Politica - 16 febbraio 2026, 12:00

Jean-Christophe Caffet al Novotel Monte-Carlo: il MEB analizza il “calma apparente nella tempesta” dell’economia globale

L’economista capo di Coface ospite del Monaco Economic Board, in partenariato con Gramaglia e Banque Populaire Méditerranée, per un’anteprima del Colloque Risque Coface di Parigi.

Jean-Christophe Caffet al Novotel Monte-Carlo,  Crediti foto: P.H. Sébastien Darrasse / MEB

Jean-Christophe Caffet al Novotel Monte-Carlo, Crediti foto: P.H. Sébastien Darrasse / MEB

Martedì 10 febbraio, al Novotel Monte-Carlo, il Monaco Economic Board ha accolto Jean-Christophe Caffet, economista capo di Coface, per una conferenza macroeconomica di grande attualità organizzata in partenariato con Gramaglia e Banque Populaire Méditerranée. L’incontro, proposto come anteprima del Colloque Risque Coface di Parigi, ha riunito circa un centinaio di dirigenti monegaschi.

Nel suo intervento introduttivo, Caffet ha delineato un quadro dell’economia mondiale che ha definito come una fase di “calma durante la tempesta”. Un’immagine efficace per descrivere un contesto segnato da forti tensioni geopolitiche e da un livello di incertezza eccezionale. “Non posso ancora dirvi se abbiamo evitato le tempeste o se siamo nell’occhio del ciclone”, ha affermato, sottolineando come l’unica vera certezza resti la possibilità di nuove sorprese.

Già in precedenza in TotalEnergies, l’economista ha dedicato un’ampia riflessione alla transizione energetica. L’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050 appare estremamente complesso da raggiungere – “anche entro il 2100 non mi sembra del tutto scontato” – ma il processo è in atto e continua a orientare in modo strutturale le politiche economiche e industriali. Per Europa e Cina, entrambe strutturalmente dipendenti dalle risorse idrocarburiche, la posta in gioco è l’indipendenza strategica. Contrariamente a un luogo comune, ha ricordato Caffet, l’elettricità verde risulta meno costosa da produrre, e gli operatori energetici stanno rispondendo con decisione a questa trasformazione.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla politica commerciale degli Stati Uniti e agli effetti delle misure protezionistiche. Secondo l’analisi proposta, tali misure si rivelano poco efficaci, poiché il costo reale ricade in larga parte sulle imprese e sui consumatori americani, nonostante alcuni esportatori stranieri abbiano accettato di comprimere i propri margini.

Nel contesto di un crescente disaccoppiamento tra Stati Uniti e Cina, l’Europa dovrà inoltre confrontarsi con un possibile afflusso di prodotti cinesi legato a una sovraccapacità produttiva in costante aumento, con ulteriori pressioni sul tessuto industriale del continente.

Sul fronte dell’inflazione, le dinamiche risultano fortemente differenziate. Negli Stati Uniti, l’inflazione dovrebbe rimanere al di sopra degli obiettivi delle autorità monetarie fino alla fine del 2026. In Europa, invece, le pressioni si sono sensibilmente attenuate. Tuttavia, dopo diciotto mesi caratterizzati da sessanta tagli dei tassi da parte delle banche centrali dei Paesi sviluppati, il ciclo di allentamento monetario sembra ormai avviarsi alla conclusione.

Lo scenario centrale illustrato da Caffet prevede un lieve rallentamento della crescita mondiale al 2,6% nel 2026 (-0,2%), in particolare a causa della Cina. I rischi, ha osservato con una punta di ironia, sono prevalentemente orientati al ribasso: “Se individuate rischi geopolitici al rialzo di qualsiasi natura, fatemelo sapere, io non ne ho trovati”. Una fragilità che si traduce già in un aumento significativo delle insolvenze aziendali in numerose economie.

La conferenza si è conclusa con un articolato scambio di domande e risposte, che ha consentito di approfondire la situazione specifica di alcuni Paesi e di evocare anche il rischio di uno scoppio della bolla legata all’intelligenza artificiale, in particolare per le società pure player che hanno moltiplicato le applicazioni basate su questa tecnologia.

 

Redazione

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