni che permettono di ripercorrere l'evoluzione artistica di Leonardo, dalla prospettiva allo studio della luce, fino allo sfumato che ha reso inconfondibili i suoi dipinti.
A completare il viaggio, una sezione interattiva dedicata ai codici leonardeschi, con migliaia di pagine di appunti, disegni e progetti consultabili in formato digitale.
Un'esposizione che non si limita a celebrare un artista, ma invita a scoprire il metodo e la curiosità di un uomo che seppe guardare oltre il proprio tempo.
Le fotografie di Silvia Assin accompagnano questo viaggio, soffermandosi sulle installazioni, sui modelli e sui dettagli di un percorso nel quale arte, scienza e immaginazione tornano a incontrarsi.