Business - 16 maggio 2020, 17:10

Fuga di cervelli anche con il Coronavirus: oltre 350.000 italiani fanno domanda per rimanere nel Regno Unito

Il Ministero dell’Interno inglese pubblica le ultime statistiche del Settlement Scheme, il programma per la messa in regola dei cittadini UE residenti prima della Brexit. L’Italia è la terza nazione che ha emigrato di più nel Regno Unito, dopo Polonia e Romania

Fuga di cervelli anche con il Coronavirus: oltre 350.000 italiani fanno domanda per rimanere nel Regno Unito

Nonostante le restrizioni su viaggi internazionali e – nel nostro paese – anche interregionali, gli italiani continuano ad emigrare. In quella che è stata una costante per la penisola sin dalla nascita del Regno d’Italia nel 1861, molti decidono ancora di lasciare questo stato ed il Regno Unito rimane una delle mete preferite.

Secondo le ultime statistiche del Ministero dell’Interno inglese, oltre 350,000 italiani hanno fatto domanda per rimanere nel paese attraverso il Settlement Scheme, il programma del governo per far registrare e mettere in regola i cittadini UE prima della Brexit. Siamo infatti la terza nazione europea che ha immigrato di più verso quelle isole, dopo Polonia (670,000) e Romania (560,000). Un altro triste record per una nazione che ha già collezionato in Europa un terzo posto per disoccupazione e un secondo posto per indebitamento pubblico.

Dal lancio del programma nell’agosto del 2018, sono state ricevute circa 3,250,000 domande da cittadini di paesi membri dello Spazio Economico Europeo e della Svizzera. Solo l’1% è stato respinto per l’inadeguatezza dei documenti presentati o per via di condanne penali. Dunque, un grande successo per il governo che si era visto criticare fortemente dall’opposizione laburista, timorosi che il Ministero avrebbe usato questo programma per deportare milioni di europei. Il Settlement Scheme si è invece dimostrato un sistema fluido, equo e necessitante un’esigua burocrazia, nonostante iniziali controversie riguardo individui vulnerabili senza accesso a tecnologia e i litigi del governo con Apple.

La stragrande maggioranza delle istanze (91%) sono state presentate in Inghilterra, mentre il rimanente negli altri paesi del regno: Scozia, Galles, Irlanda del Nord e territori dipendenti e d’oltremare. I minori rappresentano il 14% delle richieste.

Gli italiani, se lo desiderano, avranno ancora tempo di trasferirsi in Inghilterra senza visto o permesso di lavoro fino al 31 dicembre, quando cioè il Regno Unito uscirà definitivamente dal mercato unico europeo. Per chi invece si trova già nel paese, si potrà chiedere di mantenere il proprio diritto di domicilio e lavoro con il Settlement Scheme fino all’estate 2021. Il prossimo anno entrerà in vigore unilateralmente il nuovo sistema di immigrazione: la concessione di visti e permessi viene considerata in base alle competenze del richiedente e ai bisogni dell’economia britannica e non più al paese di provenienza ed il mezzo di arrivo.

Queste date valgono se il Regno Unito non chiederà l’estensione una tantum del periodo di transizione della Brexit. Tuttavia, l’emergenza sanitaria ha messo in stallo o perlomeno ha gravemente rallentato i negoziati del nuovo trattato di libero commercio tra UK e UE. Molti esperti sono preoccupati che per via della complessità di questo trattato un anno di negoziati non sia sufficiente, tantomeno con le circostanze attuali.

Il primo ministro Boris Johnson, incalzato dal parlamento, continua a rifiutarsi di chiedere un’estensione alla Commissione Europea, anzi lo ha categoricamente escluso. La minaccia di un no deal ritorna quindi ad innervosire le autorità europee, su cui ora già grava la situazione economica difficile in cui si trova il continente. 

L’Italia può soltanto sperare che, prima della chiusura delle frontiere britanniche, i suoi giovani non scelgano di lasciare in massa un paese con l’economia tartassata e con un tessuto sociale oramai in bilico per un altro con una disoccupazione al 4% e dove l’80% dello stipendio è garantito a chi non ha potuto lavorare.

Nicola Gambaro

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