Tra le vetrine delle boulangerie di Nizza e della Costa Azzurra, soprattutto nel periodo che va dalla Candelora a Martedì Grasso, compaiono spesso loro: i pets de nonne.
Piccoli, dorati, leggeri come una nuvola, questi beignets fanno parte di quella tradizione dolciaria condivisa tra Provenza, Italia e altre regioni d’Europa, dove la cucina popolare si intreccia con storie affascinanti e nomi curiosi.
L’origine dei pets de nonne resta avvolta nel mistero. Alcuni li fanno risalire all’Italia, altri alla Franca Contea. C’è chi spinge ancora più indietro nel tempo, fino all’Antica Roma, prima di una lunga scomparsa nel Medioevo e di una rinascita nel Rinascimento.
La leggenda più suggestiva racconta di una monaca che, nel silenzio del suo convento, avrebbe riscoperto la ricetta. Per favorire la pace con il convento vicino, decise di condividerla: nacque così, secondo la tradizione orale, la cosiddetta “pace delle monache”.
Da lì, complice la forma gonfia e l’ironia popolare, il nome si sarebbe trasformato nell’attuale e irriverente pets de nonne. Nessuna certezza storica, ma un successo che dura da secoli.
A Nizza questi dolcetti accompagnano spesso le oreillettes, altro simbolo del Carnevale provenzale, e raccontano un territorio dove semplicità e gusto vanno di pari passo.

La ricetta dei pets de nonne
Ingredienti (per circa 20 pezzi)
Per la pasta choux
- 1,25 dl di acqua
- 1,25 dl di latte
- 75 g di burro
- 1 pizzico di sale
- 1 cucchiaio di zucchero
- 160 g di farina
- 3 uova, sbattute
Per la frittura
- 1 litro di olio per friggere
Per completare
- Zucchero e cannella in polvere q.b.
Preparazione
In una casseruola di medie dimensioni portare a ebollizione l’acqua, il latte, il burro, il sale e lo zucchero. Abbassare la fiamma e aggiungere la farina tutta in una volta. Mescolare energicamente con un cucchiaio di legno finché l’impasto non forma una palla compatta che si stacca dalle pareti della pentola.
Continuare a mescolare sul fuoco finché sul fondo non compare una leggera patina biancastra e la pasta risulta ben asciutta. Togliere dal fuoco e lasciare intiepidire per 5–10 minuti.
Trasferire l’impasto in una ciotola e incorporare le uova, una alla volta, utilizzando una frusta elettrica o un mixer potente. La consistenza finale dovrà essere densa, liscia e cadere dal cucchiaio “strappandosi”.
Scaldare l’olio a circa 170 °C. Con un cucchiaio, prelevare piccole porzioni di impasto e immergerle nell’olio caldo. Friggere pochi pezzi alla volta per 4–5 minuti, finché risultano gonfi e ben dorati.
Scolare su carta assorbente, spolverare con zucchero e cannella e servire tiepidi.
Un dolce semplice, ma ricco di storia, che racchiude in pochi bocconi tutto il carattere della cucina nizzarda: popolare, conviviale e profondamente legata al suo territorio.






