Il concerto barocco dedicato alle opere del violinista boemo Biber, al Theatre National de Nice, salle des Franciscains, nell’ambito del Printemps des Arts.
Unico concerto fuori Principato, un po’ un microcosmo di questo festival più che mai aperto a tutte le musiche e a un vasto pubblico: quest’anno 12 nuove opere commissionate, gratuito per i minori di 25 anni.
Cronaca fotografica della serata. Concerto “Armonía Artificiosa”, ensemble Artifices, direzione e primo violino: Alice Julien-Laferrière.
Il Festival Printemps des Arts ritorna come la primavera dal 1970. Da pochi anni la direzione creativa è affidata al direttore d’orchestra italiano Bruno Mantovani, che ha presentato il concerto del compositore e violinista Biber, a torto poco interpretato nei repertori barocchi.
“Armonía Artificiosa”, il concerto barocco dedicato alle opere del violinistai
Il concerto era preceduto da un “before” (il festival prevede spesso dei “before” e degli “after”, tutti indispensabili per conoscere e apprezzare i concerti).
Si poteva assistere alla prova generale del concerto e vedere da vicino gli strumenti. Lo strumentarium, l’insieme degli strumenti, è infatti il filo conduttore di questa edizione intitolata “Utopie volume 1”.
La prima sorpresa era che i violini non erano due, come le giovani violiniste, una francese e una giapponese. Sulla scena facevano bella mostra ben 7 violini, il più antico del 1750, gli altri fedeli riproduzioni fatte ora. I violini avevano un manico diverso da quello attuale e delle corde in budello di pecora.
La seconda sorpresa era che ognuno di questi strumenti era accordato in una maniera diversa, secondo la scordatura prevista nell’opera originale di Biber.
Invece di essere accordati sulle note sol, re, la, mi, ognuno era accordato secondo le istruzioni di ogni sonata. Questa pratica, chiamata scordatura, fa sì che le note suonate libere, senza posa del dito, abbiano una sonorità più intensa ed espressiva. Non per puro virtuosismo.

“Armonía Artificiosa”, i violini
Le partiture dell’epoca di Biber, della seconda metà del 1600, prevedevano un’interpretazione molto libera per gli altri strumenti in scena: avevano come unica annotazione di dare la linea più bassa della composizione, il basso continuo. Per il resto erano liberi di ricamare con l’altra mano, improvvisando.
Il clavicembalista che suonava anche l’organo ha aggiunto che l’improvvisazione era un po’ la blue note del jazz.
La stessa cosa per questo grande strumento, la tiorba; il tiorbista/percussionista spagnolo ci ha mostrato in modo divertente come le percussioni davano un ritmo libero nella musica barocca e ha presentato tutta la panoplia di strumenti percussivi: tamburi, tamburelli, nacchere, e perfino liste di parquet (imitando anche versi di uccelli). Quanto all’interprete di viola e viola da gamba, anche questi, basso continuo, non fanno parte della stessa famiglia.
Durante il before abbiamo avuto la fortuna di un’introduzione all’opera di von Biber fatta da Fabien Roussel: grande violinista, studioso e traduttore di tante opere di violinisti dell’area germanica, quando esistevano tante corti e quando l’aspirazione maggiore era di passare da violinista di taverna a violinista in una di queste corti.
Virtuosismo e livello espressivo della composizione, brillantemente raggiunto da Biber, insignito del titolo di Biber von Bibern.

“Armonía Artificiosa”, il concerto
Dopo questa presentazione degli strumenti e questa brillante conferenza eravamo pronti ad apprezzare al massimo l’interpretazione virtuosa e fedele a queste partiture così libere.
Il programma del festival proseguirà con concerti, before, after, tavole rotonde, masterclass in diversi luoghi iconici o più insoliti di Monaco, fino a domenica 5 aprile, con il concerto a lume di candela, musiche e testi di Berlioz all’Opéra Garnier e il concerto di musiche indiane, flauto e tabla al New Moods.
Dal 16 al 19 aprile il festival proseguirà con Postlude Ballets.

















