Business - 18 febbraio 2021, 07:00

Chiude l’UBI Banca di Nizza, mezzo migliaio di italiani nei pasticci

Due mesi di tempo per trovare un’altra banca. Che fare, i nostri consigli soprattutto in un momento di pandemia, quando le difficoltà si moltiplicano

La sede dell'UBI a Nizza in una foto di archivio

La sede dell'UBI a Nizza in una foto di archivio

La filiale di Nizza dell’UBI chiuderà definitivamente gli sportelli a metà aprile, è l’effetto dell’incorporamento della casa madre italiana all’interno del gruppo bancario Intesa San Paolo: sono oltre 500 gli italiani che, in questi giorni, hanno ricevuto una lettera che comunica loro l’imminente chiusura del conto.

La raccomandata, giunta in Italia nell’ultima settimana, ha quale oggetto: “Notifica di chiusura dei conti correnti e dei libretti e conti di risparmio e servizi connessi”.

L’inizio della comunicazione è molto stringato: “Caro cliente, nel quadro della riorganizzazione delle nostre reti e della cessione della nostra attività commerciale in Francia, la nostra banca ha deciso di procedere alla chiusura della totalità dei conti bancari aperti presso la nostra succursale francese”.
Poi alcune informazioni pratiche fra le quali quella più stringente: “Per conseguenza vi informiamo che la chiusura dei vostri conti correnti e dei vostri libretti e dei conti di risparmio, sarà effettiva fra due mesi dalla data di ricevimento della presente lettera
”.

Viene indicato un numero di telefono italiano al quale rivolgersi per informazioni e i correntisti sono invitati a compilare un modulo sul quale indicare su quale conto trasferire i propri soldi ed a restituire, anche tramite le agenzie UBI e Intesa San Paolo in Italia, la carte blu, i libretti di assegni ed eventuali altre carte di cui si fosse in possesso.

In poche ore la nostra redazione ha ricevuto decine di lettere da parte di persone che avevano aperto un conto corrente in Francia all’agenzia UBI di Boulevard Victor Hugo a Nizza che chiedono come comportarsi e soprattutto cosa fare per aprire un conto presso un’altra banca.

Anche perché, per chi è proprietario di un alloggio in Francia, possedere un conto corrente presso una banca transalpina è praticamente obbligatorio, per domiciliare il pagamento delle tasse, quello dell’energia elettrica, del telefono e dell’assicurazioni dell’alloggio che è prescritta dalla legge oltre che per poter essere in possesso di una carte bleu e di un libretto di assegni.

Aprire un conto non sarebbe un grosso problema, solo si potesse raggiungere la Francia senza problemi, ma in questo periodo tutto è un problema.

Raggiungere la Francia (è obbligatorio il tampone PCR e la compilazione dell’autocertificazione), trovare un’altra banca (al di là delle normali difficoltà burocratiche in questo momento buona parte degli istituti di credito riceve esclusivamente su appuntamento e quindi il rendez vous non è immediato).

Occorre tenere conto che alcune banche non sono disponibili ad aprire conti correnti agli stranieri, mentre altre richiedono una serie di documenti che è meglio procurarsi in anticipo: si va, per i conti intestati, ad esempio, a marito e moglie, al certificato di matrimonio (necessario in considerazione del fatto che in Italia la donna al momento del matrimonio non  muta il cognome e che quello del marito non appare sulla carta d’identità), oltre alla copia dell’atto notarile di acquisto di un alloggio, per dimostrare la ragione dell’apertura del conto. Alcune banche anche chiedono anche copia della dichiarazione dei redditi in Italia e, se l’alloggio viene affittato e quindi è soggetto a tassazione anche in Francia, anche di quella francese.

Tutti documenti e tutte questioni che si potrebbero facilmente risolvere in tempi normali, ma che la pandemia complica maledettamente.

Con i giorni che trascorrono e quindi con la necessità di risolvere velocemente la questione anche perché i prelievi delle tasse dai conti correnti sono normalmente a scadenza mensile, come del resto anche l’abbonamento al telefono e ad internet per chi ha optato per Orange.

Insomma, un bel problema per mezzo migliaio di italiani: basta controllare i commenti sulle reti sociali o rispondere telefonicamente alla stessa domanda: “Tu da che banca ti servi?”, normalmente la questione è sempre la stessa… “Adesso che faccio?”.


Beppe Tassone

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