Altre notizie - 27 dicembre 2020, 08:00

"La grande rapina di Nizza", se ne continua a parlare...

Dalla rapina alla fuga, la realtà "meglio" di un romanzo

"La grande rapina di Nizza", se ne continua a parlare...

Poco più di 40 anni fa, il 10 marzo 1977, da questa finestra, posta al primo piano del Palazzo di Giustizia di Nizza, in Rue Alexandre Mari, Albert Spaggiari riuscì a fuggire mentre era sotto interrogatorio da parte del giudice Richard Bouaziz.

Fu l’epilogo ad una vicenda che, a distanza di tanto tempo, ancora fa parlare di sé.

La si ricorda come “la grande rapina di Nizza”.

Spaggiari, assieme con dei complici, scavò un tunnel sotto l’attuale Avenue Jean Médecin fino a giungere alla camera blindata della Société Générale, proprio di fronte alle Galerie Lafayette e a svuotare, nel corso di un  week end di “lavoro”, il caveau con le cassette di sicurezza.

Un bottino enorme, si parla di cento milioni di franchi, oltre ad una serie di documenti anche compromettenti trovati nelle cassette aperte con metodo.

Venne arrestato il 27 ottobre del 1976 e, appunto, riuscì a fuggire il 10 marzo del 1977.

Fingendo un piccolo malore raggiunse la finestra della sala nella quale era interrogato, alla presenza del suo avocato, quel Jacques Peyrat che sarebbe diventato poi Sindaco di Nizza e senatore francese e da lì , alle 17 in punto, discese appoggiandosi prima ad un cornicione e poi gettandosi sul tettuccio di una vettura parcheggiata proprio di sotto.

Ad attenderlo un motociclista, col viso coperto da un casco e poi la fuga, pare, verso uno dei colli che collegano la Francia con l’Italia.

Dopo l’evasione trovò  rifugio prima in Italia e poi, ospite del dittatore Alfredo Stroessner, in Paraguay.

Si ammalò di cancro alla gola e i suoi amici  fecero trovare il cadavere a Hyères.

La sua vicenda ispirò anche Ken Follett che scrisse il romanzo La grande rapina di Nizza.

Beppe Tassone

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