Altre notizie - 09 giugno 2021, 08:00

Una lapide potrebbe ricordare, alla stazione di Nizza, Salvatore Bono tra i primi, l’8 settembre 1943, a reagire contro i nazifascisti

Un articolo di Enzo Barnabà riporta alla luce un fatto poco conosciuto della Seconda Guerra Mondiale. La Vice Ministra agli Esteri Marina Sereni ha scritto a Christian Estrosi

La gare de Thiers a Nizza

La gare de Thiers a Nizza

Una comunicazione della segreteria particolare del Vice Ministro degli Esteri, Marina Sereni, allo scrittore e ricercatore Enzo Barnabà rende noto che il governo italiano ha appena interessato la città di Nizza perché valuti la possibilità di avviare le procedure interne per erigere una lapide in ricordo di Salvatore Bono.

Non si tratta di un “affare” di poco conto: un articolo, firmato da Enzo Barnabà e pubblicato su “Patria indipendente”, il Periodico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), ha portato alla luce un fatto, accaduto a Nizza che, secondo degli studi, potrebbe rappresentare, almeno cronologicamente, il primo atto di resistenza italiana al nazifascismo dopo la proclamazione dell’armistizio.

(Salvatore Bono)

Il fatto avvenne un’ora dopo la diffusione, avvenuta alle 19,42 dell’8 settembre 1943, da parte della radio italiana del proclama del generale Badoglio che annunciava l’armistizio e comprendeva la storica frase “Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.

Poco dopo la proclamazione dell’armistizio, alla stazione di Nizza, un commando di una sessantina di tedeschi, a piedi, attraverso i binari, giocando sull’effetto sorpresa, cercò d’impadronirsi della stazione.

La reazione della decina di soldati e carabinieri italiani fu immediata, prima cercarono di parlamentare, poi inforcarono i moschetti.

Racconta Enzo Barnabà: “È il momento per Bono di passare all’azione, realizzando quanto aveva in mente sin dal 25 luglio. Diamogli la parola: “Come un fulmine, il fuoco della mia pistola rompe il gelo. Freddo l’ufficiale nemico, il suo caporale e ferisco due soldati. I tedeschi rispondono al fuoco ed uccidono Breveglieri. Scarico i rimanenti colpi della mia pistola sui nemici. É l’inferno, tutti si riparano dove possono e sparano. Io con quattro soldati mi rifugio in uno sgabuzzino. I quattro carabinieri, pur sparando contro i nemici, fuggono in direzione di una galleria. La stazione precipita nel silenzio e nel buio. Un maggiore tedesco con la pistola spianata viene ad esplorare lo sgabuzzino. Lo afferro per il collo mentre uno dei miei uomini lo disarma. I nemici rimasti fuori lanciano una granata che fa esplodere quella che io tenevo in mano con la sicura sganciata pronta per il lancio. Ho chiara coscienza che è la mia fine. Il dolore generale è tale che non riesco a percepire quello che proviene dalle ferite. Svengo pensando a mia madre”. Salvatore ha perso il braccio destro, l’occhio sinistro e parte della mascella. È trasportato all’ospedale Saint-Roch. L’indomani mattina, un alto ufficiale tedesco viene a far visita ai feriti. Osservando Bono, esclama: “Quest’ufficiale ha salvato l’onore dell’esercito italiano”. Di un esercito allo sbando, vien fatto di aggiungere”.

Ora, a quasi 80 anni di distanza, a Nizza si sta valutando la possibilità di ricordare quel fatto con una lapide alla gare de Thiers.
L’articolo completo può essere letto cliccando qui


Beppe Tassone

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