Nizza - 08 marzo 2026, 07:00

L’8 marzo oltre la mimosa: la forza silenziosa delle donne

Una fotografia di Jean Gilletta dalla collezione del Musée Masséna racconta una Nizza d’altri tempi e diventa simbolo universale di resilienza, dignità e coraggio femminile.

Il mercato dei fiori di Nizza, Jean Gilletta, Musée Massena

Il mercato dei fiori di Nizza, Jean Gilletta, Musée Massena

C’è una Nizza che non c’è più, sospesa nel tempo e restituita allo sguardo da una fotografia in bianco e nero.

È la Nizza del mercato dei fiori di Rue Saint François de Paule, animata da donne di ogni età e condizione: popolane e borghesi, giovani e anziane, intente a lavorare, a contrattare, a intrecciare relazioni.

Lo scatto porta la firma di Jean Gilletta, maestro dell’immagine capace di fissare non soltanto volti e abiti, ma atmosfere, ruoli, identità.

In quella fotografia, esposta anni fa al Musée Masséna, non c’è retorica, non c’è celebrazione. C’è la quotidianità. E proprio per questo, a ben guardare, c’è tutto.

L’8 marzo si colora di mimose, di auguri, di frasi rituali. Ma la Giornata internazionale della donna non può ridursi a un gesto simbolico.

Quelle donne ritratte al mercato raccontano una verità che attraversa i decenni: storie diverse, percorsi diversi, ma un medesimo peso specifico nella costruzione della società. Nella famiglia, nel lavoro, nelle relazioni umane. Un ruolo spesso silenzioso, talvolta invisibile, eppure insostituibile.

Oggi, mentre si moltiplicano le iniziative e le celebrazioni, il mondo continua a mostrare il suo volto più duro.

Le cronache riportano episodi di violenza e sopruso. In molte aree del pianeta, e non così lontano da noi, abusi e stupri rischiano di scivolare nella normalizzazione, come se fossero un tragico fatto consueto.

Le guerre in corso aggiungono distruzione a distruzione, e ancora una volta sono le donne a farsi carico del dolore e della sopravvivenza: curano i feriti, proteggono i figli, attraversano frontiere, cercano di restituire umanità a paesaggi che sembrano usciti da un girone dantesco.

Sono loro, spesso, il primo argine al disfacimento. Lo sono le madri che accompagnano i bambini lontano dalle bombe, le migranti che sfidano il mare e i deserti per offrire un futuro ai propri figli, le lavoratrici che tengono in piedi economie fragili, le volontarie che ricuciono legami sociali lacerati.

La forza delle donne, la capacità di affrontare prove durissime, di trasformare il dolore in energia, di resistere e ripartire, ha consentito all’umanità di crescere, di sopravvivere, di evolvere. Ed è la stessa forza che, nel tempo, ha alimentato la coscienza dei diritti, della dignità, dell’uguaglianza.

Ecco perché, in questo 8 marzo, lo sguardo torna a quella fotografia d’altri tempi. Non per indulgere alla nostalgia, ma per riconoscere una continuità. Le donne di ieri e quelle di oggi condividono lo stesso movimento: lavorare, costruire, prendersi cura, lottare. Per sé e, soprattutto, per chi verrà dopo.

La mimosa, allora, diventa un gesto collettivo e ideale. Un fiore simbolico che attraversa l’immagine di Jean Gilletta e arriva fino a noi.

Buon 8 marzo. A tutte.


Beppe Tassone

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