Vi era l’altra sera una grande animazione alla Galerie Depardieu e nella piccola traversa di via Guidoni, alle spalle di Place Massena.
Oltre al vernissage della mostra, in presenza di famosi artisti dell’École de Nice, erano previsti altri incontri e animazioni.
Vi era tutto il parterre del mondo dell’arte “de aquì”: tanti amici, colleghi e… curiosi.
Ancora oggi vi è un gruppo di compagni di viaggio, di spiriti avventurosi che continuano ad esplorare l’arte, ognuno a modo suo: amici e, a volte, collaboratori per mostre o progetti editoriali d’arte.
Perché l’arte nel Nizzardo è ancora il pane quotidiano ed è sempre in movimento.
A ricordarcelo un passante che passa veloce, con le sue baguette, proprio davanti alla galleria. Sarà una performance?

Marcel Alocco e Michel Butor , 1994 , Sfilata di alto ´repiessage’: Adamo ed Eva e detissés del manoscritto di Butor , su tessuto
L’École de Nice, più che una scuola, è uno spirito, qualcosa di fluido, senza una data precisa d’inizio.
Nomi noti ai più, un unico luogo fisico, ma non una tematica unitaria: lo spirito “École de Nice” comprende tanti movimenti d’avanguardia.
Il Nouveau Réalisme, Fluxus (movimento cui la Biennale Arte di Venezia aveva dedicato un intero padiglione), Support-Surface e altri ancora.
L’affiche di Arman per la prima mostra École de Nice del ’67, qui esposta, riporta un significativo punto interrogativo nel titolo.
L’interessante originalità di questa mostra sta nel fatto che è curata da Marcel Alocco stesso, artista, poeta, scrittore di tanti libri sulle avanguardie degli anni ’60-’80 nella nostra regione (tanti avranno visitato la recente mostra a lui dedicata al Mamac).
La copertina del libro "Alocco, Itinérarie:1952 - 2002"
“Artistes du XXe siècle et suite” è un racconto corale di una stagione dell’arte che continua.
In mostra ci sono alcune sue opere recenti di “détissage”, in cui sottrae all’immagine dei fili di colore.
L’evento prevedeva anche la presentazione del suo nuovo libro, un suo disegno originale e l’intervista a un’amica artista, l’unica donna della mostra, Michèle Brondello, di cui sono esposte molte sculture, totem e gruppi di bronzi, e la grande scultura Isis (intarsiata di conchiglie).
Nella foto ricordo vediamo Alocco con due buoni compagni, artisti famosi che continuano più che mai a esplorare e ad esporre: Miguel e Charvolen.
Max Charvolen, di formazione architetto e artista, esplora lo scarto tra lo spazio dell’opera e lo spazio fisico in cui questa si trova, che sia quello di un museo o altro.
Sono esposte due opere significative: Tabouret e Rue des Tours, escalier, in cui, dopo aver incollato su un oggetto e su una scala di casa della carta dipinta, le ritaglia e la mette a piatto.
Marcel Alocco, Max Charvolen, Martin Miguel e il gallerista Depardieu
Le installazioni vanno man mano prendendo proporzioni sempre più grandi di spazio ed ora lavora a un grande progetto in Grecia, sul sito di Delfi. È in corso una sua mostra a Marsiglia.
Martin Miguel, dopo aver partecipato al gruppo Nouveau Réalisme e Fluxus, è cofondatore del gruppo ’70 (mentre partecipa a Support-Surface).
La sua ricerca consiste nel porre in contemporanea il colore ed il cemento armato. In mostra ci sono due opere degli anni ’90.
Questi ed altri artisti, che qualcuno riconoscerà nelle foto del vernissage, erano contenti di ritrovarsi in una bella atmosfera e comunicare con semplicità e buon umore.
Sono previsti altri eventi di presentazione di libri/oggetti d’arte e animazioni, giovedì 26 marzo e 9 aprile al pomeriggio.































