Altre notizie - 21 maggio 2023, 10:28

Il difficile rapporto della Costa Azzurra con Ventimiglia nella storia

Alla caduta di Napoleone Bonaparte la città si lasciò andare a manifestazioni di giubilo.

Il difficile rapporto della Costa Azzurra con Ventimiglia nella storia

Fin da prima della caduta della Repubblica di Genova, l'attuale Città di Frontiera, pur confinando in gran parte con i domini sabaudi, non ebbe un rapporto amichevole con la vicina Francia, mentre godette invece di benefici non indifferenti per l'essere associata al regime di porto franco della Nizza sabauda.

Alla caduta di Napoleone Bonaparte la città si lasciò andare a manifestazioni di giubilo. Del resto l'affacciarsi spesso anche linguistico della Francia in Liguria e in Piemonte venne percepito particolarmente grave a Ventimiglia per diverse e comprensibili ragioni 

Al tempo della cessione di Nizza da parte del creando Stato d'Italia, Ventimiglia temette di seguire lo stesso destino, provocando le proteste di illustri suoi figli, come Biancheri, futuro presidente della Camera, e in genere della pubblica opinione intemelia. Cavour dichiarò che le genti locali appartenevano alla famiglia dei popoli italiani e che non era prevista alcuna cessione alla Francia della città divenuta ormai di frontiera. Tuttavia, siccome analoghe affermazioni erano state fatte in occasione delle prime conversazioni del premier piemontese con Napoleone III a riguardo di Nizza, era evidente il sospetto del popolo ventimigliese nei confronti delle manovre diplomatiche in corso in occasione del definitivo passaggio di Nizza e Savoia alla Francia.Il favore con cui l'intervento francese a fianco di Torino durante la seconda guerra di indipendenza era, infatti, andato scemando presto di fronte alle prepotenze francesi. Ma il caso più eclatante del contrasto con le pretese transalpine su Ventimiglia ci fu nel 1945 quando Parigi promosse un'iniziativa annessionistica che prevedeva l'avanzamento del confine francese quasi fino ad Imperia. La reazione partigiana e degli Alleati fu dura e l'opposizione a un simile tentativo blocco' sul nascere le velleità francesi. Purtroppo le incertezze politiche su altri settori del confine portarono alla perdita di importanti territori italiani con il trattato di Parigi del 1947 come Briga e Tenda. In Val d' Aosta la paradossale convergenza tra partigiani e repubblichini respinse le mire francesi su quella regione: altrove non fu possibile contrastare le spinte della Francia  Le diplomazie alleate fecero pressioni su De Gaulle di non insistere su ulteriori improbabili ed illogiche richieste di terre italiane a dispetto della storia e delle tradizioni del Bel Paese. Oggi in un clima di ritrovata solidarietà europea, peraltro di recente posta in discussione dalla mina vagante migratoria, Ventimiglia rischia di subire i contraccolpi di reazioni sproporzionate da parte francese ad un fenomeno complesso che va ricondotto ad una seria concertazione che non pregiudichi gli interessi e la sicurezza di nessun membro dell'Unione Europea e in particolare delle località che si collocano a cavallo di due Stati come Italia e Francia 

Casalino Pierluigi.

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